Assedio burocratico e Anac
così il castello scivola nel degrado

Assedio burocratico e Anac
così il castello scivola nel degrado
di Marilù Musto

 La «vita» del  castello con quattro torri di  Vairano Patenora è costellata da sentenze del Tar, blocchi dell’Anac e nodi burocratici mai sciolti. Nulla di più lontano dalla sua iniziale vocazione all’ozio bucolico, sua e degli abitanti medievali. Niente di più antagonistico rispetto anche alle controffensive di Ruggero di Chieti che nel 1193 difese il 
castello dall’esercito di Enrico VI e Roffredo dell’Isola. Se Ruggero sapesse, ora, che fine ha fatto il suo 
castello, si rivolterebbe nella tomba.

IL PROGETTO
Appena si entra fra le mura ci si imbatte in carcasse di televisori abbandonati agli angoli; poco più in là, cinque abitazioni proprio all’interno delle mura con tanto di stenditoi per asciugare gli abiti in bella vista e un cane non legato che abbaia ai pochi, pochissimi turisti. E poi, c’è l’erba alta fra le congiunture dell’edificio. Ma come mai è ridotto in questo stato? La risposta è in un progetto mai approvato in Regione di cinque milioni e oltre per il recupero del  castello e di oltre due milioni per le mura. «Si tratta di un progetto del 2014, il professionista che lo produsse deve essere ancora pagato. Sono trascorsi 15 anni perchè il primo progetto risale al 2004. Ogni tanto ce lo ricorda», spiega il sindaco Batolomeo Cantelmo. Il black out burocratico che ha bloccato l’erogazione dei finanziamenti da parte della Regione giunge nel 2014: l’amministrazione propose a un consorzio di ditte, la Borghi & Castelli Project, di occuparsi della ristrutturazione intera del complesso: mura ed edificio storico. Il costo dell’impresa era pari a circa 100milioni di euro. Ma ben presto spuntarono le polemiche: ricorsi al Tar e all’Anac perché, di contro, le ditte avrebbero ottenuto l’utilizzo del bene per circa 80 anni. La rivolta della popolazione fece scivolare in un pantano la possibilità del recupero del complesso medievale. «Il Tar ci diede ragione, mente l’Anac, l’Anticorruzione all’epoca diretta da Raffaele Cantone, ci disse di bloccare l’iter di assegnazione dell’appalto - spiega ancora Cantelmo - così il 
castello è ridotto in questo stato ed è un peccato. Io faccio, a volte, l’esempio di Limatola che con il suo 
castello attira turisti da tutta la Regione nel periodo natalizio. Qui abbiamo la fortuna di avere anche un borgo intorno, l’appeal turistico sarebbe enorme, anche rispetto a Limatola, se si portasse a termine quel progetto purtroppo bloccato».

LA DECADENZA
Intanto, le quattro torri cadono a pezzi e qua e là ci sono anche i sigilli di un sequestro dei carabinieri che spuntano lungo il percorso. «Si tratta di un sequestro eseguito tempo fa perché uno dei cinque proprietari privati di casette all’interno delle mura non avvertì la Soprintendenza di piccole modifiche in casa, mi sembra», spiega ancora Cantelmo. Un pezzo di storia dell’alto Casertano, a metà strada con il territorio sidicino, resta fermo nel limbo. In un tempo senza sogni e speranze di essere recuperato. «E pensare che è il nostro secondo progetto presentato in Regione, dopo la riqualificazione del sistema fognario. È davvero una sconfitta per noi», conclude il sindaco.
Lunedì 12 Agosto 2019, 16:55 - Ultimo aggiornamento: 12-08-2019 17:21
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