Aldo Balestra

Beatrice, suicida a 15 anni
quanto odio sui social

di Aldo Balestra
«Morta a 15 anni sotto il treno, frasi d'odio sui social» (Leggo, 20 aprile 2018) 
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Sul suo diario, disperata, alla fine aveva scritto: «Sono troppo grassa, addio». Ma Beatrice, nella sua breve esistenza, non è stata una ragazzina depressa. Un po' in carne, spiritosa e solare. Diceva semplicemente, di sè, di essere «non magra». Cosa abbia pesato tanto su di lei, quale ultimo macigno le sia caduto addosso forse non lo sapremo mai. Ma Beatrice Inguì ha reagito trovando  la forza estrema, e purtroppo risolutrice, di aspettare il treno su un binario del torinese, lanciandosi contro. Contro la morte.

Non è bastato. Come è possibile che ogni freno inibitore, anche quello della pietà, sia poi venuto meno dietro una tastiera? Ma qualcuno di quelli che su un gruppo di Facebook (poi chiuso) ha scritto «lei voleva solo farsi assottigliare dall'impatto», oppure «questo dimostra che i ciccioni preferiscono morire piuttosto che dimagrire», avrebbe mai avuto il coraggio di andare per strada e urlare la stessa cosa, rivolto ad un uditorio anche assai più piccolo rispetto a quello sterminato e replicante del web?

I guasti sui ragazzi per un utilizzo non guidato, e smodato, dei social è questione attualissima. Per non parlare di generazioni di adulti rintrucilliti, con lo sguardo fisso sullo schermo, sempre social, sempre connessi, sempre on line, ma inesorabilmente più disconnessi dalla realtà, dagli impegni così come dalle gioie della vita vera.
Fate caso ai ragazzini che camminano in gruppo, ciascuno con il suo smartphone, incredibilmente incuranti l'uno dell'altro. O coppie di fidanzati al ristorante, ciascuno impegnato a smanettare sul telefonino piuttosto che a parlare, gustare un cibo.

La morte atroce di Bea, con ció che ne è scaturito, è come una scudisciata, riassume la solitudine di ogni quindicenne alle prese con le possibili difficoltà della propria età e l'ampiezza della derisione e della cattiveria feroce sul web, che dilaga anche dopo la tragicità di un suicidio.

D'altro canto, che quanto accade in rete sia in grado di orientare, determinare, coartare, sconvolgere, rivoluzionare il mondo reale, con incredibile faciloneria o studiata scientificità algoritmica, è sotto gli occhi di tutti. E' storia di questi giorni, in Italia e nel mondo. Siamo passati dai coltelli di carta di Roidi ai clic degli webeti di Eco. Sì, ma chi potrà mai spiegarlo ai genitori di Beatrice?
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«Ben dice Seneca che la solitudine ci fa desiderare la società, ma questa ci respinge alla solitudine, onde bisogna dividersi tra il mondo e la solitudine» ( Zimmermann) 
 
Venerdì 6 Aprile 2018, 23:58
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