Riace, cittadini e migranti in piazza a sostegno del sindaco indagato

Al centro il sindaco Domenico Lucano durante la manifestazione a Riace
di Serafina Morelli

Riace (Rc) - «Io non voglio trovare alibi, non voglio pietà, commiserazione da parte di nessuno, ma devo fare chiarezza, non voglio che restino ombre». È emozionato Domenico Lucano, il sindaco di Riace simbolo del modello di accoglienza, ora indagato dalla Procura di Locri per abuso d’ufficio, concussione e truffa per la gestione dei fondi per i migranti. Cittadini provenienti da tutta la Calabria, associazioni, politici: in centinaia sono arrivati nel paese della Locride per manifestare la propria vicinanza a Mimmo, detto U Curdu. Abbraccia i “suoi” migranti e non trattiene le lacrime quando qualcuno di loro si avvicina per ringraziarlo. «Mi ha accolto, mi ha dato una casa», «grazie a Lucano oggi i miei figli vanno a scuola, ho dato un futuro ai miei bambini», raccontano alcuni rifugiati che hanno trovato accoglienza proprio a Riace e oggi sono presenti alla manifestazione. Un incontro – specificano in tanti – «non contro la magistratura».

«Se ho sbagliato è giusto che paghi – ha detto il sindaco – anzi sono contento se la magistratura indaga, più andranno fino in fondo a scoprire la verità, più sarò contento e martedì in Procura chiarirò tutto. Non posso accettare che per colpa mia si debba mortificare un ideale. A costo di fare qualcosa di eclatante. E oggi Riace rappresenta un ideale». Un modello studiato e ammirato in tutto il mondo oggi, però, sotto la lente della Procura. Criticità burocratiche messe in evidenza dalla relazione della Prefettura di Reggio Calabria, dalle ispezioni. Poi lo stop ai fondi e le controdeduzioni con il quale Domenico Lucano replicava alle varie «inadempienze» che hanno poi dato il via all’inchiesta. «Io sono più innamorato della giustizia che della legalità – sottolinea il primo cittadino - perché a volte significa restare immobili e dico che è strano che due visite ispettive richieste da noi non siano mai arrivate. E ribadisco che io sul conto corrente ho solo 500 euro». Mimmo Lucano non si arrende e racconta ai presenti la storia e il senso di questo percorso che ha fatto rinascere Riace. Un modello che nasce nel 1998 con un’accoglienza spontanea, con l’arrivo a bordo di un veliero, sulle coste della Locride, dei primi richiedenti asilo curdi. «Per quattro anni abbiamo portato avanti un’accoglienza senza prendere un euro ed è stata per me la fase più bella», ricorda il primo cittadino. Oggi Riace ha una «nuova comunità, senza pregiudizi e l’accoglienza ci ha aiutato anche a valorizzare i nostri luoghi».

«Io sono sicuro di non aver fatto male a nessuno – spiega ancora Lucano - forse ci sono difformità burocratiche, ma l’applicazione pratica del modello di accoglienza è sotto gli occhi di tutti. Qui siamo in un ambito sociale difficile. Noi abbiamo cercato di costruire opportunità per i migranti anche per il dopo, cioè alla fine dei progetti. Qui oltre 150 persone vivono stabilmente, e dimostrano il fatto che questo progetto di accoglienza funziona. Mille volte abbiamo gestito sbarchi senza poter presentare una fattura, ma io ho sempre pensato di doverlo fare anche se non avremmo preso un euro». I principi dell’accoglienza, della cittadinanza globale spesso hanno messo in secondo piano la burocrazia. Da qui i primi dubbi sugli affidamenti diretti ma «sono stati proprio gli enti – che oggi contestano ciò - a chiedermi programmi straordinari, posti aggiuntivi per superare le emergenze». Lucano parla di «incomprensioni», di «lacune di una visita ispettiva eseguita in maniera approssimativa e parziale». E oggi le centinaia di persone presenti nell’anfiteatro arcobaleno di Riace hanno ribadito la propria vicinanza al sindaco. «Difendiamo il modello Riace, Mimmo U Curdu è una persona onesta, un esempio», dicono i cittadini presenti nel borgo della Locride con la speranza che «la magistratura faccia presto chiarezza su questa vicenda».
Venerdì 13 Ottobre 2017, 21:49 - Ultimo aggiornamento: 14-10-2017 14:12
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