Blitz in camera da letto: preso
latitante con la passione per i libri

Marcello Pesce
di Serafina Morelli

REGGIO CALABRIA. Si nascondeva nella sua Rosarno, e leggeva, leggeva. Il latitante Marcello Pesce, detto “U Ballerinu” era ricercato dal 26 aprile 2010, quando sfuggì alla cattura nell’operazione “All Inside”. Stamattina all’alba il blitz dei poliziotti dello Sco e della squadra mobile di Reggio Calabria: era in camera da letto e non era armato. Non ha opposto alcuna resistenza e insieme a lui sono stati arrestati padre e figlio, che erano nell’appartamento con lui.
 


Ad annunciare la sua cattura un tweet della Polizia di Stato. Le ricerche del 52enne Pesce, inserito nell’elenco dei pericolosi latitanti stilato dal Viminale, si erano estese con un mandato di arresto europeo della Corte di Appello di Reggio Calabria. Poteva contare su numerosi appoggi all’estero, ma alla fine il capo strategico dell’omonima cosca è stato beccato, dopo sei anni di latitanza, nel suo territorio, nella cittadina della Piana di Gioia Tauro. Il suo nome compare già negli anni ’90, quando alcuni rapporti di polizia ne ipotizzano l’appartenenza alla criminalità organizzata di Rosarno. Ha precedenti per associazione mafiosa, omicidio doloso, reati legali agli stupefacenti e altro. Nel 2002 viene arrestato nell’ambito dell’operazione “Gatto Persiano” per avere promosso, organizzato e diretto la cosca Pesce, operante in federazione con la cosca Albano, che stava nella zona di San Ferdinando e con altre associazioni mafiose. Nel 2010 riuscì a sfuggire al blitz “All inside”. Al termine del relativo processo di primo grado Marcello Pesce – figlio di Rocco e nipote del defunto boss Giuseppe Pesce - è stato condannato alla pena di 15 anni e 6 mesi di reclusione poiché riconosciuto colpevole dei delitti di associazione mafiosa ed intestazione fittizia di beni. Questo verdetto è stato riformato in appello con una nuova condanna alla pena di 16 anni e 2 mesi di reclusione. Del ruolo di Pesce hanno parlato anche diversi collaboratori di giustizia, tra cui Salvatore Facchinetti e Giuseppina Pesce, figlia del boss di Rosarno Salvatore Pesce, che nel 2011 decise di ribellarsi alle regole mafiose della sua famiglia.

«Oggi è una bella giornata per l'Italia: un pericoloso latitante, ricercato in campo internazionale da sei anni, è stato assicurato alla giustizia». È quanto afferma il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, commentando l'arresto di Marcello Pesce. «La sua cattura, a Rosarno, è il risultato di una intensa attività investigativa degli uomini della Polizia di Stato di Reggio Calabria – ha sottolineato il ministro complimentandosi con il capo della Polizia Franco Gabrielli -, che hanno lavorato con competenza e determinazione. È dunque un successo investigativo di alto livello, a conferma del nostro quotidiano impegno sul fronte della lotta alla criminalità organizzata, perché i cittadini possano sentirsi sicuri e credere sempre di più della forza delle Istituzioni».

Nel covo dove Pesce  si nascondeva sono stati trovati anche molti libri. Amava la cultura e leggeva Proust e Sartre. Ma la sua grande passione era il calcio. Fu direttore generale della squadra del Rosarno ed ebbe il privilegio di essere intervistato in diretta da bordo campo nel corso dell’inaugurazione dell’impianto sportivo nel 2005. Attraverso lo sport, finanziando diverse squadre di calcio, riciclavano denaro sporco e fortificavano il controllo del territorio anche attraverso i giovani. Dopo la stagione 2004/05 lascia però il panorama calcistico rosarnese ed assume il ruolo di direttore generale del Sapri. L’esperienza in terrà campana durò però solo una stagione.
Giovedì 1 Dicembre 2016, 12:06 - Ultimo aggiornamento: 01-12-2016 12:08
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