Caserta: difesero 12enne da pedofilo, condannati per sequestro di persona

Mercoledì 31 Ottobre 2018 di Marilù Musto
Bloccarono un pedofilo, condannati dal giudice
Condannati per aver difeso una bambina di 12 anni da Marco Giuseppe P., l’uomo accusato di averla violentata. È quello che è successo a un poliziotto di Caserta e a suo fratello, un funzionario del tribunale di Santa Maria Capua Vetere che ieri pomeriggio hanno intascato una condanna a un anno e sei mesi di carcere, pena sospesa, per sequestro di persona.
I due dovranno anche risarcire il presunto pedofilo con una provvisionale di tremila euro, senza contare poi le spese processuali sostenute dalla parte civile, pari a 1.800 euro.
L’uomo che secondo il giudice del tribunale di Santa Maria Capua Vetere avrebbe subito il sequestro, è un ventenne di Carinola, ora in carcere per violenza sessuale nei confronti di una dodicenne, figlia della compagna di uno dei due imputati condannati ieri. I fatti contestati risalgono al 2015, quando il poliziotto e il funzionario sorpresero il presunto violentatore davanti a un bar di Santa Maria Capua Vetere (il locale si trovava di fronte all’abitazione del prof dove la ragazzina si recava ogni pomeriggio per le ripetizioni di matematica).
Lui stava sorseggiando una bevanda, ma per i due, già a conoscenza di alcune molestie, sembrava fosse evidente l'attesa in vista dell'uscita della bambina dal palazzo; e, in effetti, dopo qualche settimana Marco Giuseppe P. sarebbe stato arrestato per violenza sessuale proprio dai carabinieri. Avrebbe confessato di essersi innamorato follemente della piccola.
I familiari, così, quel pomeriggio tentarono di bloccare il ventenne in attesa dell’arrivo sul posto dei carabinieri, chiamati in soccorso.
Solo che lui, Marco Giuseppe P. - in seguito a quell’incontro con i due familiari della vittima - si recò in ospedale al Pinetagrande di Castelvolturno e dai carabinieri, dichiarando di essere stato aggredito e sequestrato da due persone. In realtà, poco dopo avrebbe confessato di aver avuto rapporti sessuali con la dodicenne ai carabinieri, spaventato da una possibile gravidanza della piccola. Dunque, da un lato, venne indagato e arrestato per violenza sessuale, dall’altro però innescò un procedimento giudiziario nei confronti delle persone che lo bloccarono quel pomeriggio a Santa Maria Capua Vetere. Procedimento che ha poi portato alla condanna di ieri. Così, dopo il deposito della motivazione, gli avvocati difensori dei due imputati - Vittorio Giaquinto e Paolo Di Furia - sono intenzionati a dare battaglia in Appello.

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Facendo seguito all'email di richiesta di rettifica dell'articolo in oggetto, preso atto che sono ivi contenute notizie false e diffamatorie che hanno generato una moltitudine commenti minatori, intimidatori e denigranti nei confronti del sottoscritto difensore e del Giudice Caparco (a cui la presente verrà trasmessa per le determinazioni del caso) e che ad ora alcun riscontro è stato dato, si sollecitano le correzioni qui indicate.
  
Si segnalano i seguenti punti non corrispondenti a verità e di cui si chiede urgentemente rettifica:
Condannati per aver difeso una bambina di 12 anni da Marco Giuseppe P., l’uomo accusato di averla violentata.Errato: In primo luogo, i due imputati sono stati condannati "per sequestro di persona e lesioni personali" non avendo, il Giudice, rilevato la sussistenza di alcuna causa esimente (legittima difesa) tale da ritenere ipoteticamente corretta l'espressione "...per aver difeso una bambina di 12 anni..." (che va dunque estromessa). In secondo luogo, nel punto in cui si afferma: "...l'uomo accusato di averla violentata", si dice una cosa non corrispondente a verità. L'uomo è stato accusato e condannato per atti sessuali con minorenne e non per violenza sessuale.
L’uomo che secondo il giudice del tribunale di Santa Maria Capua Vetere avrebbe subito il sequestro, è un ventenne di Carinola, ora in carcere per violenza sessuale nei confronti di una dodicenne"Errato: in primo luogo il Giudice ha accertato che la vittima ha (non, avrebbe) subito il sequestro e le lesioni. In secondo luogo, ancora una volta, il P. è in carcere per atti sessuali con minorenne  (art. 609 quater c.p) e non per violenza sessuale..."
I fatti contestati risalgono al 2015, quando il poliziotto e il funzionario sorpresero il presunto violentatore davanti a un bar di Santa Maria Capua Vetere (il locale si trovava di fronte all’abitazione del prof dove la ragazzina si recava ogni pomeriggio per le ripetizioni di matematica). Quanto asserito è sconfessato dalla sentenza di condanna. Infatti il processo ha accertato che il poliziotto e il funzionario non hanno affatto sorpreso il presunto violentatore (espressione ancora una volta impropria, visto che il P. è stato condannato per atti sessuali con minorenne e non per violenza sessuale), ma si è trattato di una spedizione punitiva pianificata, nei minimi dettagli.
Lui stava sorseggiando una bevanda, ma per i due, già a conoscenza di alcune molestie, sembrava fosse evidente l'attesa in vista dell'uscita della bambina dal palazzo; e, in effetti, dopo qualche settimana Marco Giuseppe P. sarebbe stato arrestato per violenza sessuale proprio dai carabinieri. Avrebbe confessato di essersi innamorato follemente della piccola.Errato. È stato accertato che il P. non stesse sorseggiando una bevanda, ma si trovasse costretto su un tavolino del bar Morico, ammanettato, immobilizzato da i due condannati D. G. P. e G. e che avesse subito da questi delle percosse. Ancora una volta, poi, viene erroneamente riportato che il P. sarebbe stato arrestato per violenza sessuale. Come già detto, trattasi di atti sessuali con minorenne (per altro consenziente). Inoltre, il P. si era autodenunciato molto prima dell’episodio in parola e non “dopo qualche settimana”, come riportato nell’articolo.
I familiari, così, quel pomeriggio tentarono di bloccare il ventenne in attesa dell’arrivo sul posto dei carabinieri, chiamati in soccorso. Solo che lui, Marco Giuseppe P. - in seguito a quell’incontro con i due familiari della vittima - si recò in ospedale al Pinetagrande di Castelvolturno e dai carabinieri, dichiarando di essere stato aggredito e sequestrato da due persone. In realtà, poco dopo avrebbe confessato di aver avuto rapporti sessuali con la dodicenne ai carabinieri, spaventato da una possibile gravidanza della piccola.Errato: i familiari, quel pomeriggio, bloccarono (non tentarono di bloccare) il ventenne. Il P. non si recò all’ospedale di Castel Volturno e dai CC, ma fu prima condotto in caserma dai carabinieri intervenuti, chiamati dal D. G. G., nonostante non avesse opposto resistenza all’identificazione da parte degli stessi Carabinieri.
È errato inoltre il fatto che P. avrebbe confessato di aver avuto rapporti sessuali con la dodicenne solo dopo l’accaduto, avendo egli già sporto denuncia contro se stesso diversi mesi prima di questo episodio.
Dunque, da un lato, venne indagato e arrestato per violenza sessualeErrato, come già sottolineato in precedenza: il P. è stato arrestato per atti sessuali con minorenne, non per violenza sessuale.

Avvocato Marco Pagliaro

 Ultimo aggiornamento: 1 Novembre, 23:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA