Aldo Balestra
DIRITTO & ROVESCIO di
Aldo Balestra

La liberazione sospesa
e la Liberazione conquistata

Sabato 25 Aprile 2020 di Aldo Balestra
Un'anziana soccorsa in una residenza per anziani e un bambino che segue le lezioni a distanza. Sotto, l'omaggio di Mattarella all'Altare della Patria (25 aprile 2020)
«Covid minaccia la memoria vivente della Resistenza» - (Ansa, 24.4.2020, ore 19.39)
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Sarà che la voglia di liberazione aumenta giorno dopo giorno, consapevoli di come sia complesso (e lo sarà ancora) affrontare gli effetti della pandemia da coronavirus che ha sconvolto il mondo. E' che oggi, proprio oggi, liberazione coincide più che mai con Liberazione, in questo 25 aprile 2020 di sole, tiepido, che invoglia ad uscire epperò hai la consapevolezza che non è ancora possibile oltre ciò che scienza e politica consigliano, consentono, impongono.

E' che in questo tempo «sospeso», iniziato che non ricordi nemmeno nitidamente quando e che comunque ti sembra insopprimibilmente troppo, senti più che mai il desiderio della libertà, negataci dalla pandemia. Sai che c'è, che esiste, ma non puoi - ancora e di nuovo - fruirne. E' per questo, forse, che rivolgere un pensiero forte più che mai a chi ha combattuto per conquistare la libertà del Paese è doveroso. Anche e perchè chi per la Liberazione dell'Italia dal nazifascismo ha lottato, da combattente, da staffetta partigiana, si trova in quella fascia d'età in cui la Covid ha azionato senza pietà, e stavolta senza resistenza alcuna, la sua falce assassina.

Pierina Vitali, 96enne della Brigata Garibaldi "Issel" in Val Taleggio, quando venne scoperta nella sua azione partigiana, fu torturata a lungo dai nazisti. Resistette, non fece nomi. E Bruno Codenotti, classe '29, o Francesco Nezosi, del '30, che prima della pandemia «era attivissimo a trasmettere ai giovani la storia, la resistenza e i valori della Costituzione». O Angelo Legnani, del '30, di Pontirolo, instancabile «staffetta», che si ostinava a ribadire  come «siamo chiamati a difendere le conquiste della Resistenza: un Paese senza memoria è un Paese senza futuro». E Bruno Cristofanini. E Nino Rodà. E Franco Tassistro. E Giuseppina Marcora. Resistettero ai nazifascisti, li combatterono per la nostra libertà alla fine della guerra, ora li ha spazzati via la pandemia.

Oggi, come nel '45, i partigiani contano molte vittime. Ma se adesso stiamo aspirando ad una libertà negata «solo» da un virus è bene riflettere che qualcuno l'ha conquistata per noi, e che per questo va difesa e migliorata - in epoca di pace - nei modi che la democrazia ci ha consentito e ci consente. Verranno tempi migliori, ma dovremo fare tesoro di memoria: migliaia e migliaia, ed ancora ogni giorno centinaia di anziani, ed anche di partigiani, sono il tributo più pesante di vittime che paghiamo al coronavirus. Persone, storie, nonni e nonne, padri e madri, partigiani. Non solo numeri.

Ecco, sarebbe bello che in questi giorni in cui i bambini, i ragazzi, i nostri figli sono costretti ad un non agevole, imperfetto e innaturale studio a distanza, gli insegnanti e i genitori trovassero il tempo per spiegare loro che ci sono state due forme di libertà, due forme di Resistenza e che ci sono due forme di vita: quella sì giovane, vigorosa, carica di aspettative e speranze, che corre, ma che ha un non sopprimibile bisogno della conoscenza, della considerazione e del rispetto per ciò che li ha preceduti. E' così che verranno su giovani più forti, e non solo perché più resistenti ad un virus maledetto.
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«La libertà è un dovere, prima che un diritto è un dovere» (Oriana Fallaci, Un uomo)

  Ultimo aggiornamento: 13:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA