Calabria, Salvini già in affanno
punta tutto sul sindaco a Reggio

Martedì 11 Agosto 2020 di Valentino Di Giacomo
«Nemo propheta in patria». È il caso della Lega di Matteo Salvini che, per provare a tenere le redini del suo partito dopo l'avanzata al Sud, ha riempito le Regioni meridionali di propri uomini di fiducia, tutti provenienti dal settentrione e, soprattutto, dalla sua Lombardia. Se in Campania c'è il fedelissimo Nicola Molteni, in Sicilia Stefano Candiani, in Calabria per mantenere il controllo sui potentati locali c'è il bergamasco Cristian Invernizzi. Schema identico in tutto il Mezzogiorno: prima si inglobano personaggi provenienti da altri partiti, poi li si scarica rivolgendosi a «papi stranieri». Un assunto che Salvini ha riproposto persino nella città più popolosa che andrà al voto nella prossima tornata elettorale di settembre: Reggio Calabria.

LE RUGGINI
Il candidato, presentato trionfalmente da Salvini, come «il sindaco del ponte sullo Stretto», è Antonino Minicuci. Originario di Melito Porto Salvo, in provincia di Reggio Calabria, ma poi ha svolto tutta la sua carriera al Nord con vari incarichi nei municipi lombardi. Bagolino, Erbusco, Chiari e Lumezzane, tutti paesi del bresciano. Minicuci è stato segretario generale a Legnano in provincia di Milano, poi è andato in Toscana, come segretario e direttore della Provincia di Massa Carrara dal 1996 al 2008. Infine una puntata nelle Marche, ricoprendo l'incarico di segretario e direttore generale del comune di Ascoli Piceno e poi a Genova, tanto è vero che il suo nome è stato proposto da un altro fedelissimo di Salvini, il ligure Edoardo Rixi. È per questo che la scelta di Minicuci da parte di Salvini è apparsa, tanto tra i leghisti locali, quanto tra gli esponenti della coalizione di centrodestra, come una scelta azzardata. I malumori sono arrivati soprattutto da Forza Italia e da Fratelli d'Italia, per molto tempo impegnati nell'individuazione di uno o più candidati alternativi. A pesare negativamente sull'indicazione del Carroccio anche la bassa percentuale di consensi e rappresentatività elettiva ottenuta dal partito di Salvini rispetto al resto della coalizione alle elezioni regionali dello scorso gennaio. Al punto che dopo che la scorsa settimana è giunta l'ufficializzazione di Minicuci da Forza Italia sono arrivate bordate. «Per quanto io sia una persona che gioca in squadra ha detto la forzista Giusy Versace - faccio davvero fatica a comprendere la scelta della Lega nel proporre come sindaco di Reggio Calabria un candidato che, per quanto valido, non vive né conosce la città. Nulla di personale ma ritengo che, al di là degli equilibri nazionali, ora più che mai serva ascoltare la gente che il territorio lo vive e che, non è un mistero, chiede un candidato che sia, oltre che competente, soprattutto presente. Caro Matteo, ascolta la nostra voce, la voce di chi la città la conosce e la vive». Le parole sono però cadute nel vuoto. «Dal modello Genova al modello Reggio Calabria, dal malgoverno di sinistra al rilancio firmato Antonino Minicuci ha risposto Salvini - come promesso, la Lega è orgogliosa di proporre il cambiamento e un progetto ambizioso per il capoluogo calabrese». E a nulla vale se alle perplessità di Versace si erano unite nel frattempo anche le voci di altri esponenti locali di Fi come Mary Caracciolo, Lucio Dattola, Pasquale Imbalzano e Stefania Eraclini. Nella Lega locale non ci sono state esternazioni pubbliche, ma la scelta di Minicuci ha creato più di qualche imbarazzo.

IL PRECEDENTE
E del resto le mosse di Salvini in Calabria non hanno fatto brindare neppure gli stessi leghisti locali. Alle elezioni europee del 2019, il Carroccio si era imposto con un sonante 24 per cento, voti dimezzati con il 12 per cento alle elezioni regionali. A Salvini viene imputato soprattutto di aver scelto alle Europee di candidare Lucia Borgonzoni in Emilia-Romagna, lasciando invece a Forza Italia una vittoria annunciata, andata poi alla forzista Jole Santelli. In una Regione, la Calabria, dove non è neppure previsto il voto disgiunto come in Emilia e dove, quindi, la coalizione più forte può avere gioco facile. Invece è arrivato il tonfo e il rafforzamento di Fi che ora ha una propria Regione al Sud, mentre la Lega anela ancora un successo in una Regione meridionale. Un successo che diventa sempre più complesso soprattutto per l'incapacità del Carroccio di riuscire a costruire una propria classe dirigente in grado di fare la differenza quando si tratta di voti per gli enti locali. A Salvini viene infatti imputato di voler replicare lo stesso schema di partito che funziona al Nord, cercando di esportarlo al Sud dove, però, i consensi si ottengono maggiormente con candidati forti, invece che con un simbolo credibile.

IL COMMISSARIO
Chi era riuscito nell'impresa delle elezioni europee portando la Lega a superare il 20 per cento era stato il giovane Domenico Furgiuele, alla guida del Carroccio calabrese fino allo scorso anno. Come al solito si tratta di un personaggio proveniente da altri partiti, Furgiuele ha militato prima in An e poi con La Destra di Francesco Storace. Poi Salvini ha scelto di affidarsi ad un lombardo per guidare il partito, il bergamasco Cristian Invernizzi che ora si gioca tutto con la partita di Reggio Calabria. Non sfondasse neppure a Reggio per la Lega sarebbe un pesantissimo passo falso.

(4. continua) Ultimo aggiornamento: 18:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA