Maria Pirro

«Campania, disagio degli adolescenti ingestibile senza adeguati reparti»

di Maria Pirro
Quattromila suicidi all'anno in Italia, oltre la metà evitabili. "È possibile affrontare il disagio, soprattutto con i ragazzi, ma in tutta la Campania non ci sono strutture dedicate a loro, mancano anche i posti letto negli ospedali per affrontare le crisi". A sollevare il caso è Fedele Maurano, direttore del dipartimento di psichiatria dell'Asl Napoli 1 Centro.

Non funziona neanche la prevenzione.
«Il problema vero è cogliere il disagio, dimostrando attenzione alle relazioni e non solo alle prestazioni. E quindi, fare attenzione ai sorrisi, a prescindere se si va male o bene a scuola, prima che si determinino comportamenti chiari di malessere come le fughe o l'isolamento in una stanza, la richiesta di denaro, l'aggressività nei confronti dei genitori. Tutti sintomi che si manifestano quando già si è andati oltre. La prevenzione consiste nel valorizzare l'intero mondo interiore».
In che modo incidono i social network?
«Il mondo virtuale concorre a riempire dei vuoti e a rinforzare in maniera finta tutto quello che si chiede: di essere accolti, riconosciuti, in qualche modo amati. È una distorsione della realtà, che non risolve la situazione. Resta dentro una voragine, chat e messaggini rappresentano una rete per tante persone ma solo illusoria. E' importante accompagnare un adolescente anche in quelle che sono le sue fantasie, i suoi pensieri, l'aver paura: è utile riconoscere i sentimenti, non negandoli subito, e far percepire una partecipazione emotiva rispetto al dolore, pur ammettendo di non poter fare granché, ma dimostrando di esserci, che l'altro è importante, non sempre bello, buono, bravo, intelligente».
Intanto, il disagio si fa più pesante tra i giovani...
«C'è un aumento della sofferenza, perché sono venuti meno i legami sociali, dai gruppi ai collettivi, e l'idealità. Sempre più si è ridotti alla dimensione dell'io».
Non bastasse, in Campania le carenze nell'assistenza psichiatrica sono enormi, in particolare per gli adolescenti.
«Il problema è molto complesso: non ci sono posti letto per acuti in ospedale e Asl, per cui si ricorre al servizio psichiatrico per adulti. E lì l'esperienza del ricovero diventa drammatica. Vanno creati luoghi diversi, quanto meno spersonalizzati, per prendersi cura dei ragazzi».
Qual è l'ultima situazione critica che ha riscontrato?
«Una 16enne, affidata alla nonna che però non è in grado di assisterla, già al secondo tentativo di suicidio: i gesti autolesivi hanno un significato più profondo. Per questo, abbiamo provato ad andare a casa, con gli infermieri; anche a causa della carenza di risorse è poi stato necessario il ricovero nel servizio psichiatrico di diagnosi e cura al San Giovanni Bosco».
Altre storie emblematiche?
«Un ragazzo, di quasi 17 anni, in seguito a una disposizione giudiziaria inserito in una comunità, dove ha distrutto tutto: è scattato il trattamento sanitario obbligatorio in una struttura fuori Napoli, quindi il ricovero, adesso non sappiamo dove trasferirlo. Mancano comunità territoriali adeguate e appropriate per rispondere al disturbo vero e proprio. Perché il problema non riguarda solo i casi acuti ma anche le difficoltà dopo la degenza».
Soluzioni in vista?
«Stiamo lavorando per creare un centro territoriale per affrontare le crisi in età adolescenziale, gestito da professionisti competenti e in collegamento con una realtà ospedaliera. Ma è ancora un progetto, mentre è operativo "Intempo", uno spazio di ascolto e consultazione per adolescenti con accesso libero e gratuito».
Gestire queste situazioni è difficile anche per gli adulti. Le famiglie sono lasciate sole e operatori dell'Asl, informati di un problema psichiatrico, consigliano addirittura di sopperire con una badante. Una risposta inaccettabile.
«Ciò accade perché mancano posti letto per acuti, in città ce ne sono 28 anziché 80, non viene privilegiata l'assistenza territoriale, i programmi di questo tipo non sono finanziati, e gli operatori sono pochi e fanno quello che possono, ma è evidente che c'è anche un arretramento rispetto agli intenti della riforma Basaglia».
Cosa propone?
«C'è un assetto organizzativo forte, ma servono investimenti. Per gli adolescenti, l'obiettivo deve essere dare risposte diverse e innovative. Ma solo il 2,4 per cento anziché il 5 per cento previsto come budget dal fondo sanitario regionale e dei bilanci aziendali in Campania è destinato alla salute mentale».
Chi chiamare in caso di bisogno?
«Si può andare dal medico di famiglia che rappresenta il tramite con il sistema sanitario, oppure direttamente nelle sedi dei servizi di salute mentale e neuropsichiatria: ce n'è una per ogni distretto, con accesso sempre libero, e 5 unità garantiscono la continuità assistenziale, durante la notte, per le urgenze. Ma si registrano forti difficoltà nel mantenere in piedi anche queste strutture».
Giovedì 13 Settembre 2018, 21:39
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