Botte e stupri in Campania,
mogli-schiave per dieci anni

Giovedì 8 Agosto 2019 di Mary Liguori
Madri, mogli, una incinta, l'altra ha partorito da poco. Vittime di violenza, soprusi, umiliazioni, in un caso anche di una serie ripetuta di stupri. Entrambe per oltre dieci anni hanno scelto di vivere nel terrore, e di costringere nel loro stesso giogo i propri figli. Rischiando la vita e mettendo a repentaglio quella dei bambini. Capita di decidere di vivere nel silenzio e nel terrore quando l'orco, il carnefice, è l'uomo che si è sposato.

 

Lo dimostrano le statistiche e lo confermano gli operatori dei centri antiviolenza. Spesso storie di questo tipo finiscono con epiloghi tragici. Questa volta, per fortuna, le due donne vittime di abusi hanno denunciato in tempo. E da ieri entrambi i mariti delle due vittime sono agli arresti, grazie al tempestivo intervento delle Procure di Santa Maria Capua Vetere e Napoli Nord, dirette rispettivamente da Maria Antonietta Troncone e Francesco Greco, che da anni rivolgono massima attenzione al fenomeno della violenza di genere. Una risposta istituzionale che motiva alcune delle vittime e le spinge a denunciare i compagni violenti. Una scelta come detto mai scontata nonostante la presenza di bambini costretti a vivere ambienti familiari violenti. E di figli, uno anche in fasce, parlano le due misure eseguite ieri dai carabinieri a Succivo e San Nicola la Strada. Entrambe le vittime sono state malmenate davanti ai loro bambini. Il figlio della donna di Succivo è ancora un neonato, ma questo non ha fermato suo marito, padre del bambino, che mentre il piccolo era in culla ha più volte picchiato sua moglie e l'ha costretta ad avere rapporti sessuali con lui. Un quadro di abusi ricostruito solo ora, dopo la denuncia della vittima, ma che andava avanti da dieci anni, ovvero da quando i due si sono conosciuti e fidanzati. Tra i motivi delle percosse e degli stupri, anche l'uso di stupefacenti. L'uomo, ventinove anni, ora è in cella.
È incinta, invece, la vittima del bruto di San Nicola la Strada. Subiva i maltrattamenti, spesso davanti alle figlie minori, sin dal 2006, anno in cui ha sposato l'uomo arrestato ieri. Le aggressioni fisiche, anche in questo caso, sono state a volte brutali al punto da procurare alla donna la rottura delle costole. Pestaggi veri e propri, corredati da minacce, insulti, persecuzioni. In alcune occasioni, ha dichiarato la donna che ha deciso di denunciare dopo quattordici anni di violenze, ha anche tentato di investirla con l'auto.
Ciò sarebbe avvenuto quelle rare volte in cui le era consentito uscire di casa. Ché, ha spiegato ai carabinieri, in tutto questo tempo oltre a subire le botte e le umiliazioni, ha dovuto vivere in uno stato di segregazione, visto che il marito le proibiva di uscire, di frequentare altre persone e se disobbediva i suoi comportamenti, già aggressivi, diventavano ancor più brutali. Da ieri anche per lui si sono aperte le porte del carcere. Non potrà più nuocere.
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