Accusato di truffe, reati prescritti:
il tribunale gli confisca i beni

Lunedì 14 Settembre 2020 di Marilù Musto
Accusato di truffe, reati prescritti:
il tribunale gli confisca i beni
L’aveva fatta franca tante volte. Per riciclaggio, traffico illecito, sostituzione di persona. Era stato sempre assolto. Oppure, quando gli era andata meglio, i reati erano poi stati prescritti, come quello per associazione finalizzata al falso, denunce di furto di auto con l’incasso dell’indennizzo e la rivendita dei veicoli.
Eppure, Ulderico Fabozzi, cinquantenne di Villa Literno, non è sfuggito all’attenzione del tribunale Misure di prevenzione di Santa Maria Capua Vetere. Dopo anni di battaglie in tribunale si è visto sfuggire di mano alcuni beni, quote societarie e tanto altro. Anche se - nel frattempo - qualche appartamento era andato anche in malora. Così, tre giorni fa, i giudici del tribunale - estensore del provvedimento, il magistrato Francesco Balato - hanno messo il timbro sulla confisca di primo grado dei beni di Fabozzi. Dunque, i palazzi e i conti  di Ulderico Fabozzi sono finiti sotto chiave su richiesta della procura di Santa Maria Capua Vetere con a capo Maria Antonietta Troncone. L’inchiesta, nata qualche anno fa, era stata curata dal procuratore aggiunto Antonio D’Amato, da un anno eletto al Consiglio Superiore della magistratura. Giusto in tempo per confezionare la richiesta di confisca. La Procura ci aveva visto bene. Sotto chiave sono finiti alcuni immobili a Castelvolturno, come un vecchio hotel poi finito in rovina, occupato da immigrati.
Confiscati i conti intestati alla moglie e ai parenti, così come alcune quote del vecchio bar - poi ceduto - «Caffetteria ponte a mare». Confiscate anche alcune quote della società Ra.vi.gi.ta. S.r.l., con sede a Minturno. Non è finita nelle mani dello Stato, invece, un’autovettura di lusso: una Maserati sequestrata dalla guardia di finanza su richiesta della Dda di Napoli.
Tanti gli eventi inseriti nel provvedimento del tribunale di Misure di Prevenzione che hanno formato poi il mosaico trasformato in tagliola.

Pezzi piccoli di procedimenti penali finiti nel dimenticatoio, documenti falsi a supporto di tesi difensive: tutto è stato raccolto dai giudici per formare il quadro che ha portato alla confisca, firmata dalle toghe Massimo Urbano, Marinella Graziano e Francesco Balato. Fra gli eventi ce n’è uno che ha destato curiosità.
Nel 2013 un acquirente di un’auto, Daniele M. aveva deciso di comprare una Volkswagen Passat nell’autorivendita «Sarogni». Tutto bene, fino a quando - un giorno - viene fermato per un controllo dai carabinieri e subisce il sequestro della vettura perché l’auto aveva il telaio punzonato con un laser. In realtà, si è poi scoperto che la vettura era stata rubata a Milano all’utilizzatore che l’aveva presa in prestito dalla società Lease plan Italia. Ma l’ignaro acquirente di Villa Literno aveva poi pattuito il prezzo della vettura nell’autosalone del Sarogni al cospetto di Fabozzi, stando al suo racconto, al quale avrebbe consegnato assegni bancari per il pagamento. La denuncia della presunta truffa non aveva sortito un effetto rilevante per Fabozzi. Ma a «infastidire» l’imprenditore di Villa Literno erano arrivati anche i militari della guardia di finanza di Caserta che, incrociando i dati dei beni in possesso dell’uomo e il reddito, hanno fatto emergere alcune discrepanze. Svelato il «trucco». Cifre diametralmente opposte tra quanto risultava dalle dichiarazioni della società, ad esempio, «So Farma Morra spa» e quanto riportato nelle fatture esibite dal Fabozzi, lo avevano incastrato. Ed è arrivata la confisca. © RIPRODUZIONE RISERVATA