Gigi Di Fiore
CONTROSTORIE di
Gigi Di Fiore

Le celebrazioni del 2 giugno: dalla festa piemontese dello Statuto alla festa della Repubblica

Lunedì 1 Giugno 2015
Ci siamo. Il 2 giugno, la nostra Repubblica compie 69 anni. Un anniversario importante, che ricorda il passaggio fondamentale della storia italiana. Finalmente, 69 anni fa si voltava pagina, mettendo fine a dinastie regnanti e allo Statuto pensato e scritto da aristocratici conservatori per il piccolo Piemonte.

Quello Statuto, sbilanciato nei poteri a favore del sovrano, fu calato dall'alto da Carlo Alberto, che la storia ha definito "re tentenna". Le forze politico-culturali uscite sconfitte nel Risorgimento, repubblicani, democratici e cattolici, furono poi 85 anni dopo gli artefici della nuova Costituzione repubblicana.

L'Italia alla nuova pagina della sua storia, dopo l'esperienza del secondo mito fondante della Nazione: la Resistenza. Il 2 giugno è festa della Repubblica e quella data non è stata scelta a caso. La proclamazione ufficiale fu voluta, per farla coincidere con una festa nata nel piccolo Stato del Piemonte. A chi continua a sostenere che la penisola unita fu qualcosa di nuovo rispetto al regno di Vittorio Emanuele II basta ricordare a quali regole, consuetudini e simboli si ricorse per costruire un'identità comune nell'intera penisola. Un'identità che bisognava creare da zero.

Ne fece parte anche la ricorrenza del 2 giugno. Oggi, è la festa della Repubblica, ma era stato proprio quello il giorno scelto per celebrare lo Statuto albertino. Era la festa nazionale del regno di Sardegna, prima fissata a febbraio poi spostata alla prima domenica di giugno. Una festa civile, estesa poi al regno d'Italia. Come fu esteso all'Italia il sistema metrico decimale piemontese, la moneta piemontese (la lira), il codice penale piemontese, il sistema amministrativo piemontese con i prefetti, l'ordine dinastico piemontese per il re (Vittorio Emanuele II), la legislatura del Parlamento subalpino (l'ottava fu in realtà la prima dell'Italia unita), l'organizzazione militare piemontese diventata italiana per legge nel maggio 1861.

L'identificazione della dinastia Savoia con la neonata Italia fu celebrata utilizzando più simboli: lo stemma al centro del tricolore e persino il colore della maglia scelta per la Nazionale di calcio che fu l'azzurro, in omaggio alla casa regnante.

Insomma, a tutto il territorio nazionale, compreso il Sud, fu esteso il sistema piemontese, quasi si fosse trattato di una conquista. Eppure, nel Mezzogiorno esistevano leggi, consuetudini, sistema amministrativo, moneta (un ducato valeva quattro lire). Si scelse l'azzeramento, condito e accompagnato da denigrazione senza sconti e irreale di tutto ciò che era stato, in una storia di sette secoli, sotto Roma.

Così come lo Statuto, anche la festa fu concessa dall'alto dal re Carlo Alberto nel 1848. La circolare numero 39, firmata dal ministro Marco Minghetti il 6 maggio 1861, estese al regno d'Italia la festa dello Statuto piemontese. La prima celebrazione nella capitale Torino fu preparata con cura dal sindaco Augusto Nomis di Cossilla, poi senatore e prefetto di Genova. Scrisse: "Non ha guari che le genti subalpine erano sole a festeggiare lo Statuto che un re magnanimo largiva ai suoi popoli".

Proprio così: "largiva". Il 2 giugno 1861 si tenne così la prima festa dello Statuto nell'Italia unita. Aggiunse il sindaco di Torino: "La festa dello Statuto sardo è diventata la Festa nazionale del regno d'Italia". Era l'Italia "voluta e accettata da tutti", senza alcuna imposizione o prevalenza di una parte sull'altra come hanno sostenuto per decenni le agiografie risorgimentali.
Ultimo aggiornamento: 14:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA