Neonata morta prima del parto, sei indagati. La mamma in lacrime: «Ero pronta a darla al mondo, adesso devo farle il funerale»

Lunedì 21 Dicembre 2020
Neonata morta prima del parto, sei indagati. La mamma in lacrime: «Inaccettabile nel 2020»

La morte di una bimba, ancora prima del parto, diventa oggetto di un'inchiesta a Crotone. La mamma della piccola, alla sua terza gravidanza, denuncia in lacrime: «Mia figlia stava benissimo, ero pronta a darla al mondo e ora devo farle il funerale. Voglio giustizia perché non si può morire così, in Italia, nel 2020».

Dopo la denuncia della donna, la 37enne Maria Barcella, di Santa Severina (Crotone) il sostituto procuratore Alessandro Rho ha disposto il sequestro della cartella clinica e avviato le indagini su sei persone, medici e infermiere dei reparti di ginecologia e ostetricia dell'ospedale di Crotone. Il reato ipotizzato è quello di omicidio per colpa medica. Gli indagati sono due medici, due ostetriche e due infermiere che si erano occupati della donna, giunta in ospedale alla quarantunesima settimana di gravidanza e con evidenti contrazioni.

 

 

Dopo il primo tracciato effettuato su Maria, non erano emersi problemi per la bambina che portava in grembo. In serata era stata sottoposta ad un secondo tracciato, a cavallo del cambio turno delle ostetriche, durato oltre due ore che ha rivelato il battito bradicardico della bambina. Nel corso della notte, secondo quanto ha raccontato la donna in un video, si è rivolta alle ostetriche perché sentiva che qualcosa non andava ma sarebbe stata rassicurata senza essere visitata. Fino a quando, verso le 4, la donna ha chiesto nuovamente l'intervento delle ostetriche che, questa volta, l'hanno portata in sala operatoria per essere sottoposta a taglio cesareo.

 

Al risveglio, però, ha saputo che la bambina era morta. Secondo la denuncia della famiglia i ritardi nell'eseguire gli esami, nonostante le richieste della puerpera che ha due figli di 9 e 7 anni e sentiva che qualcosa non andava, avrebbero causato la morte della bambina. Stamani è stata eseguita l'autopsia a cui hanno partecipato anche i periti nominati dagli indagati. L'esame è stato eseguito dal medico legale Isabella Aquila che si è presa 60 giorni per il responso.

 

Maria, in lacrime, ha raccontato la sua tragica esperienza: «Dopo il secondo tracciato, le ostetriche si erano date il cambio turno. Avevo sentito due di loro discutere, una diceva: "Dobbiamo portarla in sala operatoria?". Il battito della mia bambina era evidentemente accelerato, ma dalle 20.40 all'1.15 non sono stata sottoposta a nessun controllo. Il dolore e le contrazioni erano troppo forti, sono andata da un'ostetrica che forse stava dormendo e mi ha visitato solo per pochi secondi. Alla fine, dopo aver chiesto di nuovo aiuto, mi hanno fatta salire sul lettino e solo lì si sono accorti che la bambina era sofferente. Mi hanno portato in sala operatoria, mi hanno messo la mascherina e al risceglio mi hanno detto: "Signora, la bambina non ce l'ha fatta". Alla fine, senza dirmi nulla e senza neanche visitarmi, mi hanno dimessa con la cannula ancora attaccata al braccio. Non è possibile che accadano queste cose nel 2020, e purtroppo ciò che è accaduto a me potrebbe accadere a chiunque».

 

Antonio Cozza, l'avvocato che assiste Maria e la sua famiglia, ha dichiarato: «Quello di Crotone non è un caso isolato, il Ministero deve intervenire con un'ispezione. L'autopsia è già stata svolta, siamo praticamente nel 2021 e non si può pensare che una donna incinta si rechi in ospedale con delle contrazioni senza essere monitorata e attenzionata per sette ore. Ora chiediamo aiuto noi alle istituzioni: vanno accertate le responsabilità, non può esserci un simile pericolo per chi nasce a Crotone».

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