Sardine anche nel Sannio: duecento
in piazza, la più piccola ha 4 anni

Lunedì 2 Dicembre 2019 di Paolo Bocchino
Si sentono partigiani ma dall'altra parte non c'è un solo nemico. Sarebbe riduttivo sovrapporre i tweet populisti di Salvini ai proclami guerreschi di Mussolini, pur non mancando destre assonanze. Il popolo delle sardine scende in piazza anche a Benevento per dire no alla Lega e a tutti i fascismi che minano relazioni sociali improntate all'armonia tra diversi: il mare utilizzato per seminare odio tra migranti e italiani, le discriminazioni religiose o sessuali, la produzione capitalistica che fa a pezzi l'ambiente. Hanno risposto in poco più di duecento circa alla mobilitazione lanciata via social dai promotori. Ma in piazza Torre si incontrano universi che hanno viaggiato fin qui paralleli senza mai fondersi. E non è detto che ciò possa accadere neanche in futuro ma l'importante è qui e ora: «Siamo e vogliamo restare un movimento totalmente apartitico» precisa Ugo Forni Rossi di Arpaise, uno dei giovani fautori del rassemblement insieme a Gaia Russo. Animatori del centro sociale, esponenti della Cgil, storici volti della sinistra, persino qualche militante pentastellato nel variegato «acquario» della piazza beneventana. Molti giovani ma anche tanta mezza età formano il blend sociale che anima questa inedita versione del quarto stato. «Chiunque può prendere la parola per dire ciò che vuole» chiarisce in apertura Forni Rossi dopo aver sintetizzato i cardini dell'iniziativa: «Il nostro è certamente un no a Salvini ma lui è solo l'emblema del tanto odio che c'è in Italia e nel mondo, soprattutto verso gli ultimi». Ad aprire le danze è una presenza imprevedibile: «Vengo da Pisa - rivela Nadi Serretti tra applausi scroscianti - Sono in piazza perché bisogna aprire gli occhi su quel che sta accadendo. Ho una nipotina di 4 anni che vive in Francia e lì Bella Ciao la fanno cantare all'asilo. È inno di libertà mentre qui ancora ci dividiamo».

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LE POSIZIONI
Le silhouette cartacee delle sardine si mischiano ai cartelli. All'immancabile «Benevento non si Lega» che riecheggia il claim usato in tutta Italia si aggiunge l'inedito «Stretti come sardine contro l'odio che provoca rovine» ideato da un cinquantenne «stanco di questo clima». Nessun riferimento a bersagli locali. La filosofia di fondo è racchiusa mirabilmente nell'acronimo indossato da un giovanissimo partecipante: Solidarietà - Accoglienza - Rispetto - Diritti umani - Intelligenza - Non violenza - Allegria. Sardina, per l'appunto. E si va ancora più giù con l'età quando a prendere il microfono è Stefano, 4 anni. Intona per intero «Fratelli d'Italia» e tutti gli vanno dietro, dettaglio significativo per una piazza considerata di sinistra che si oppone alla destra nazionalista. Ma la lotta ha confini ben più ampi. Lo ricorda Rita Marinaro, trascorsi inequivocabili in Rifondazione comunista: «È il primo dicembre. Oggi, nel 1955, Rosa Parks una donna di colore si rifiutava di cedere il posto su un bus a un bianco. Oggi siamo qui perché c'è ancora bisogna di Rosa Parks». C'è il mondo ecologista che si fa sentire: «Salvini - ricorda per il Wwf Camillo Campolongo - è quello che addebitò l'alluvione all'ambientalismo da salotto per il mancato taglio di qualche albero. Ma chiude entrambi gli occhi sul riscaldamento globale provocato dalla miope logica produttivistica». Nel mirino anche il regionalismo differenziato. «I terroni che votano Lega se ne accorgeranno tardi» profetizza uno speaker. C'è ancora tempo per un monito di Forni Rossi: «Proveranno ad affibbiarci etichette. Ma i nostri unici colori sono quelli infiniti che compongono il mondo». Ed è ancora una volta «Bella Ciao» intonata coralmente a chiudere l'ora di incontro, il primo delle sardine nel Sannio. Nessun nuovo appuntamento. L'anno che verrà non è nell'orizzonte degli eventi di questo movimento. Il tributo a Dalla e alla Bologna dove tutto è partito è solo in «Piazza Grande», cantata in omaggio ai senza tetto. Come chi non ha una casa politica. © RIPRODUZIONE RISERVATA