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Lo slalom di Conte tra il Pd,
i rigurgiti grillini anti Ue
e lo spettro del commissariamento

Sabato 11 Aprile 2020 di Marco Conti
ROMA L’uomo è abile e l’abbiamo visto già all’opera più volte, a cominciare da quando si è scrollato di dosso il salvinismo compiendo in pieno agosto una torsione da ginnasta degna del Cirque du Soleil. L’esercizio più difficile viene però adesso e consiste nel liberare il governo dal grillismo sovranista che sta soffocando la maggioranza, provocando reazioni scomposte da parte del Pd. Tassare i redditi sopra gli 80 mila euro, spronando quindi all’evasione i tanti che possono farlo, altro non è che una disperata ricerca di alternative da contrapporre a chi predica il reddito universale e vorrebbe imporre alla Bce l’acquisto senza limiti di debito pubblico italiano, senza per questo cadere nella “trappola” del Fondo salva-stati. Ma Giuseppe Conte, come ieri profetizzava il reggente Vito Crimi, “ci sorprenderà anche stavolta” producendosi in uno slalom un po’ cerchiobottista tra i grillini che vogliono bruciare le bandiere europee e quel Pd lato Margherita o Dc, che quella bandiera continuava a sventolare, mentre Beppe Grillo andava in giro a profetizzare che l’Italia sarebbe dovuta uscire al più presto dalla zona euro.

Ne va delle tenuta della maggioranza e anche del progetto di coloro che nel Pd pensavano, e forse pensano ancora, che alleandosi con gli eredi di De Gasperi e Spinelli avrebbero abbandonato per sempre la visione sovranista e anche un po’ complottarda dell’Europa.

Conte la faccia sulla trattativa ce l’ha messa, eccome. Ha anche terrorizzato il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri con quel “non useremo mai il Mes” che chiude ogni exit strategy qualora poi l’Italia avesse bisogno del supporto della Bce. Ma il presidente del Consiglio è “capace di sorprenderci” e quindi aspettiamo il 23 aprile, giorno del Consiglio europeo quando si capiranno un po’ meglio tempi e modi del Fondo per la ripresa che dovrebbe emettere obbligazioni europee. Solo allora si capirà se è quanto il grillismo saprà fare i conti con il possibile e se la politica sarà in grado di affrontare i problemi o se deciderà di auto-commissariarsi e serviranno, oltre a Vittorio Colao, altri tecnici - magari alla Mario Draghi - per portare fuori il Paese dalla decrescita infelice.
Il furioso attacco ieri al Salvini e Meloni svela le preoccupazioni del premier sulla tenuta della sua maggioranza, ma pensare di ricompattarla fomentando il nemico non è detto che riesca. Ultimo aggiornamento: 11:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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