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Aldo Balestra
DIRITTO & ROVESCIO di
Aldo Balestra

Djokovic e le regole
sperando che duri

Giovedì 6 Gennaio 2022 di Aldo Balestra
Il tennista serbo Novak Djokovic

Premier Australia: “Il visto di Djokovic cancellato, nessuno è al di sopra delle regole” (Ansa, 5.1.2022, ore 23.47)
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Ci sono giorni in cui ti svegli e i fatti della vita spingono a convincerti che non sempre vince il più ricco, il più forte, il più spavaldo, il più maleducato. Che quel motto rassicurante, e troppo spesso non applicato, che trovi affisso nelle aule di giustizia - “la legge è uguale per tutti” -  riguarda anche chi ha la forza e la sicurezza che lo fa  sentire invincibile.

Prendi Novak Djokovic, il tennista serbo che incanta, il più forte, un mostro sui campi ma non un signore nella vita, capace anche di sputare nella sua mano prima di stringere quella dell'avversario, una macchina da soldi che ha dato il peggio di sè - davvero - con quel che è seguito alla sua dichiarazione di non volersi vaccinare contro il Covid. Perché, da quel momento in poi, davvero non ne ha messo in campo una buona. E non tanto perché essendo un personaggio pubblico, in grado di orientare le masse (almeno quelle dei fan più esasperati), avrebbe dovuto dare l'esempio. Se uno non ci è, non è.

No, perchè da quel momento non ha fatto nulla per limitare la sua libertà fino al punto di non inficiare quella degli altri. Di Covid s'è pure ammalato e buon per lui - come tanti atleti giovani - che non abbia pagato conseguenze fisiche. Con il suo comportamento ha contagiato altri, direttamente o indirettamente? E chissà se ha compreso, e si porta sulla coscienza, quel che ha combinato nella sua nazione, organizzando in piena pandemia un torneo senza regole che si tramutò in un cospicuo focolaio di contagi. Forse ne è consapevole. Ma se ne importa, le norme per gli altri non valgono per lui, lui è Djokovic.

Sarai anche “Novax” Djokovic, ma ora c'è un grande Paese, l'Australia, che ha stabilito che è proprio come gli altri. Tutti gli altri. Lo hanno bloccato all'aeroporto come un cittadino qualsiasi non in regola con la normativa anti-Covid. Punto. E non poteva pensare che, chiamandosi Djokovic, ed essendo un richiamo forte per l'Australian Open dove era attirato dalla bramosia di una nuova vittoria e di una montagna di soldi, potesse scansarsela con qualche certificatino ben costruito che attesta chissà quale esenzione per non essere vaccinato. Lo sa il mondo come la pensa sui vaccini.

Il premier australiano gliel'ha detto, “nessuno è al di sopra delle regole”. Neanche Djokovic. Gliel'ha ricordato nel Paese che ha già imposto ai suoi cittadini il lockdown più lungo del mondo. E ora che è stato respinto alla frontiera, e gli hanno detto che deve lasciare l'Australia, e ora che s'è appellato con i suoi legali come quelli che s'arrabbiano perché c'è chi gli ha spiegato che esistono delle regole, ora che aspetta in hotel di sapere come andrà il suo ricorso in discussione il 10 gennaio, cosa sta succedendo?

Succede che davanti all'albergo monta la protesta degli ammiratori solidali (ma soprattutto di no-vax ringalluzziti da tanto clamore), spuntano tante bandiere serbe, il padre dice che è “prigioniero” e il premier serbo ripete lo stesso infiammando quel ben noto nazionalismo balcanico. Insomma, scoppia un caso internazionale. Con conseguenze che hanno già a che fare anche con la percezione globale del rispetto che si deve a misure suggerite agli Stati dalla comunità scientifica per contrastare una pandemia globale. Dunque, dalla soluzione (ormai giudiziaria) di questa vicenda Djokovic dipende non poco. Anzi, molto.

Ecco perché aspettiamo l'udienza del 10 gennaio con ansia, sperando quel giorno di sapere che anche un uomo potente e ambizioso, ricchissimo e fortissimo, capriccioso e incoerente quando ha a che fare con il Covid resta solo, in fondo, uno di noi. Da Novak o Novax, con quel che ne consegue. Per questo speriamo che il 10 gennaio sia come il giorno che stiamo vivendo oggi, che non vincano calcoli economici e geo-politici, sostenuti da urlate dichiarazioni o minacce che spesso, ad ogni latitudine, rischiano di condizionare anche dall'esterno il meccanismo giudiziario. Nel rispetto degli oltre 5 milioni di morti e quasi 300 milioni di contagiati nel mondo. E di chi morirà e s'ammalerà di Covid oggi, e da oggi in poi.
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«L'azione che viene compiuta sulla condotta non conforme per nullificarla, o per lo meno per eliminarne le conseguenze dannose, è appunto ciò che dicesi sanzione» (Norberto Bobbio, Teoria della norma giuridica)

Ultimo aggiornamento: 09-01-2022 00:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA