Aldo Balestra
Diritto & Rovescio

Insulti a Don Patriciello
i limiti che nessuno ha più

Don Maurizio Patriciello a Caivano
Don Maurizio Patriciello a Caivano
Aldo Balestradi Aldo Balestra
Sabato 11 Maggio 2024, 13:00 - Ultimo agg. 15 Maggio, 21:30
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«Don Patriciello, io Pippo Baudo dell'area Nord? Sono addolorato» (Ansa, 10.05.2024, ore 22.57)
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Tutti, e in qualsiasi ambiente, imparino (o si convincano, o si rassegnino) che i limiti esistono. Che sono incancellabili. Altrimenti c'è la giungla. La barbarie. E quanto più è elevato il contesto sociale, più ci si attende il rispetto dei limiti, delle regole, della stessa libertà di espressione che non può essere abusata. Da nessuno, figuriamoci dalla politica che dovrebbe occuparsi del governo dei territori, piccoli e grandi che siano.

Quello che sta accadendo con i giudizi astiosi e offensivi del presidente della Campania, Vincenzo De Luca, rivolti al parroco del Parco Verde di Caivano, Don Patriciello, è davvero il segnale di una deriva verbale che rappresenta un indice inquietante dello scadimento, ed insieme dell'avvelenamento, dei rapporti. In breve la vicenda, per chi non la conoscesse, partendo dalle dichiarazioni dello stesso sacerdote che da anni opera coraggiosamente (e da un po' è sotto scorta della Polizia) nell'inferno del Parco verde di Caivano, la più grande piazza di spaccio d'Europa, dove degrado e abusi hanno costituito per decenni una costante.

E dove, oltre all'autonoma opera del parroco è in atto (la Chiesa "ospedale da campo" che piace a Papa Francesco), lo riconoscano gli avversari politici, un'imponente operazione di presenza e risanamento del governo guidato dalla premier Meloni.

«Caro Presidente, caro fratello Vincenzo De Luca, la sua ironia nei confronti di un povero prete dell'area nord di Napoli, la stessa della quale lei ebbe a dire: “A Caivano lo Stato non c'è. Stop” mi ha tanto addolorato. Se era questo che voleva, c'è riuscito». Sono le frasi di don Maurizio Patriciello, su Facebook, con le quali è giunta la risposta al governatore della Campania Vincenzo De Luca che lo ha criticato (per la sua presenza, tra svariati personaggi, scelti dalla premier Meloni per illustrare alla Camera il cosiddetto «premierato»).

«Non mi permetto - non ne sarei capace e non credo di averne il diritto - di risponderle per le rime. A che servirebbe? Le ferite vanno lenite non procurate. Penso, però, in piena coscienza, di non meritare le offese del tutto gratuite del presidente della mia regione. La saluto, Presidente. Penso che da domani bulli e camorristi inizieranno a prendermi in giro gridandomi alle spalle: “Sta passando Pippo Baudo”. Dio benedica lei, la sua famiglia, la regione che amiamo», conclude il sacedrote.

De Luca, nella sua trasmissione settimanale, divenuta un cult anche per la riedizione ironica di Crozza, che estremizza (estremizza?) slang ed iperboli adoperati dal governatore campano, aveva detto in diretta Facebook: «È stato un momento di commozione vedere la Meloni che presenta il suo progetto di premierato a noti costituzionalisti, fra i quali ho notato in particolare Iva Zanicchi, Pupo. C'era anche ad ascoltare il progetto costituzionale un prete del nostro territorio, conosciuto come il Pippo Baudo dell'area nord di Napoli, con relativa frangetta. Sono momenti davvero imperdibili». Ed oggi l'inevitabile sequela di critiche, in testa la presidente del Consiglio che definisce “un segnale spaventoso” quello lanciato da De Luca contro un sacerdote impegnato nella lotta alla camorra.

Il governatore della Campania ha il pieno diritto di esprimere tutti i pensieri che vuole, nel sempre più aspro conflitto con il governo centrale. Ma “prendersela” con il sacerdote, che fa cose in un territorio nessuno per decenni ha fatto nulla, insultandolo pesantemente solo perchè ospite ad una manifestazione politica del governo, non porta a nulla di buono. Se c'è da criticare ritenendo inopportuna la sua presenza, ci sono ben altri modi di dirlo. 

Ironizzare, irridere, insultare fino ad arrivare ad impropri paragoni fisici (Pippo Baudo che c'entra?), appare un segno di debolezza. La politica ha bisogno di pensiero prima e azione concreta poi. Per De Luca come per il centrodestra, per chi governa e per chi è opposizione, in Campania come a Roma. Nel Paese. Questo ci aspettiamo, non le battutacce da taverna informatica globale.

Vorremmo un po' di serietà, di compostezza. Di maturità. Per il cabaret ci sono le tv, i reels sui social e così via. Suvvia, ritroviamo il limite. Tutti. Ritroviamo la serietà e il rispetto dei ruoli. Prima si fa e meglio è. Come se i guai, a Caivano, in Campania, a Roma e ben oltre non fossero già tanti.
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«Le ingiurie sono molto umilianti per chi le dice, quando non riescono ad umiliare chi le riceve».
(Alphonse Karr)

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