P. Treccagnoli
L'ARCINAPOLETANO di
P. Treccagnoli

Napoli per una settimana, al massimo

Giovedì 25 Maggio 2017 di Pietro Treccagnoli
«Tutti coloro che hanno scritto su Napoli, specialmente gli stranieri, hanno scritto su una città che hanno visto al massimo per una settimana, dieci giorni, per questo ha sempre trionfato e trionfa la Napoli oleografica»: così annotava lo scrittore polacco ​Gustaw Herling, diventato più napoletano di tantissimi intellettuali napoletani, più acuto osservatore di migliaia di superficiali narratori indigeni. Lo scriveva nel 1992, in un'epoca che oggi ci appare giurassica. Sembra che Herling quando parli di stranieri calati a Napoli si riferisca ai viaggiatori del Grand Tour. Sembra, ma non è così, perché la durata di una permanenza a Napoli di un turista è rimasta più o meno quella, anzi è persino diminuita: un guarda e fuggi, un fast travel. 

Che cosa si riesce a vedere (e a capure) di Napoli in una settimana? Appena appena i luoghi topici, imperdibili secondo le guide e il passaparola. E se a questa settimana sottraete un paio di giorni tra Pompei, Capri e forse il Vesuvio, Sorrento o la Reggia di Caserta, resta ben poco tempo. E' quindi inevitabile che ai «residenti temporanei» resti impressa nella mente un'immagine frammentaria, parziale. Oleografica se va bene, zellosa se va male. Il più delle volte è un misto di bellezza e degrado, di bellezza immersa nel degrado, ma che ancora resiste e faticosamente sta emergendo.

E' un rosario che recitiamo da tempo, soprattutto quando ci fermiamo a intercettare negli sguardi dei visitatori un'impressione soddisfatta, ammirata, che vorremmo condividere, per sentirici rassicurati e orgogliosi e non mortificati, perché ogni napoletano vuole essere un buon padrone di casa. C'è ancora molta strada da fare, lo sa bene il «residente a vita» che da troppo tempo sogna una città dove insieme all'oleografia trionfi pure l'efficienza. Ultimo aggiornamento: 10:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA