P. Treccagnoli

La pietra filosofale perduta nello Spazio

di P. Treccagnoli
Mettete da parte tutte le vostre cosmiche paure e anche l’angoscia che genera l’ignoranza delle imperscrutabili e astruse leggi dell’astrofisica. Dimenticate i potenti telescopi che scrutano nel profondo e oscuro ventre dell’Universo e armatevi di un microscopio che indaghi le meno nobili mosse degli umani desideri. Gli astronomi dell’Inaf (l’Istituto nazionale di Astrofisica) hanno annunciato una scoperta sensazionale avvenuta inseguendo le onde gravitazionali, che neanche vogliamo sapere cosa siano. Già solo il nome inquieta e rievoca i sudori liceali davanti al manuale di Fisica. Gli investigatori dello Spazio hanno trovato una «miniera» che contiene una quantità d’oro, platino e uranio pari a dieci volte la massa della Terra.

A generare l’Eldorado fantascientifico è stato uno scontro tra due stelle di neutroni avvenuto 130 milioni di anni fa. Lontano nel tempo e sperduto tra le galassie. Impossibile recuperare questa ricchezza da re Mida. E per fortuna, altrimenti crollerebbe l’economia del nostro piccolo pianeta. Però questo mistero dell’infinitamente grande e dell’infinitamente piccolo, questo tesoro sul quale non è possibile mettere le nostre avide mani, ci fa intravedere un dio alchimista, unico padrone della pietra filosofale. Così per un giorno diventiamo anche noi Harry Potter. E sogniamo.
Lunedì 16 Ottobre 2017, 21:31
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