Daniela De Crescenzo

Tra mercati, catacombe e palazzi nobiliari alla riscoperta della città dimenticata

di Daniela De Crescenzo
A chi potrebbe venire in mente di chiamare Sanità un rione destinato alle sepolture? I napoletani non solo l’hanno pensato, ma l’hanno anche fatto, consegnando alla storia uno degli infiniti paradossi della città delle contraddizioni. Ed è forse per questo che il Rione Sanità, con i suoi mercati, con i palazzi nobiliari sempre sull’orlo della decadenza, con i vicoli bui e i chiostri rinfrescanti, con le poche tracce di Totò che vi nacque e vi abitò, con il ricordo di Eduardo e del suo “Sindaco del rione Sanità”, è uno dei miei preferiti. Ed anche una delle mete sempre più gettonate dai turisti che sono tornati ad affollare la città.

Sotto le colline della Stella, dei Miracoli e di Capodimonte c’era una volta vallone coltivato, un enorme spazio verde isolato dai vicoli malsani e sovraffollati del centro della città, e là nel 1500 si cominciò a costruire, gettandole prime fondamenta di quello che sarà il rione Sanità. In quelle stesse campagne, però, si aprivano anfratti e grotte utilizzate in epoca greca e romana come luogo di sepoltura: le nuove residenze, quindi, andarono ad affastellarsi intorno alla Necropoli ellenistica di Neapolis del IV/III secolo avanti Cristo.  La vita e la morte si intrecciano al Rione Sanità e le tracce della storia si imbrogliano e a volte si sovrappongono nella città fatta a strati.

Nel rione si incontrano, proprio accanto alle catacombe, l’affascinante  la Basilica di San Gennaro fuori le mura e i resti di un lazzaretto che ospitava gli appestati e che dopo la fatale epidemia di peste del 1656 fu ampliato e divenne quello che oggi è l’ Ospedale di San Gennaro dei poveri.   Alla fine del Cinquecento, poi, con il via alla costruzione di nuove case, il rione fu destinato alle residenze di nobili e ricchi borghesi, come testimoniano il Palazzo Sanfelice e il Palazzo dello Spagnolo che si trovano nel cuore dei Vergini, la parte bassa del quartiere, quella più vicina alla trafficatissima via Foria e al museo Archeologico. Il nome dell’antico borgo è dovuto alla “Fratia” (associazioni politiche religiose in cui erano organizzati i cittadini di Neapolis nel 476 A.C.) degli Eunostidi greci della Beozia che erano dediti alla temperanza e soprattutto alla castità. Oggi il borgo dei Vergini è un grande mercato, fratello dei suq che affastellano il Mediterraneo, ma nell’architettura dei palazzi, nei fregi troppo spesso malandati è anche uno dei migliori esempi del barocco napoletano.

L’intero rione Sanità in questi mesi, nonostante i problemi di sicurezza che si è trovato ad affrontare, sta vivendo un momento di grande rilancio turistico anche grazie a nuovi locali che fanno da calamita: la pasticceria Poppella sbanca con i suoi Fiocchi di Neve, la Pizzeria Concettina Tre Santi è sempre tanto affollata da richiedere lunghe attese, spesso allietate dagli assaggi che Ciro Oliva, il giovane proprietario, fa servire direttamente sulla strada. Il buon cibo è certamente un’attrattiva del quartiere: è difficile resistere alle bancarelle che vendono trippa, taralli, zeppole, pastiere, pesce di ogni genere e qualità.

Il fervore è testimoniato anche dai numeri citati sul sito delle catacombe di San Gennaro, gestito dalla cooperativa La Paranza: in pochi anni 10620 metri quadri di patrimonio sono stati illuminati, 632 sono stati restaurati, 11450 sono stati resi fruibili, sono stati creati più di 100 posti di lavoro accogliendo 200 mila visitatori.  
Quindi, che Sanità sia.
 
 
 
 
Foto di Sergio Siano - Newfotosud 
Sabato 11 Marzo 2017, 10:45
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