Marco Ciriello

Mezzanotte e mezza. Come sono passati gli anni

di Marco Ciriello
António Lobo Antunes mette a dura prova i suoi lettori, però ad avercene di scrittori così. Per ogni romanzo una inquietudine, per ogni storia un movimento interiore, per ogni ossessione un passaggio di emozioni (vere). Tutto quello che manca alla maggior parte degli autori contemporanei. Antunes scava dentro, e ci riesce con poco. In “Non è mezzanotte chi vuole” (Feltrinelli) gli bastano tre giorni e una voce che ricorda. Un weekend e una casa delle vacanze. Scrive sul baratro, cammina su un filo, e ci fa sentire la nostalgia per quello che eravamo. Le pagine di Antunes sono partiture, si sente la musica che unisce i generi, tutto diventa parola e diventando parola produce suono. È una grande opera lirica la sua. Riesce a dilatare la domesticità facendone universo, allarga ogni dettaglio e lo fa parlare, e facendoli parlare ci svela chi siamo e chi siamo stati. La vita come onde, una dietro l’altra, biografie da consumare, in vertigini e cadute. “Mezzanotte e mezza. Come sono passati gli anni” avrebbe detto Konstantinos Kavafis. 
Venerdì 2 Marzo 2018, 10:31
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