Coronavirus, la Calabria “riapre” per prima. Sindaci e Governo contro Jole Santelli

Giovedì 30 Aprile 2020 di Mario Meliadò
Coronavirus, la Calabria “riapre” per prima. Sindaci e Governo contro Jole Santelli

Contrasto al coronavirus: la Calabria a soqquadro in un grappolo di ore. Fino al pomeriggio del 29 aprile Jole Santelli aveva tenuto il low profile del più prudente tra i presidenti di Regione, blindando i confini del territorio calabrese: nella notte, con un’inversione a “U” ha firmato un’ordinanza che offre un repentino segnale verso il ritorno alla normalità. E fin da oggi, giovedì 30 aprile, come in una “fuga verso la libertà” a tutta velocità.

Tra le disposizioni previste dalla Regione, da ora in poi ci si potrà spostare da un territorio comunale all’altro per praticare sport individuali; si potranno raggiungere barche e yacht una volta al giorno per procedere alla manutenzione; ristoranti, pizzerie, rosticcerie potranno anche vendere cibi da asporto (e non solo con consegna a domicilio), e così come bar e pasticcerie potranno riaprire «con somministrazione esclusiva attraverso il servizio con tavoli all’aperto».

Tutto, però, senza che siano fin qui istituiti i centri Covid e con l’obbligo – come da allegato – di distanziare i tavoli almeno di un metro e mezzo, di distanziare di almeno un metro le sedie allo stesso tavolo, di «prenotazione obbligatoria con percorsi predefiniti» anche per evitare code e assembramenti vari, di misurazione della temperatura corporea per i clienti, di «sanificazione accurata» nel riapparecchiare i tavoli e dei servizi igienici «dopo ogni utilizzo». Misure talmente restrittive che già pochi minuti dopo una massa di titolari di bar e ristoranti calabresi ha fatto sapere di ritenere incauta e precoce la riapertura e, comunque, inattuabili i suoi termini.

A caldo”, peraltro, tanti sindaci calabresi si sono opposti a un segnale forte di “riapertura” come quello incarnato dall’ordinanza regionale. Prima un nugolo di sindaci della fascia centrale della Calabria; e l’ordinanza adottata dal primo cittadino di San Pietro a Maida è stata ritagliata e utilizzata ad arte già nella notte per dare l’impressione (infondata: era una “bufala”) che la stessa Jole Santelli avesse differito di 24 ore l’efficacia del proprio provvedimento. Poi anche amministratori di grandi centri, dal sindaco metropolitano di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà («La città rispetterà le misure contenute nel Dpcm, l’ordinanza è del tutto illegittima. Ed è arrivata a un’ora incredibile, senza che gli amministratori locali fossero stati coinvolti: nemmeno il Prefetto ne sapeva niente») e, clamorosamente, il collega di Forza Italia e primo cittadino del capoluogo calabrese, Catanzaro, Sergio Abramo, che come Falcomatà ha firmato un’ordinanza che conferma le disposizioni in vigore fino a tutto il 3 maggio almeno.

In queste ore però lo stesso Presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte ha fatto partire una diffida nei confronti della Regione Calabria, spiegando nella sua informativa a Montecitorio: «Non possiamo permettere che gli sforzi compiuti risultino vani, qualsiasi atteggiamento ondivago rischierebbe di compromettere gli sforzi sin qui compiuti».

Istituzioni a parte, non sono mancate reazioni dalla politica locale. Se il gruppo consiliare del Pd alla Regione inveisce contro un’ordinanza che «ci lascia senza parole ed è del tutto fuori da ogni logica», anticipando che gli eventuali contagiati da Covid-19 «avranno tutto il diritto di chiedere i danni alla Regione», la senatrice del Movimento Cinquestelle Rosa Silvana Abate bolla come «a dir poco inopportuna e irresponsabile» l’iniziativa di Jole Santelli che un’altra esponente politica di segno opposto, la consigliera regionale della Lega Tilde Minasi, invece difende a spada tratta parlando di «coraggio e lungimiranza» del Governatore in carica  rispetto a un provvedimento «che aiuterà molti calabresi».

Ultimo aggiornamento: 19:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA