Daniela De Crescenzo

Chiesa del Monacone, la basilica
barocca tra storia e leggenda

di Daniela De Crescenzo
La basilica di Santa Maria della Sanità, a Napoli, si apre sulla piazza centrale del rione e ne costituisce il cuore, il centro vitale. Per questo, oltre che per il suo valore artistico, merita indiscutibilmente una visita. Al complesso sono dedicate numerose pagine del romanzo dello scrittore Ermanno Rea, Nostalgia (Feltrinelli 2016) che racconta il rapporto strettissimo che lega la chiesa al rione e scrive: «Non soltanto è intestata alla Sanità ma la riassume, la simboleggia, anzi l’incarna, con la sua magnificenza, prima di tutto, ma anche con le sue diseguali altimetrie: il buio profondo della cripta, che fu «cimiteri» e penetra a fondo nel sottosuolo; la penombra vasta e penitenziale del vano terra e infine la gloria dell’altare maggiore, posto audacemente in alto, sorretto da due scale marmoree, aperte in tondo come per un abbraccio».
 


Dalle guide turistiche il complesso è indicato come Basilica di Santa Maria della Sanità, ma per i napoletani è la “chiesa del Monacone”.  Al suo interno, infatti, si conserva la statua del monaco San Vincenzo ritenuta miracolosa dalla gente della Sanità: quando nel 1836 scoppiò un’epidemia di colera (l’ennesima in città) il busto fu portato in processione e il contagio miracolosamente cessò. Da allora ogni anno il primo martedì di luglio il corteo si ripete. Ma il suo primo nome è molto più antico. Racconta Rea: «Un giorno il cardinale d’Arezzo, mentre passeggiava nei pressi del tempio e si chiedeva che nome dovesse essere dato alla chiesa, incontrò Antonio Pisano, famosissimo filosofo e medico, che lo invitò a frequentare con assiduità quel luogo, in quanto chiamato «dai nostri buoni antichi», valle della Sanità. A quelle parole il cardinale d’Arezzo ebbe un sussulto. «Non a caso Dio l’ha menato qua», disse. «Pensavo giusto al titolo di questa chiesa, e mentre che lei mi dice così, voglio che sia chiamata S. Maria della Sanità».

La decisione piacque a tutti, e in modo particolare ai frati che avevano il tempio in gestione, i quali diffusero subito la notizia per tutta Napoli, suscitando ovunque consenso ed entusiasmo. Anzi, «tanto fu il concorso che bisognò far nuove strade, una delle quali fu quella che abbiam detto dell’Imbrecciata, e tante furono le limosine e le obbligazioni, che in breve col modello, disegno ed assistenza di fra Giuseppe Nuvolo, laico dello stesso Ordine, si diede principio alla presente chiesa e convento, che sono dei più belli che abbiano i Frati in Italia, e la dedicazione fu nello stesso anno 1577 nella seconda Domenica di Quaresima».

La basilica, quindi, fu edificata alla fine del 1500 quando nella zona delle attigue catacombe di San Gaudioso fu ritrovato un affresco su tavola del IV-V secolo successivamente sistemato in una delle cappelle laterali. Quando le catacombe furono affidate ai frati domenicani dal cardinale Paolo Burali d’Arezzo cominciò la costruzione del complesso a opera di un frate, ricordato con il nome di Fra Nuvolo che terminò i lavori nel 1613: ancora una volta il legame tra la vita e la morte si confermò inestricabile: nella chiesa furono inglobate le antiche catacombe di San Gaudioso.

Intorno, al convento sorgevano anche giardini, orti medicali, una farmacia, una biblioteca, ma tutto fu poi sventrato nel corso del decennio francese (1806 -1815) per costruire il Ponte della Sanità che permetteva di raggiungere più agevolmente Capodimonte e quindi la reggia, ma contemporaneamente rendeva il rione isolato rispetto al resto della città. La chiesa, con la grande cupola centrale rivestita di maioliche gialle e verdi, con l’imponente scalinata che incorona l’altare maggiore, è anche uno dei migliori esempi del barocco napoletano. Al suo interno sono custodite opere di Luca Giordano, Andrea Vaccaro, Agostino Beltrame, Paceco De Rosa, Francesco Solimene e Giovano Balducci.

Adesso la basilica è diventata una delle tappe del Miglio Sacro. I tour si tengono dal lunedì al sabato, dalle 10 alle 17, le visite guidate partono ogni ora. La domenica si chiude alle 14. Il biglietto intero costa 9 euro, ma sono previste una serie di riduzioni. Tutte le informazioni sono disponibili sul sito www.catacombedinapoli.it.
 
Sabato 25 Marzo 2017, 12:41
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