Veleni e ricorsi contro Pino Aprile: è la diaspora dei partitini sudisti

Mercoledì 17 Novembre 2021 di Antonio Menna
Veleni e ricorsi contro Pino Aprile: è la diaspora dei partitini sudisti

Lo chiamano “Primo Aprile”, per dire, con uno sberleffo, che per loro è stato un grande bluff o un brutto scherzo. Volano gli stracci nel movimento meridionalista del giornalista e scrittore Pino Aprile, nato appena due anni fa, diventato in poco tempo il più importante esperimento di organizzazione politica meridionalista, ma già dentro la tempesta, quasi a confermare la maledizione di un grande pensiero condannato a disperdersi in mille minuscoli contenitori. Nemmeno il tempo di venire al mondo che è già crisi per Equità territoriale, Movimento 24 agosto, l’organizzazione che doveva «cacciare Salvini dal Sud»: dimissioni, espulsioni, accuse incrociate, minacce di scissione e perfino carta bollata visto che la lite tra i militanti bussa alle porte dei tribunali. Proprio come i partiti tradizionali, senza essere né partiti né tradizionali.

«Nel Movimento 24 agosto c’è la sintesi di tutti i fallimenti storici del meridionalismo, si nasce sulla base di principi molto interessanti, si frana su verticismo e narcisismo»: a parlare è Nicola Manfredelli, ex Presidente regionale in Basilicata della Cia ed ex vicepresidente della Camera di commercio di Potenza, referente regionale per la Basilicata del Movimento, e oggi tra i “commissariati” insieme ai coordinatori di altre regioni come Puglia, Emilia, Marche, Sicilia. «Siamo stati messi alla porta – dice – perché non abbiamo più la fiducia di Pino Aprile, a conferma che la struttura di questo movimento non è mai stata democratica. Per me è una grande amarezza, anche personale. Abbiamo solo chiesto, nell’ultima riunione di direttivo, che venisse convocata l’assemblea degli iscritti per dare un assetto democratico alle cariche del Movimento. Lo volevano ben 400 iscritti. Non siamo stati ascoltati, anzi siamo stati messi all’indice. Con noi se ne va il 50% degli aderenti. Ma daremo battaglia nelle sedi legali per il simbolo, il nome, il progetto». 

«È una bufera nata soprattutto sui social – replica Rossella Solombrino, vicina a Pino Aprile, componente del direttivo, candidata sindaco a Napoli alle scorse amministrative – e che riguarda poche persone che alimentano con falsità una polemica senza fondamento. Il Movimento è sano, unito». In realtà, il luogo dove la grande frattura del piccolo partito è maturata è la Calabria, per almeno due ragioni. La prima si chiama Luigi De Magistris. La candidatura dell’ex sindaco di Napoli era stata ben accolta, quasi invocata da Aprile, che dall’inizio aveva dato il suo sostegno a quella che appariva come la prima, vera, prova sul campo del soggetto politico. Poi sono sorti dissapori e il movimento ha ritirato la sua lista, senza però correre da solo. Di fatto è sparito dalla competizione. Questo ha lasciato l’amaro in bocca a molti militanti. Alcuni si sono candidati lo stesso, altri non hanno compreso. 

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«De Magistris poteva rappresentare una grande opportunità – dice Manfredelli -. Un candidato, che non è mai stato meridionalista, che si proponeva una battaglia di profondo rinnovamento. C’era stato il sostegno del Movimento, eravamo tutti concordi. Poi da un giorno all’altro, per decisione di Aprile, senza la consultazione del Movimento, per ragioni mai del tutto chiarite, ci si ritira e si esce di scena. Perché? Che senso ha avuto non esserci? Una scelta incomprensibile e autolesionistica».

«De Magistris – ribatte Solombrino – non ha rispettato gli accordi, sui temi e sui contenuti. La sua è apparsa come una battaglia personale e abbiamo creduto opportuno non sostenerla. Non abbiamo presentato la lista perché bisogna essere pronti, si va per gradi. Era importante esserci a Napoli, ma saremo anche altrove, con il passo graduale necessario della costruzione di un soggetto politico». 

Ma c’è un secondo elemento di contrasto, ancora più forte del primo e probabilmente all’origine della rottura con De Magistris. A maggio Pino Aprile diventa direttore di LacNews24, una testata televisiva locale e un sito web calabrese dell’editore Domenico Maduli, imprenditore considerato dai militanti delusi un’espressione di quel vecchio sistema di potere collegato ai partiti tradizionali e che invece nelle premesse si diceva di voler fronteggiare.
«Può il capo di un movimento politico assumere la direzione di un canale televisivo e rimanere in carica?», se lo chiede Manfredelli, e con lui, sui social, dove inevitabilmente si è acceso un dibattito furioso, anche altri militanti che da giorni se ne danno di santa ragione. Sullo sfondo, da una parte una nuova opportunità (l’ipotesi della nascita di un gruppo parlamentare meridionalista al Senato, Vento del Sud, per iniziativa di Saverio De Bonis) dall’altra quella che appare come una condanna: una idea forte che si fa sempre più spazio, come la necessità di porre il tema del divario tra parti del Paese con troppi galli, però, a cantare. Si perde il conto dei partiti, dei movimenti, delle correnti, delle associazioni che si richiamano al meridionalismo e dicono, ciascuna per la loro parte, di voler unire il Sud. Mentre faticano anche a unire loro stessi.

 

Ultimo aggiornamento: 18:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA