Video porno nel pc del direttore
della Caritas: la tesi di don De Blasio

Venerdì 5 Novembre 2021
Video porno nel pc del direttore della Caritas: la tesi di don De Blasio

Don Nicola De Blasio, parroco di San Modesto e direttore della Caritas, è fermamente convinto che riuscirà a dimostrare la sua estraneità dalle accuse di detenzione di materiale pedopornografico per le quali, da mercoledì sera, è agli arresti domiciliari. E la prima tappa di questo chiarimento è prevista per questa mattina quando sarà interrogato dal gip Gelsomina Palmieri al Palazzo di Giustizia, presenti i suoi difensori Massimiliano Cornacchione e Alessandro Cefalo. Il gip dovrà convalidare il fermo eseguito dagli agenti della Polizia postale dopo una perquisizione che si è protratta dalle 7 di mattina alle 18 di mercoledì, quando si sono tirate le conclusioni. Ai legali che nelle ultime ore lo hanno incontrato più volte, tenuto conto che essendo agli arresti domiciliari può incontrare solo i suoi avvocati e non può utilizzare il telefono, il sacerdote è apparso addolorato ma desideroso di chiarire ciò che è accaduto.
Si parte da alcune certezze. Nel pc in dotazione al prete del rione Libertà, anche se al momento della perquisizione non era funzionante, sono state rinvenute alcune centinaia di immagini nell'hard disk e decine di filmati riproducenti minori in scene di sesso esplicito. Ma adesso bisogna appurare come sono finite in quel computer, con quali procedure e soprattutto se questo materiale è stato visionato. Poi si deve risalire all'epoca in cui è stato acquisito, infatti si potrebbe anche ipotizzare che sia materiale datato.

Gli agenti della Polizia postale hanno eseguito il provvedimento della Procura di Torino, in questi ultimi anni più volte alla ribalta della cronaca per indagini sulla pedofilia e sulla pornografia. L'indagine, che ha riguardato il sacerdote sannita, vedrebbe coinvolte anche altre persone domiciliate in località diverse (ma al momento è massimo il riserbo sull'inchiesta). Gli agenti nel corso della perquisizione hanno proceduto anche al sequestro del telefonino in dotazione al sacerdote e ora stanno vagliando le varie telefonate. Un compito non semplice tenuto conto della molteplicità di rapporti tenuti dal sacerdote impegnato su più fronti. Sequestrato anche altro materiale informatico che era nell'abitazione in via Santa Clementina e anche questo al centro di ulteriori accertamenti.
Ma il gip questa mattina, tenuto conto che la Procura di Torino ha inviato gli atti che hanno portato all'identificazione del sacerdote nell'ambito di un'indagine che viene portata avanti dal 2020, avrà altri elementi a disposizione oltre al verbale di sequestro che ha fatto scattare gli arresti domiciliari perché in flagranza di reato. Decisione, quella del beneficio dei domiciliari, adottata dal magistrato di turno, il sostituto procuratore Marilia Capitanio, competente per territorio. Dopo l'interrogatorio i magistrati sanniti chiaramente riferiranno a quelli di Torino che stanno conducendo gli accertamenti.

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In passato don Nicola De Blasio non ha avuto sempre una vita tranquilla nell'ambito dei suoi incarichi di parroco e di dirigente della Caritas. Pur avendo svolto gli incarichi con molta dedizione immedesimandosi nelle molte problematiche che angustiavano il rione, non sempre evidentemente ha trovato l'unanimità dei consensi sebbene si tratti di due episodi datati nel tempo.
Uno risale nel dicembre del 2013 mentre si trovava in Venezuela, quando gli fu incendiata l'auto intestata al padre, una Kia Picanto utilizzata da lui, che era in sosta davanti alla chiesa di San Modesto, dove appunto svolgeva il ruolo di parroco. Un episodio che seguiva a un altro analogo, avvenuto nell'anno precedente, quando mani rimaste ignote avevano versato dell'acido sempre sul cofano dell'auto. Poi non sono mancate sue dichiarazioni che in alcuni casi hanno suscitato polemiche senza però provocare atti di dissenso violenti. Adesso le accuse gravi, da cui, sin da questa mattina, proverà a difendersi.
 

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