Per ridurre il divario del Sud serve soprattutto lavoro. Anche con stipendi più bassi?

Come previsto, le domande per il reddito di cittadinanza si sono concentrate nelle Regioni meridionali. Al momento sono state erogate sulle apposite carte le somme spettanti (con poca soddisfazione di una parte della platea) mentre è ancora tutto da precisare il percorso del cosiddetto Patto per il lavoro. Proprio l'aumento dell'occupazione sarebbe la chiave per ridurre la forte diseguaglianza di reddito tra Nord e Sud del Paese, evidenzia uno studio appena uscito di due economisti della Banca d'Italia, Emanuele Ciani e Roberto Torrini. Nella loro analisi, i ricercatori arrivano a una conclusione: se le ore lavorate al Mezzogiorno - a parità di situazione demografica e di istruzione - si avvicinassero a quelle del Cento-Nord, la diseguaglianza italiana si ridurrebbe del 15 per cento, con la conseguenza di dimezzare quella tra Italia e Germania.

Ma nello studio c'è anche di più: se per ottenere il deseiderato incremento dell'occupazione si tagliassero le retribuzioni meridionali del 20 per cento, l'effetto di riduzione della diseguaglianza a livello nazionale resterebbe, pur se con intensità minore (10 per cento). Ciani e Torrini precisano di non voler sminuire il ruolo delle politiche distributive per affrontare il ritardo del Sud, raccomandando però che queste ultime siano congegnate in modo tale da non scoraggiare l'occupazione. Il riferimento al reddito di cittadinanza naturalmente non c'è, ma chi vuole ce lo potebbe anche leggere.
Venerdì 10 Maggio 2019, 20:29
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