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Boom dell'auto elettrica: a novembre le vetture con la spina raggiungono il 7% di quota

Mercoledì 23 Dicembre 2020 di Giorgio Ursicino
Una Smart elettrica alla colonnina di ricarica

Sicuramente il 2020 rimarrà alla storia come l’anno del Covid. Della pandemia e del lockdown. Del calo dei consumi, dello smart working e, addirittura, della chiusura totale di alcune attività. Verrà ricordato, però, anche come il passaggio delle consegne dal punto di vista della mobilità, dall’Era dei carburanti fossili a quella dell’elettrificazione. In realtà, di tecnologia green, abbattimento delle emissioni e inquinamento zero se ne parla già da parecchio tempo. Ora, però, è arrivata la stagione dei fatti. Con percentuali di vendita che si impennano, una pioggia di nuovi modelli e volumi che diventano interessanti anche rispetto al totale mercato.

Il fenomeno è generalizzato con picchi e trend diversi, a seconda della politica ecologica dei vari paesi e delle differenti aree geografiche. Ciò è dovuto ad una responsabilità sociale in costante crescita, dall’orgoglio di essere innovativi e pure dalla certezza di investire bene i propri soldi, su un veicolo del futuro che sicuramente non avrà problemi di circolazione e manterrà blindato il proprio valore. Alcune nazioni avevano imboccato la nuova strada con anticipo. Il nord Europa, soprattutto la Scandinavia, e la Cina, che ha atteso la maturità dei veicoli elettrici per gettarsi, anima e corpo, nel business dell’automotive. Soprattutto sulla specializzazione delle sofisticate batterie.

Che sia il momento giusto lo conferma il fenomeno Tesla che sta accompagnando il suo “inventore” Elon Musk” verso la poltrona di uomo più ricco della Terra, scavalcando niente meno che Zio Paperone Jeff Bezos, il guru di Amazon. Bolla o non bolla, le performance ottenute al Nasdaq hanno dell’incredibile e i dollari investiti ogni giorno per acquistate azioni sono soldi “buoni”. L’andamento della società è controllato in tempo reale al microscopio dagli analisti e dagli investitori più scaltri del pianeta, difficile metterli nel sacco. E tutti concordano che l’auto pulita sia l’affare del futuro. Il più grande da qui alla metà del secolo. Un comparto che attirerà investimenti per migliaia di miliardi e porterà guadagni che non si vedevano nel mondo dell’auto, dai tempi delle grandi dinasty.

Il genio sudafricano, che vuole con i sui razzi di SpaceX conquistare Marte, non fa più solo fumo e finanza, sta lasciano un segno profondo anche sull’industria “pesante”, quella che piace ai leader perché genera posti di lavoro e Pil. La svolta energetica nella mobilità sembra aver travolto all’improvviso anche il nostro Paese, disposto a recuperare in fretta il non poco tempo perduto. L’Italia, si sa, non ha amato subito le auto elettriche. Un po’ per necessità, un po’ per mancanza di conoscenza. Nel primo caso c’è un’oggettiva inadeguatezza della rete di ricarica che sconsiglia fortemente l’utilizzo. Nel secondo c’è la convinzione, assolutamente priva di fondamento, che le vetture a batterie siano prive di piacere di guida (solo perché non fanno rumore?) e di un profilo prestazionale. Nulla di più sbagliato.

Oltre il rispetto ambientale e la silenziosità, la performance sono l’aspetto dove i propulsori ad induzione polverizzano di più i rivali termici. Un confronto improponibile, ad armi impari. Ma quando scocca l’ora, gli italiani sono pragmatici, intuiscono in fretta e non temono le novità. Per capire l’entità della tempesta che si sta abbattendo sul mondo dell’auto, basta analizzare i dati di vendita dell’ultimo mese. Certo, i pochi ancora scettici sostengono che l’uragano è stato causato dal corposi eco-bonus sulle vetture a bassissime emissioni. In parte è vero. Ma è anche sicuro che non è la solo causa, è cambiato il vento. A novembre, nonostante molte regioni in zona rossa e la quasi chiusura totale, il mercato dell’auto in Italia ha tenuto. Non è crollato.

Le immatricolazioni sono scese dell’8,3%, un buon risultato visto le premesse e la fine degli incentivi per le fasce meno virtuose. Una penalizzazione che le associazioni di categorie chiedono subito di rifinanziare perché i benefici sono decisamente superiori ai costi. Dal punto di vista delle motorizzazioni l’andamento è profondamente diverso. Quasi opposto. Le vendite di vetture a benzina sono diminuite del 37,4%, le diesel (già in forte calo nel 2019) del 28,4%, quelle a metano del 30,8% (in crescita le Gpl). In controtendenza tutte le elettrificate, a conferma della direzione del mercato.

Le plug-in sono cresciute del 403%, le elettriche del 350%, le ibride non ricaricabili del 206,7%. In totale la quota di mercato delle elettrificate ha superato il 30%, scavalcando le diesel piombate al 28,9% e prendendo la scia alle benzina (31,1%) il cui sorpasso sicuramente avverrà nei prossimi mesi. Una strada senza ritorno. Le auto con la spina hanno raggiunto il 7% sul totale, un aumento sul quale non avrebbe scommesso nessuno rispetto all’1,7% di 12 mesi fa. A spingere sull’acceleratore soprattutto i costruttori che hanno fissato e mantenuto target molto ambiziosi per rispettare i limiti che da quest’anno ha imposto l’Unione Europea pena il pagamento di multe salate. Quando il flusso cambia alla fonte...

Ultimo aggiornamento: 26-12-2020 15:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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