Aldo Balestra

Mamma e papà
la festa non si tocca

di Aldo Balestra
Asilo elimina festa del papà e della mamma: «Discrimina gay» (Ansa, 28 aprile 2018)
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Chiariamolo subito. La cornice dell'argomento che trattiamo è assai più ampia, e delicata. Non staremo qui a disquisire del «se» e del «ma», dei diritti conquistati dalle coppie omosessuali e di quelli che spettano ai loro figli. Le cronache di questi giorni, tra l'altro, sono piene di novità, con iniziative dei municipi di grandi città italiane in tema di trascrizione.

Un po' forse serve ragionare, però, su quanto posto in essere da un asilo privato di Roma, che ha abolito le feste del papà e della mamma in favore della «festa della famiglia», considerata non discriminatoria nei confronti delle nuove famiglie con genitori dello stesso sesso. La decisione è stata avallata dalla Municipalità, secondo la quale occorre una più «inclusiva» festa della famiglia, ma è stata contestata da un'associazione, Articolo 26, e da alcuni genitori dell'asilo. Per loro, la decisione di abolire le tradizionali feste del papà e della mamma rappresenta una «discriminazione al contrario presa dopo le pressioni di una coppia omosessuale» e sulla vicenda hanno inviato un reclamo. Ne è seguita una forte polemica politica.

Siamo convinti che il rispetto di qualsiasi situazione in genere, ancor più se di minoranza, costituisca il sale della democrazia. Sempre. Ma anche che l'improvvisa elevazione a sistema regolatore dei diritti con l'imposizione di quelli delle minoranze per annullare quelli già esistenti, magari di maggioranza, sia un modo non corretto - e nemmeno utile - di risoluzione delle controversie, o presunte tali.

Il guaio è che in questo nostro Paese, sospeso tra i diritti conquistati e quelli abusati, sembra ogni giorno mancare l'equilibrio minimo. Il raziocinio. Ci spingiamo sempre un po' oltre, come in questo caso.
Ed allora, se non siamo d'accordo possiamo anche provare a dirlo. Con l'ardito adattamento di uno slogan pubblicitario di successo potremmo auspicare: «Toglieteci tutto, ma non la festa della mamma e del papà». Per tutelare quelle madri e quei padri che hanno generato figli, e per quei figli generati da padri e madri e che vivono in famiglie di tal tipo. Che sono la stragrande maggioranza del pianeta.

E poi... Vuoi mettere il fascino, l'attesa e la magia di quei giorni di marzo e maggio? Ma davvero basta un tratto di pennarello rosso e un avviso in una bacheca per cancellare la celebrazione di ciò che è, e che non costituisce mica la causa di discriminazioni (quelle sì, da evitare)? E perchè dissacrare così forzatamente, cocciutamente?

Un problema si può porre, benedetto Iddio. Ed è giusto. Ma qualcuno, ogni tanto, si prenda pure la responsabilità di decidere senza timore di chissà quale conseguenza. Magari dicendo un bel «no», senza spocchia e senza asprezza. 
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«L'educazione potrà dirsi rispondente al suo fine, quando la domestica e la pubblica si verranno sapientemente intrecciando» (Tommaseo, Educazione)
Domenica 29 Aprile 2018, 23:48
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