Maria Pirro
PRONTOSOCCORSO di
Maria Pirro

Ictus, l'importanza del «fattore T»

Martedì 29 Ottobre 2019
Ictus, il fattore tempo è decisivo: salvavita. E le stroke unit sono quei reparti speciali chiamati a intervenire: dedicati ai pazienti colpiti da malattie cerebrovascolari (novemila casi all'anno in Campania), con 4-15 letti e un team composto da neurologi, radiologi, cardiologi, infermieri, tecnici di riabilitazione, logopedisti, assistenti sociali. Solo che non tutte le unità previste nella regione sono operative, nonostante la rete sia stata approvata con decreto, del 2019, da Palazzo Santa Lucia e preveda sette centri di riferimento chiamati Hub (Caserta, Cardarelli, Federico II, Ospedale del Mare, Benevento, Avellino e Salerno) e 13 centri minori detti Spoke.

«Restano in funzione esclusivamente Cardarelli e Ruggi d'Aragona; mentre ci sono alcune aree completamente scoperte come Caserta, che ha un bacino d'utenza di un milione di abitanti, l'Irpinia e il Sannio», avverte Mario Muto, direttore di Neuroradiologia al Cardarelli e presidente con Alessandra Biondi (direttore di Neuroradiologia dell'ospedale Munoz di Besancon) del quindicesimo congresso mondiale di Wfitn, la Società di neuroradiologia interventistica, con 1500 medici e ricercatori riuniti dal 21 al 24 ottobre a Napoli. «È necessario attuare quanto progettato sulla carta e, nel contempo, attivare un percorso formativo per garantire un adeguato numero di specialisti, aumentando i posti nelle scuole di specializzazione in Italia», insiste Muto, segnalando i problemi ormai cronici causati dalla carenza di personale in organico, destinati ad acuirsi nell'area dell'urgenza ed emergenza ospedaliera e nella gestione di politraumi, infarto del miocardico acuto e stroke, appunto. «Sono queste reti tempo dipendenti, regolamentate già dal decreto 70/2015, che maggiormente necessitano di una assistenza immediata: si parla spesso in tali settori di golden hour e si fa l'equazione tempo uguale cervello per spiegare le conseguenze dei ritardi assistenziali».

In particolare, lo stroke, deficit neurologico acuto, può essere di tipo emorragico (rottura di un vaso, come avviene nel 20 per cento dei casi) o trombo-embolico (chiusura di un vaso, nell'80 per cento dei casi). «I pazienti colpiti dalla patologia - aggiunge Muto - molto spesso hanno un'improvvisa perdita di coscienza o un improvviso disturbo del linguaggio e la netta riduzione della forza di un lato del corpo o di un arto». Sintomi da non sottovalutare. Occorre allertare subito il 118, perché si proceda a identificare il tipo di patologia con una accurata valutazione neurologica, raggiungendo il pronto soccorso: tac e angio tac aiutano a capire cosa fare, se procedere solo con fibrinolisi endovena (la terapia farmacologica) o utilizzare le nuove tecniche endovascolari per via arteriosa di rimozione o aspirazione del trombo. «Questi ultimi trattamenti stanno rivoluzionando le terapie», aggiunge Muto. «Ma il punto fondamentale è che il risultato clinico è tempo dipendente, cioè più tempo passa più neuroni muoiono e maggiore è il deficit neurologico o il rischio vita». Sei ore è la finestra di sicurezza: ma i trial Defuse 3 e Dawn hanno appena evidenziato che, in casi selezionati con risonanza magnetica e tac, si può aspettare un po' di più dalla comparsa della sintomatologia, per il trattamento endovenoso ed endovascolare. «Senza la rete, cioè senza attivare tutti i centri previsti in Campania, l'esito però non è affatto scontato», conclude Muto. Ultimo aggiornamento: 19:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA