Aldo Balestra
DIRITTO & ROVESCIO di
Aldo Balestra

Quel messaggio d'amore
un attimo prima di morire

Venerdì 25 Ottobre 2019 di Aldo Balestra
Pham Thi Trà My, vietnamita, morta dentro il Tir in Essex , Gran Bretagna, con altre 38 persone
«Messaggi dal tir dell'orrore: Muoio, ti amo mamma» (Ansa, 25 ottobre 2019, ore 19.56)
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C'è qualcosa che ritorna, di ancestrale, il rapido riavvolgersi del nastro della vita, quando si è consapevoli che la morte sta arrivando all'improvviso, incredibilmente e mostruosamente rapida, inarrestabile. Invocando i genitori è come se si chiedesse inconsciamente, ancora per l'ultima volta, la loro protezione, la loro forza. E questa storia tremenda dell'Essex, dei 39 migranti asiatici morti asfissiati dentro il cassone di un tir, lo testimonia drammaticamente. Come era accaduto durante l'attacco alle torri gemelle di New York, o più recentemente in occasione del grattacielo londinese andato a fuoco: telefonate, sms, video per dire ai propri cari, soprattutto alla mamma o al papà,  «sto morendo, ti voglio bene».

«Mi dispiace, mamma. Il mio viaggio all'estero non è andato bene. Ti amo così tanto! Sto morendo perché non posso respirare». E' stato il messaggio più straziante tra quelli giunti ai parenti delle vittime da dentro quel cassone, dove l'ossigeno diminuiva con il passare delle ore, fino al tragico e pesantissimo epilogo. Lo ha scritto una 26enne, Pham Thi Trà My, vietnamita, che ha riacceso il suo cellulare nel viaggio bestiale dal Belgio verso il Regno Unito, dopo averlo dovuto spegnere per non farsi scoprire.

Deve essere stato terribile, per i genitori di Pham, leggere l'sms e non poter fare nulla. La consapevolezza che la loro figliola stava per morire e che le sarebbero sopravvissuti. Lei che saluta, che rinnova il suo sentimento d'amore per la mamma. E la madre che legge l'addio in diretta della sua cucciola dal sorriso dolcissimo e un fiore tra i capelli, partita per l'Inghilterra chissà con quale speranza, certo il sogno di una vita migliore.

Sms dell'addio da un container senz'aria, da un grattacielo in fiamme, l'istantanea dell'abbraccio di un padre alla figlioletta a faccia in giù come fantocci nel fiume al confine tra Messico e Usa, ed ancora la mamma che stringe il figlioletto, giú nel barchino affondato nel mare di  Lampedusa. Sempre di più, rispetto agli orrori del mondo, il legame genitori-figli assurge a valore fortissimo. Laddove si soffre, si rischia, si muore, è come se mostrasse il massimo della sua potenza. Forse sarebbe il caso di ricordarcene, di più e meglio, in tempo di pace.
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«Se volete comprendere l'amore dei parenti, pensate al momento che li perderete, pensate all'infelicità di chi non li ha, dei poverini abbandonati a sè, ai loro bisogni» (Cesare Cantù, «Attenzione»).
  
Ultimo aggiornamento: 26-10-2019 00:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA