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Boom di Camus, King, Saramago, Koontz: la letteratura al tempo del coronavirus

Sabato 29 Febbraio 2020 di Riccardo De Palo
La letteratura spesso anticipa la realtà; non stupisce quindi che nelle classifiche dei libri più acquistati online - al tempo del coronavirus - figurino capolavori come "La peste" di Albert Camus e "Cecità" di José Saramago, mentre aumenta l’interesse per libri che hanno raccontato altre epidemie immaginarie, come "L’ombra dello scorpione" di Stephen King e il più profetico di tutti, "Abisso" (titolo originale “The Eyes of Darkness”) dello scrittore statunitense Dean Koontz.

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"La peste" è un romanzo del 1947, di recente ripubblicato da Bompiani. Lo scrittore, insignito del Nobel nel 1957, immagina un’epidemia di peste bubbonica nella città di Orano, nell’Algeria ancora sotto il dominio francese. Il suo protagonista, il medico Bernard Rieux (che è anche l’io narrante), incarna l’ultimo baluardo dell’umanità, in una città che diventa la prigione dei suoi abitanti (molti critici hanno visto in lui anche l’emblema della resistenza contro il nazismo). Difficile non pensare alla psicosi di questi giorni, alle “zone rosse” e ai cordoni sanitari. Il libro, che ha avuto un grandissimo successo all’epoca della sua pubblicazione, racconta l’eterna lotta dell’umanità contro il Male; tenendo sempre presente che «ci sono negli uomini più cose da ammirare che non da disprezzare».

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In "Cecità" (1995) un altro premio Nobel, il portoghese José Saramago (morto nel 2010 a 88 anni) racconta, attraverso la metafora dell’incapacità di vedere, gli effetti di una epidemia nella società.  Ensaio sobre a cegueira è la storia di un morbo misterioso, che colpisce proprio la vista, e della quarantena a cui vengono sottoposti i malati. Nessuno dei personaggi ha un nome, e tutti vengono contrassegnati con le loro caratteristiche: il paziente zero, il primario, la moglie del paziente zero, il corridore. Di fronte all'orrore, sembra dire Saramago, non abbiamo più nome. L’epidemia è motivo di sciacallaggio, e il cibo diventa un’ossessione, come nei supermercati presi d’assalto per il coronavirus. Il romanzo è anche un feroce atto d’accusa contro la cecità degli uomini nei confronti dei grandi emergenze mondiali: «È una vecchia abitudine dell’umanità passare accanto ai morti e non vederli».

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"Abisso" è il libro che più ha stupito, per la sua capacità di prevedere l’emergenza di questi giorni. E il bello è che Dean Koontz ha anche previsto l’anno - il 2020 - in cui un virus denominato Wuhan 400, creato dall'uomo e sottratto a un laboratorio cinese, dilaga nel mondo, provocando una gravissima polmonite. Koontz - il cui libro di quarant'anni fa è stato subito ripubblicato da Fanucci - è un insegnante d’inglese della Pennsylvania, che ha scritto diversi bestseller, come “Il silenzio uccide”, opzionato per diventare un film dalla Paramount. L'unica differenza sostanziale - rispetto alla realtà - è che l'agente patogeno non è arrivato da un pipistrello ed è arrivato da noi con un "salto di specie", bensì da un esperimento umano. Ma non prendetelo come un incoraggiamento a credere alle fake news.

"L’ombra dello scorpione", del maestro dell’orrore Stephen King, è invece un romanzo apocalittico, che immagina una pandemia provocata da un virus - sfuggito anch’esso da un laboratorio - capace di infettare (e quindi uccidere) il 99,4 per cento della popolazione globale. Lo scrittore del Maine immagina una terra spopolata, in cui il Bene e il Male si fronteggiano in una lotta all’ultimo sangue. Si tratta di un libro-mondo, di oltre 1.300 pagine nella sua versione integrale, che richiese più tempo all’autore per la stesura finale: ben sedici mesi di lavoro. Anche questo romanzo è una riflessione sulla capacità dell’uomo di riscattarsi, e soprattutto di imparare dai propri errori. «Quando si morde la mano che ti nutre - scrive King - bisogna aspettarsi che quella mano tesa si stringa in un pugno».

Epidemie e pestilenze hanno sempre ispirato molto gli scrittori; a cominciare da Tucidide, che raccontò il misterioso morbo che colpì Atene, nel 430 a.C.(forse si trattò di tifo, o di una malattia emorragica mortale) Difficile, nell'immensa letteratura sull'argomento, non citare anche "Morte a Venezia" di Thomas Mann (anche se a uccidere, nel racconto trasformato in film da Luchino Visconti, era un'epidemia di colera); la peste del 1630 proprio a Miliano, raccontata ne "I promessi Sposi" di Manzoni; il Decamerone di Boccaccio, che è ambientato proprio in un luogo di quarantena durante la pestilenza di Firenze. C'è poi Jack London, che nel 1912 pubblica "La peste scarlatta", che anticipa di un secolo Stephen King; c'è il Diario dell'anno della peste, di Daniel Defoe, che parla dell'epidemia che colpì Londra quando l'autore aveva cinque anni. In tempi recenti, il virus ebola ha ispirato "Hot Zone" di Richard Preston e decine di altri scrittori e sceneggiatori di fantascienza e di horror; con due temi ricorrenti: l'agente patogeno che sfugge a un laboratorio, e la trasformazione della popolazione in zombi.

  Ultimo aggiornamento: 16:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA