Aldo Balestra
DIRITTO & ROVESCIO di
Aldo Balestra

Medaglia da onorare
non da togliere

Lunedì 12 Luglio 2021 di Aldo Balestra
La premiazione dei calciatori inglesi a Wembley

«C'era una volta il fair play inglese» (Ansa, 12.07.2021, ore 18.16)
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Certo che ci restano stampate nella mente le immagini più belle della magica serata di Wembley, finalissima di Euro 2020: Mancini che incita i suoi dopo il gol a freddo dell'Inghilterra, Bonucci che mai domo segna la rete del pari, la calma matura di Donnarumma con i suoi guantoni arancioni prima che iniziasse a parar rigori, gli azzurri in cerchio attorno al condottiero Roberto per trovare la giusta calma dagli 11 metri, la corsa di tutti i nostri verso Gigio dopo aver respinto il tiro decisivo di uno sbarbatello parietà con troppa sicumera, i cori, la premiazione, Chiellini che solleva quella ambita e prestigiosa Coppa d'Argento, l'eleganza di un Presidente come Mattarella sobrio persino nella gioia, le lacrime dei nostri tifosi emigrati sugli spalti del tempio calcistico inglese. E i cori dei tifosi in Italia. E le bandiere tricolore. E tutto il resto.

Certo, questo ci piace. E questo resterà. Ma non riusciremo a cancellare facilmente (e manco vogliamo farlo, a dir il vero) la scena di quasi tutti i calciatori inglesi, gli imberbi e gli stagionati, i bianchi e di colore, quelli con esperienza mondiale e i freschi maggiorenni, che appena ricevuta dal presidente dell'Uefa, Alexander Ceferin, la medaglia d'argento dei secondi classificati se la sono platealmente sfilata dal collo. Non la gradivano, non l'accettavano, uno dietro l'altro il gesto veniva ripetuto con ostentazione, con la certezza di poter mandare attraverso la tv un messaggio di chiaro dissenso.

Dissenso? E per cosa? E verso chi? Verso il destino cinico e baro della lotteria dei rigori? Verso una Uefa della quale forse gli inglesi non si sentono in fondo più parte dopo la Brexit? Verso un'organizzazione che non ha favorito oltremodo i padroni di casa, affamati da troppo tempo di titoli? Verso gli italiani tutti "pizza&macaroni" che avevano osato batterli proprio in casa loro, laddove è nato il calcio, sul sacro prato di Wembley, davanti ai Reali e allo scapigliato premier Johnson?

Come le immagini belle, anche questa sgradevole istantanea dei calciatori inglesi che si sfilano la medaglia resterà allora nelle nostre menti, in quest'estate così attesa e così vissuta sperando che, in autunno, non tornino gli incubi pandemici. Resterà sgradevole solo il senso di quella dimostrazione di perdita assoluta di ogni educazione sportiva, e non solo, altro che tutti in ginocchio prima della gara per dire "no al razzismo".

I gesti hanno un valore? Certo che ce l'hanno. E quale poteva essere il "valore"  trasmesso con la medaglia sfilata, se non quello del rifiuto di un simbolo assegnato ai secondi classificati di una competizione sportiva alla quale si è scelto di partecipare, con la speranza (come tutti) di vincere ma non con l'impossibile pretesa assoluta di riuscirci?

Ecco, c'era bisogno che quei calciatori inglesi avessero mantenuto i piedi per terra e la medaglia attorno al collo. La realtà non era altra che quella che stavano vivendo, proprio in quel momento, proprio lì. Semplicemente, avevano perso. E tornare indietro non si può. Valga, come sempre, per il futuro.

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«Possiamo senz'altro definire l'educazione un'esortazione a superare il principio del piacere e a sostituirlo con quello della realtà» (Sigmund Freud, Formulazioni sui due princìpi dell'accadimento psichico)

 

 

Ultimo aggiornamento: 14-07-2021 17:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA