Maria Pirro

Il compito di sostenere i figli
anche nelle vacanze dei sogni

di Maria Pirro
Ancora qualche giorno sui banchi. L'ultimo test prima delle vacanze, poi l'esame di maturità per 509.307 ragazzi in Italia, la selezione per 6.200 posti a Medicina, nelle scuole di specializzazione, mentre 1.654.680 studenti che frequentano l'Università sono alle prese con ulteriori prove e 1.455.850 neo-iscritti agli altri istituti, dall'infanzia alle superiori, già si preparano alle sfide di settembre. Ma 2,2 milioni di teenager e giovani, tra i 15 e i 29 anni, non studiano e non lavorano (Istat 2017); soprattutto nel Mezzogiorno, è record di rinunce, delusioni e fughe precoci dalle classi e, dai sei anni in su, il 74 per cento della popolazione non legge, se non lo «stretto necessario». Sono i dati che sollevano interrogativi di vario tipo e celano ulteriori difficoltà, spesso senza risposta.

Il futuro è un'ossessione per i genitori, ma i figli, incollati agli smartphone, sembrano disorientati o addirittura disinteressati. «E questo dipende, nella maggioranza delle situazioni, da un cattivo rapporto in famiglia (quando c'è), dalle incomprensioni con gli insegnanti e dalla mancanza di altri punti di riferimento», dice Santa Parrello, ricercatrice di Psicologia dello sviluppo e dell'educazione alla Federico II, autrice di Scene dal futuro edito da FrancoAngeli, un libro utile agli addetti ai lavori (ma che può interessare anche agli altri) che mischia teoria e pratica, in particolare sintetizza le criticità evidenziate durante gli interventi sperimentali nelle periferie metropolitane con i ragazzi a rischio e i maestri di strada (progetto E-vai, con 300 minori).

Cosa fare, dunque? Come aiutare gli adolescenti nelle scelte? Spiega Parrello: «Ci sono due modi uguali e contrari per perdere di vita l'orizzonte». Uno è trasformare la promessa di un «mondo migliore» in minaccia di condizioni peggiori e spingere l'acceleratore sulla paura: «Questo comportamento è diffuso anche tra numerosi professori, schiacciati dalla percezione di un eccesso di responsabilità e dal conseguente senso di impotenza, fino a indossare la corazza del cinismo». L'altra strada senza via di uscita è caricare di attese i propri «cuccioli d'oro», ritenendoli dotati di talenti, naturalmente da valorizzare: «I genitori, che mostrano un continuo bisogno di approvazione e di amore, costruiscono una relazione affettiva che limita al massimo le frustrazioni ma contiene forti aspettative di successo». Addio al pater familias e alle divisioni di compiti con la madre: il mito di Edipo lascia il posto a quello di Narciso, che porta a una regressione permanente nei ruoli, a «inevitabili ferite nel profondo» e a un «pervasivo senso di vergogna». Parrello aggiunge: «Una difesa è la spavalderia, guardare cioè dall'alto in basso l'adulto, negando l'asimmetria». Così si spiega pure una maggiore aggressività, che significa un aumento di episodi di bullismo e cyberbullismo.

La tecnologia fa il resto: può diventare forme estreme di isolamento riscontrate negli hikikimori, reclusi davanti al pc e ai videogiochi, con un record di casi, un milione, in Giappone. «La rimozione di una prospettiva avviene soprattutto per timore di non riuscire: è il risultato di fragilità», insiste la psicologa. Ammettere la possibilità di una bocciatura, accettare di non essere «numeri primi» e recuperare, nel contempo, la «capacità di aspirare», spazi di creatività e critica oltre una condizione d'urgenza, è la cura al mal di vivere. Qui e ora.
Domenica 27 Maggio 2018, 18:01
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