Aldo Balestra
DIRITTO & ROVESCIO di
Aldo Balestra

Nel Paese che s'indigna
per il nome della pasta

Mercoledì 6 Gennaio 2021 di Aldo Balestra
L'involucro della pasta

«Gaffe mediatica, La Molisana, pasta diventa "Abissina"», (Ansa, 5 gennaio 2021, ore 19.57)
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Ogni tanto, al risveglio, ci domandiamo in quale Paese siamo capitati. E' l'Italia arlecchina, delle regioni dai mille colori che ti fan girar la testa a portarne il conto, che litiga in Parlamento mentre si combatte una pandemia mondiale, dove si ha a che fare con la sanità stremata dagli sprechi e (anche) per questo in difficoltà contro il Covid, dove il Viminale lancia l'allarme sul rischio che i clan mafiosi mettano le mani sul sistema dei vaccini, dove ci sono famiglie che faticano a sbarcare, oggi assai più di ieri, il lunario. Poi vai sui social ed è molto peggio. T'imbatti nella furiosa polemica sul nome di un formato di pasta. Dove tutti dicono la loro, e si blatera, e magari si tira fuori un pezzo di vergognosa storia italiana (ma sempre storia rimane, come ogni guerra et similia) per dire che "no, il nome di quella pasta va assolutamente cambiato". E giù ira e contumelie, accuse di apologia del fascismo e quant'altro, perché "no, il nome del formato numero 25 della Pasta La Molisana è l'elogio del colonialismo italiano, una pagina da cancellare".

Proviamo a spiegare. A finire nel mirino del mondo social, ma non solo, è il contenuto descrittivo del formato di pasta di uno dei marchi italiani più conosciuti nel mondo, "La Molisana" di Campobasso. Un brand tricolore, come le luci colorate di verde, bianco e rosso che nel periodo più buio del lockdown illuminavano il pastificio molisano dove si continuava a produrre pasta per un mercato mondiale che aveva persino paura che gli alimenti si esaurissero d'un colpo. Nell'illustrare il formato di questione, le "Abissine rigate", una sorta di chiocciola rigata che chissà quante volte da bambini abbiamo mangiato con le mamme a dirti "ohhhh, ecco ecco che arriva la lumachina con il pomodoro", un errore grosso certamente s'è fatto.

La "Abissine", in questo glorioso pastificio che ha più di cento anni, vennero così ribattezzate, insieme a "Tripoline", "Bengasine" e "Mafaldine" negli anni '30, con nomi che celebravano il periodo del colonialismo italiano. Una scelta di quel tempo e con una spiegazione che l'azienda offriva oggi al consumatore, nella descrizione sulla busta della pasta e sul sito web. Peccato che menti e mani inesperte, con fantasia (?) eccessiva, abbiano ora aggiunto che trattasi di una "pasta di sicuro sapore littorio", come a voler attestare, chissà, che ci troviamo di fronte ad un prodotto tenace, forte, decisionista, magari (!) espansionista in grado di conquistare chissà chi e chissà dove.

Un errore da correggere, sicuramente. Uno scivolone. E bisogna dare atto che il titolare del pastificio, l'ad Giuseppe Ferro, della famiglia proprietaria dell'azienda (che si vide distruggere il pastificio nella ritirata nazifascista, ndr), ha subito riconosciuto lo scivolone, con una mea culpa a tutto tondo ed andando addirittura oltre: «Abbiamo rifondato l’azienda nel 2011 e non abbiamo pensato a modificare quei nomi che, all’epoca, avevano tutti i pastifici. Ce ne scusiamo, perché quei nomi hanno rievocato in maniera inaccettabile una pagina drammatica della storia. E revisioneremo i nomi dei formati».

Una cattiva comunicazione più che una provocazione, senza dubbio, una leggerezza, ma alla quale - forse nel timore eccessivo di strumentalizzazione e dunque di un danno d'immagine più ampio all'azienda - si è posto rimedio con una decisione assai drastica, eccessiva: non solo quella descrizione è già scomparsa sul sito e scomparirà sulle buste, ma addirittura - come detto - è stato cambiato il nome dei formati di pasta «incriminati», attribuiti negli anni '30 e rimasti senza problemi per quasi cento anni. Fino a quando qualcuno non ha poi maldestramente pensato di aggiungere e di informare che trattasi di una «pasta di sicuro sapore littorio». Senza sapere che il web si sarebbe scatenato. E così addio "Abissine rigate", avremo ora le "Conchiglie rigate", per il mercato estero «shells» così non ci sono dubbi. E addio "Tripoline", avremo le "Farfalline", addio "Mafaldine" avremo "la mafalda corta".

Giustizia è fatta? Almeno con quel pezzo di storia italica i conti sono stati regolati, per il vorace mondo social che s'indigna e s'esalta, sghignazza e s'addolora ad ogni minimo, impercettibile clic. Se vogliamo, scorrendo il sito della pasta molisana, quasi abbiamo timore a segnalare che sono rimaste in catalogo, numero 56, le "Cinesi rigate". Che dite, qualcuno nella Cina sempre in riga, se aizzato via social, potrebbe prenderla come uno sfottò?

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«O parole, quanti delitti si commettono in vostro nome!» (Eugène Ionesco, Giacomo o la sottomissione)

 

Ultimo aggiornamento: 16:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA