GIUSEPPE CONTE

Stretto di Messina, dopo il ponte si pensa a un tunnel tra Calabria e Sicilia: la storia (infinita) cerca un finale

Martedì 11 Agosto 2020 di Diodato Pirone

A chi non piace staccare dalla margherita il petalo del si, quello positivo, che ti scalda il cuore e ti fa sognare. E così anche il premier Giuseppe Conte ha pescato il petalo del si sulla più grande opera pubblica da realizzare in Italia: il Ponte sullo Stretto di Messina.
Oddio, forse memore della scarsa fortuna garantita dallo stacco di 7 o 8 petali precedenti (dal 1971 tutti finiti sotto montagne di pagine di magnifici progetti rimasti sulla carta), Conte ha offerto una interpretazione originale: niente mega-ponte, meglio un tunnel.
«Da costruire - ha detto il premier con fare sornione- solo dopo che potremo toccare con mano la linea ferroviaria ad Alta Velocità che arriverà a Reggio Calabria». Insomma, quale che sia il progetto che sta maturando per lo Stretto di Messina non è una roba che mangeremo con i prossimi panettoni.
Del progetto di galleria sotto il mare però si conoscono i dettagli essenziali. Porta la firma di un ingegnere ferroviario, Giovanni Saccà, presidente di una commissione dell'Ordine degli Ingegneri della Lombardia. Il tunnel sottomarino sarebbe fruibile sia dalle auto che dai treni e sarebbe lungo circa 3,5 km (ma la parte ferroviaria che ha pendenze particolari sarebbe scavata sottoterra per 34 km sia in Sicilia che in Calabria). La galleria verrebbe costruita a una profondità media di 150 metri. L'ingegner Saccà, che ha pronte anche varianti su pendenze diverse, parla di un costo inferiore ai due miliardi di euro.
 

«COSTRUIRE E' UNA MAGIA»
Dunque, sia pure con una enorme dose di cautela, a più di un osservatore sembra giustificata un'apertura di credito. Del resto, il dossier viene aperto in una fase obiettivamente diversa dal passato anche recente. «Costruire è una magia - ha detto l'archistar Renzo Piano, inaugurando il nuovo Ponte di Genova la scorsa settimana - Perché collegare persone e territori è bellissimo, è un gesto di pace». L'apertura del dossier sul mega-tunnel si inserisce poi nel quadro dell'imminente iniezione di fondi europei nell'economia italiana. Si tratterà di circa 200 miliardi, gran parte dei quali destinati a finanziare il recupero del ritardo del Mezzogiorno sul fronte delle infrastrutture. Il tunnel dello Stretto ha anche il valore di un messaggio di speranza per tutto il Mezzogiorno. Il Sud è da tempo in affanno, con un Pil che stava calando anche prima della mazzata del Covid 19, e poi è finito in ginocchio a causa della chiusura improvvisa e generalizzata delle attività economiche.
C'è infine anche un risvolto tecnico e tecnologico nell'ipotesi di costruire un tunnel sottomarino fra Sicilia e Calabria. Si tratta di un progetto tremendamente difficile ma non impossibile per il know how italiano. E probabilmente sostenibile anche sotto il risvolto economico. Negli ultimi tempi le costruzioni sottomarine hanno dato grandi soddisfazioni ai committenti. Il Tunnel della Manica fra Francia e GB, ad esempio, dal 2009 produce utili e nel 2017 ha superato i 20 milioni di passeggeri. Anche la Norvegia ha sposato la tecnologia dei tunnel per collegare le sue isole. C'è poi un'altra opera sottomarina che potrebbe fare da punto di riferimento: il tunnel turco che unisce la Istanbul europea con quella asiatica. Inaugurato nel 2016 con un costo inferiore a 1,3 miliardi di dollari, il tunnel turco è stato costruito sott'acqua per 5 chilometri, può sopportare scosse sismiche fino a 7.5 punti della scala Richter e serve il poderoso traffico prodotto da 15 milioni di abitanti di quella conurbazione. I siciliani e i calabresi sono 7 milioni ma il gioco vale la candela.

Ultimo aggiornamento: 18:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA