Maria Pirro

Dieci punti controversi del ddl in favore dei familiari dei disabili

di Maria Pirro
Mancano 24 ore per sapere quali saranno gli emendamenti presentati per migliorare il disegno di legge in favore dei caregiver, i parenti quotidianamente impegnati nell'assistenza a bimbi e ragazzi disabili o anziani gravemente ammalati senza né aiuti né alternative. Il provvedimento, atteso da 20 anni e in discussione in commissione Lavoro al Senato, sarà modificato con le osservazioni dei parlamentari, di maggioranza e opposizione. Per sollecitare la svolta, domani alle 15.30 scenderanno in piazza i genitori di bambini afflitti da patologie, spesso congenite, e altri familiari che vivono diverse situazioni di disagio; tutti a Montecitorio con i lenzuoli sul volto per dire: «Non siamo fantasmi». Alle 17, nel palazzo istituzionale, è invece in programma una conferenza organizzata da Laura Bignami, prima firmataria di una delle tre proposte unificate durante i lavori, decisa a illustrare le sue contromosse. Sono almeno 10 i punti controversi del testo all'esame. 

1. Il ddl unico svuota-contenuti
Il nuovo disegno di legge ne unifica tre, ma non recepisce le singole misure indicate nei precedenti ddl: numero 2048, 2128 e 2266. Per dirla con le associazioni: «La montagna ha partorito un topolino». Tra gli interventi originari invece previsti si ricordano, ad esempio, la tutela previdenziale attraverso il riconoscimento di contributi a carico dello Stato finalizzati ad equiparare il tempo di assistenza e cura a quello del lavoro domestico; la possibilità di sommare gli stessi per consentire il pensionamento al raggiungimento di 30 anni di contributi versati; la tutela per malattie come per quelle professionali; assicurazione a carico dello Stato durante i periodi di malattia o infermità del caregiver; una tutela del reddito per equiparare i caregiver ai titolari della legge 68/99 nello svolgimento di un'attività in modalità del telelavoro. Ma anche detrazioni fino a 1000 euro all'anno per le spese sostenute dal caregiver. E l'elenco delle proposte è ancora lungo.

2. I fondi che mancano
Il disegno di legge, composto da appena quattro articoli, non prevede un euro in favore dei caregiver che hanno una aspettativa fino a 17 anni inferiore alla media e il 60 per cento delle volte devono rinunciare al lavoro. Naturalmente, questo resta il principale motivo di contestazione, che ha già spinto le onlus a parlare di «legge truffa» o «legge beffa» (basti dire che, in un disegno originario, è annotata una copertura finanziaria, almeno richiesta, di 15 milioni per il biennio 2016-18 e già ritenuta insufficiente). Rimandando alla legge di bilancio annuale, per «eventuali diritti economici e sociali di competenza dello Stato», l'intervento sembra rinviato almeno sino al 2019. 

3. L'incognita delle relazioni affettive
Si legge nell'articolo 1 del ddl: «Lo Stato riconosce l'attività di cura non professionale e gratuita prestata nei confronti di persone che necessitano di assistenza a lungo termine a causa di malattia, infermità o disabilità gravi, svolta nel contesto di relazioni affettive e familiari, ne riconosce il valore sociale ed economico connesso ai rilevanti vantaggi che trae l'intera collettività, la tutela al fine di conciliarla alle esigenze personali di vita sociale e lavorativa». Tuttavia, includere qualsiasi tipo di relazione affettiva rischia di causare ulteriori intoppi nel sostenere i veri bisognosi di tutele: la generica definizione per accedere al riconoscimento amplierebbe la platea dei beneficiari delle eventuali agevolazioni in maniera pressoché indeterminata, senza possibilità di controlli o verifiche sull’attività di assistenza effettivamente prestata al disabile.

4. L'Italia a due velocità
Le Province autonome di Trento e di Bolzano sono indicate come modello: con propri atti programmatici e di indirizzo, in accordo con i comuni e le aziende sanitarie locali, hanno già identificato i caregiver che prestano cura e assistenza a persone non autosufficienti, predisponendo gli aiuti. Enti virtuosi. E gli altri? Demandare a livello locale le azioni, potrebbe acuire le già enormi differenze tra regioni e città, territori ricchi e poveri, aumentando il divario sull'asse Nord-Sud del paese. «Deve essere lo Stato a gestire le attività sulla base di un decreto ministeriale»: è uno degli emendamenti anticipati dalla senatrice Bignami, in linea peraltro con la linea sostenuta dal sottosegretario alla Salute, Davide Faraone, intervistato dal Mattino.

5. I beneficiari delle misure
Prevedere opportunità di formazione in favore dei caregiver può essere utile, meno chiari quali siano gli «elementi essenziali» su cui lavorare nello svolgimento dell'assistenza, indicati nel disegno di legge: la formula appare confusa, rischia di risultare vuota o, peggio, potrebbe essere usata per foraggiare diversi enti anziché sostenere le famiglie. Ed è scontro anche sulle consulenze e i contributi introdotti e mirati all'adattamento degli spazi domestici: se rientrano tra beneficiari, quanti hanno relazioni affettive con un disabile, potrebbe scattare la corsa ai contributi.

6. Servizi ripetuti, caregiver nell'angolo
Le visite domiciliari, indicate nella proposta di legge come sostegno, sono già previste nell'ambito dei servizi sociali e sanitari: mancano invece attività dirette ai caregiver, 3,3 milioni di italiani che quotidianamente rinunciano al lavoro e anche a una vita sociale.

7. La definizione contestata
«Prestatore volontario di cura» è la definizione riportata all'articolo 3 del disegno di legge. Ma, per diversi senatori, la parola "volontario" va assolutamente eliminata: i caregiver sono obbligati ad assistere i disabili: «Si può dire che chi assiste il figlio disabile alla nascita è un volontario?», fanno notare gli stessi parlamentari che hanno licenziato il testo in commissione. Costata anche la precisazione delle 54 ore minime a settimana, per ottenere il riconoscimento di caregiver, che esclude quanti invece, tra mille difficoltà, devono per necessità e passione dividersi tra casa e lavoro. L'ultimo articolo, il quarto, lascia nel vago gli altri requisiti: «Entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, d'intesa con il Ministro della Salute, definisce con decreto le modalità di accertamento dei requisiti del Prestatore Volontario di Cura e dell'assistito di cui all'articolo 3». 

8. I tutori inseriti tra le righe
Tra i caregiver vengono anche indicati i soggetti all'articolo 2, comma 1, della legge 184/83: ciò significa che eventuali fondi potrebbero essere richiesti o destinati anche a single o coppie che prendono un minore in affido, anche migranti, cooperative che gestiscono strutture di accoglienza, pubbliche e private. «Una stortura assolutamente da eliminare», afferma Bignami.

9. I permessi sul lavoro cancellati
Si legge, ancora, nel testo: «Il riconoscimento della qualifica di Prestatore Volontario di Cura preclude a tutti gli altri familiari lavoratori, fatta eccezione per i genitori, la facoltà di godere delle disposizioni di cui all'articolo 33 della legge n. 104 del 1992, in relazione allo stesso assistito». Si tratta dei permessi in ufficio concessi ai disabili. Diritti cancellati anziché potenziati, senza che ci sia al momento altro beneficio come contropartita. Sul punto, tra gli altri, il senatore Ignazio Angioni, primo firmatario di un'altra delle tre proposte unificate, è pronto a intervenire.

10. Le misure tardive
Infine, un'annotazione sui tempi. Sintetizza Toni Nocchetti, presidente dell'associazione Tutti a scuola: «Una legge che riguarda la vita, il dolore e le speranze dei familiari dei disabili dovrebbe essere scritta da tutto il Parlamento. La legge sui caregiver si doveva scrivere guardando negli occhi un disabile non autosufficiente, la sua fatica quotidiana, le sue aspettative. Tutto questo non è avvenuto».  

 
Lunedì 16 Ottobre 2017, 19:46
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