Aversa, medico investito e ucciso: condannato l'automobilista

Al 23enne inflitti quattro anni per omicidio stradale colposo

Il tribunale
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di Nicola Rosselli
Giovedì 23 Maggio 2024, 12:15 - Ultimo agg. 24 Maggio, 14:40
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Condanna a quattro anni per omicidio stradale colposo.

Questa la pena alla quale è stato condannato Sergio Maria di Meo, oggi 23enne, per omicidio stradale colposo ai danni di Giuseppe Capone, il 32enne medico aversano investito e ucciso, il 7 gennaio 2019, da un’auto guidata dal giovane, in via Salvo D’Acquisto, nelle vicinanze del palazzetto dello sport. A carico del giovane non è stata riconosciuta l’aggravante della velocità ed è stato assolto per l’omissione di soccorso.

Sergio Maria Di Meo, all’epoca dei fatti 18enne e neopatentato, conduceva una Mini Cooper che non avrebbe potuto guidare per età, con a bordo alcuni amici.

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Il pubblico ministero della Procura di Napoli Nord aveva chiesto tre anni e sei mesi di reclusione per omicidio stradale e l’assoluzione per l’altra accusa di omissione di soccorso.

Una condanna «deludente» secondo i familiari della vittima, con la madre di Capone, la professoressa Sandra Monti, che esprime tutta la sua amarezza per il verdetto. «Si è concluso il processo contro l'assassino di mio figlio Giuseppe. 4 anni, più 4 anni di sospensione patente. Siamo molto delusi - sottolinea - perché non sono state date né l'aggravante velocità né l'omissione di soccorso».

 Sulla vicenda interviene il deputato dell'Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli. «Mentre continua inesorabile la strage delle vittime della strada - afferma il parlamentare - ai delinquenti, balordi, assassini, pirati della strada che spezzano vittime innocenti vengono inflitte pene irrisorie. D'altronde questo processo era cominciato già male con una richiesta di condanna molto esigua, ora ulteriormente ridotta.

Che messaggio si vuol mandare alle famiglie delle vittime, che non avranno mai veramente giustizia? E agli incoscienti e delinquenti che corrono come matti, che la fanno sempre e comunque quasi franca?» conclude Borrelli. 

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