Aldo Balestra
Diritto & Rovescio
di

Orrore Hadis e Saman
il tempo non si può fermare

Hadis Najafi
Hadis Najafi
di Aldo Balestra
Domenica 25 Settembre 2022, 18:10 - Ultimo agg. 26 Settembre, 00:27
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«Uccisa in Iran Hadis Najafi, simbolo delle proteste» (Ansa, 25.09.2022, ore 13.22)
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Saman Abbas strangolata, chiusa in un sacco e gettata nel Po dal padre che doveva difendere il proprio onore, “offeso” dalla foto di un innocentissimo bacio della figlia con il fidanzato. Una fotografia postata sui social dalla diciottenne ragazza pakistana che viveva con la famiglia in Italia, ma che era stata promessa in sposa ad un parente. Hadis Najafi, ventenne, simbolo della protesta iraniana, uccisa dalle forze di sicurezza (!) con sei proiettili alla testa a Karaj, mentre guidava una manifestazione in cui, senza velo, protestava per la morte della connazionale Mahsa, morta dopo l'arresto per non aver rispettato la legge islamica sulla copertura del volto.

L'orrore risvegliato dalle intercettazioni con le rivelazioni sulla fine di Saman, uccisa dalla sua stessa famiglia che non si rassegnava alla libertà, alla normalità che la giovane conquistava, giorno dopo giorno, nel nostro Paese. E la pena che si prova guardando l'ultimo video di Hadis mentre si fa la coda e lega innocentemente i suoi capelli biondi con un elastico prima di scendere in piazza ed andare, ignara, incontro alla morte. E quante storie sentiremo ancora, ovunque, che ci sconvolgeranno, ogni giorno di più? Ciascuna avrà un particolare diverso, feroce, spietato, ma tutti avranno il tratto distintivo della mancanza di rispetto per la donna.

Accade solo ad altre latitudini? Per ataviche usanze, inculcate da religioni e imposte da leggi? In Afghanistan il ritorno dei talebani, giusto un anno fa, ha fatto ripiombare drammaticamente indietro la condizione della donna. Tutto ormai lontano dai riflettori, spenti dopo la fuga degli occidentali: lì si consuma la sistematica emarginazione e mortificazione delle donne che, finalmente, avevano iniziato a conquistare pezzi di libertà.

Eppure, in un mondo globalizzato, dilaniato da nuovi conflitti persino in Europa, ma ora indiscutibilmente più “piccolo”, e che la Rete racchiude in un clic, c'è una cosa che non può fermarsi da nessuna parte: sono le lancette dell'orologio. Il tempo passa, non si può fermare, il tempo si riempie di contenuti, fatti, cambiamenti, aspirazioni ma, soprattutto, dell'auspicio di miglioramenti. Di libertà. Ce ne saranno altre, di orride notizie. Dovremo raccontarle, leggerle, viverle. Soffrirne. Indignarci. Ma nessuno, con la violenza, può fermare il tempo che passa.
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«Preferisco essere una ribelle, che una schiava» (Emmeline Pankhurst)

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