Referendum, l'onda d'urto del No
travolge anche la Calabria

Matteo Renzi insieme al segrtario del Pd regionale Magorno
di Serafina Morelli

L’onda d’urto del No travolge anche la Calabria. Il 67,02% dei votanti (561.557) ha espresso parere negativo, contro un Sì che si è fermato al 32,98% (276.384). L’ultima regione dello Stivale conferma il trend nazionale. Eppure proprio in Calabria Matteo Renzi poteva contare su uno dei segretari regionali del Partito Democratico che gli sono più fedeli: Ernesto Magorno. Il dato di Diamante, cittadina in cui abita lo stesso Magorno e dove sua moglie è vicesindaco, rappresenta inesorabilmente la debacle dei democratici: i No hanno toccato quota 72%. E sono cosentini due membri della segreteria nazionale del Pd: Ernesto Carbone e Stefania Covello.

Inevitabili le ripercussioni anche sul governatore Mario Oliverio, che a ridosso del voto aveva ottenuto dal Governo il controllo della sanità regionale da tempo in mano ai commissari. L’emendamento, confezionato ad hoc per De Luca e Oliverio, ora rischia di essere accantonato e chi aspirava al controllo diretto del settore – che rappresenta il capitolo più consistente del bilancio regionale - dovrà fare i conti con la sconfitta. A San Giovanni in Fiore, paese di origine del presidente della Regione, il Sì ha sfiorato il 44%.

A Reggio Calabria, città guidata da Giuseppe Falcomatà, primo cittadino “nelle grazie” di Matteo Renzi, il Sì ha fermato la sua corsa a quota 31,5% contro il 68,95% dei No. A Catanzaro i No sono stati il 66,17% ed i Sì il 33,84%; a Cosenza No 66,5, Sì 33,45; a Vibo Valentia No 64,07, Sì 35,93; a Crotone No 67,80, Sì 32,2.
La vittoria più larga da parte del Sì è stata registrata ad esempio a Fabrizia, nel vibonese, con il 64,06% dei voti per il Sì. Le passarelle dei big politici non sono mancate neanche nella Locride, territorio spesso dimenticato a livello nazionale. Dove troppo spesso – lamentano gli stessi cittadini - la politica ha promesso ma non ha mai dato. E che oggi registra un trend negativo di affluenza. Così come per le elezioni, Platì e San Luca continuano a rinunciare alla democrazia: due paesi da anni guidati dai commissari dove troppo spesso non si sono tenute regolari elezioni perché nessuno voleva candidarsi. E oggi il record spetta a San Luca dove solo il 27,17% degli elettori si è recato alle urne: ma qui a vincere è stata la percentuale del Sì con il 53,36%. Lo stesso è accaduto a Staiti dove con un’affluenza del 27,31% (alle 12 aveva votato solo il 4% degli elettori) è stata promossa la riforma costituzionale con il 60,34%. Bassa affluenza anche a Platì con il 28,85%.

La Calabria si conferma maglia nera per l’affluenza alle urne. Mentre nel resto d’Italia si sfiora il 69%, con punte del 77% in Piemonte, nell’ultima regione dello stivale gli elettori disertano le urne: i votanti sono stati 845.775, pari al 54,43% degli aventi diritto (alle 12 di ieri aveva votato il 13,02%, alle 19 il 44,34%). E netto è stato il No alla riforma costituzionale, gettando anche in Calabria una nube di incertezza. Un’Italia divisa in due anche in questo caso, dove l’ultima nella classifica della partecipazione è la provincia di Crotone, con il 47,91% degli elettori. Solo a Catanzaro l’affluenza più alta con il 56,71%, seguita da Cosenza con il 55,88%, poi Vibo Valentia con il 54,23% e Reggio Calabria con il 53,07%. Renzi temeva un risultato negativo e proprio per questo aveva scelto la Calabria per una delle sue ultime iniziative pubbliche a sostegno del Sì. «Se c’è una Regione fra quelle meridionali cui la riforma può giovare, questa è la Calabria». Non sono state di buon auspicio le parole espresse dall'ormai ex presidente del Consiglio in un teatro gremito della città dello Stretto, accolto in pompa magna dai vertici regionali del Pd. 
Lunedì 5 Dicembre 2016, 12:23 - Ultimo aggiornamento: 05-12-2016 12:26
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