Il Clan dei Casalesi resta egemone:
la mappa della camorra casertana

Mercoledì 24 Febbraio 2021
Il Clan dei Casalesi resta egemone: la mappa della camorra casertana

La relazione al Parlamento della Direzione investigativa antimafia traccia uno spaccato della camorra di Terra di Lavoro.

Nel casertano permane il forte radicamento e l’operatività delle principali consorterie federate nel cartello dei Casalesi al cui vertice si collocano le famiglie Schiavone, Zagaria e Bidognetti che cercano di preservare il controllo del territorio facendo ricorso a sempre nuove modalità di azione per la gestione delle tipiche attività illecite (estorsioni, usura, traffico di stupefacenti, gioco e scommesse illegali). È indubbio come, nel corso degli ultimi tre decenni e nonostante la sferzante azione di contrasto, la compagine camorristica casalese abbia potuto gestire un notevole potere economico grazie alla capacità di condizionamento della realtà politica locale – basti ricordare il numero di Amministrazioni comunali casertane sciolte ex art. 143 TUEL – che ha consentito di drenare ingenti risorse dall’economia legale riuscendo ad infiltrare appalti, commesse e ottenendo incarichi pubblici funzionali agli affari criminali. Si tratta di un circolo vizioso che consente di accrescere il potere delinquenziale e che agisce secondo schemi perfettamente collaudati.

IMPRESE COLLUSE

Tra di essi, immancabile nelle inchieste più complesse degli ultimi anni, quello che vede centrale il ruolo di imprese colluse disposte a offrire impiego fidelizzando così un folto numero di sodali, i quali costituiranno, a loro volta, quel bacino di voti utile per far eleggere amministratori piegati agli interessi dei sodalizi mafiosi. Questi ultimi restituiranno il favore ricevuto attraverso il conferimento di nuovi appalti in un circuito illegale che si perpetua in danno dell’imprenditoria virtuosa. Diverse indagini hanno fatto emergere come, in determinate realtà, l’esponente politico sia, in realtà, in una posizione di subordinazione solo apparente nei confronti della organizzazione criminale in quanto il rapporto instaurato con la consorteria camorristica spesso si fonda su reciproci interessi e su un perfetto piano paritetico. Infatti, la peculiare cointeressenza che, da decenni, lega la camorra alle compagini istituzionali ha consentito a queste organizzazioni criminali di inserirsi nelle gare per la concessione di pubblici appalti godendo di una posizione privilegiata rispetto alle aziende “sane” sia per le considerevoli risorse di cui la stessa dispone, sia per gli appoggi politico-amministrativi sui quali può contare per superare eventuali problemi connessi alla gestione dell’appalto. Passando alle dinamiche operative che riguardano il cartello dei Casalesi, nel tempo colpito da numerose inchieste giudiziarie e da collaborazioni eccellenti con la giustizia, si evidenzia tuttora una rete di relazioni con altre organizzazioni criminali, anche al di fuori del contesto provinciale e regionale, che hanno contribuito a rafforzarne il potere malavitoso.

I BOSS STORICI

Appare chiaro come la disgregazione delle strutture interne e l’assenza fisica dal territorio dei boss storici (molti dei quali detenuti da lunghi anni in regime differenziato) non abbia affatto dato luogo a forme di instabilità e conflittualità tipiche, invece, della camorra partenopea. Tale situazione ha, diversamente, orientato la consorteria verso nuovi assetti organizzativi più stabili e fondati su un consolidamento delle relazioni con quell’area grigia della Pubblica Amministrazione, imprenditoria e professionisti sopra ricordata. L’assenza di omicidi è ormai 141 Si ricorda che l’altra storica compagine del clan dei Casalesi, rappresentata dal clan Iovine, è quasi completamente implosa, a causa della scelta intrapresa dal suo capo di collaborare con la giustizia. 

IL CLAN DEI CASALESI

Un elemento distintivo del clan dei Casalesi che perdura trattandosi di una precisa scelta strategica di mimetizzazione nel tessuto sociale e produttivo. I sodalizi che fanno parte della galassia del clan dei Casalesi sono ancora operativi nella quasi totalità della provincia casertana mantenendo una salda struttura organizzativa e un collaudato arruolamento dei nuovi affiliati, ricucendo così gli strappi provocati dai numerosi arresti. Anche all’interno della criminalità casertana si sono verificate numerose scarcerazioni, anche di elementi di vertice, a seguito dell’emergenza sanitaria connessa al COVID-19, come quella, ad aprile, di un esponente degli ZAGARIA, considerato la mente economica del sodalizio sottoposto alla detenzione domiciliare poi revocata nel settembre successivo. Tra le varie componenti del cartello dei CASALESI il clan SCHIAVONE continua a detenere la primazia nei territori di influenza attraverso una struttura unitaria che affida la reggenza al sodale libero più autorevole e si basa sulla fedeltà degli altri gruppi federati. In seno a questi figura la famiglia RUSSO - definita in atti giudiziari come “ala gemellata” agli SCHIAVONE tanto che spesso i collaboratori di giustizia parlano di clan SCHIAVONE-RUSSO - i sodali PANARO, CORVINO, BIANCO, CACCIAPUOTI, originari di Casal di Principe, e il gruppo CATERINO-DIANA-MARTINELLI che costituisce la costola sanciprianese del clan.

 

IL GRUPPO SI RIGENERA

L’azione repressiva giudiziaria, supportata anche da scelte collaborative di elementi di vertice, non ha impedito ai gruppi riconducibili al clan SCHIAVONE di rigenerarsi attraverso il reclutamento di nuove leve alle quali è stata affidata l’attività estorsiva ai danni dei commercianti locali nonché, attesa la necessità di rimpinguare le casse, proprio la gestione del traffico di sostanze stupefacenti. Una recente conferma si rinviene nell’operazione145 del 6 luglio 2020, conclusa dai Carabinieri con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare 142 In particolare, il territorio dell’agro aversano in cui ricadono i Comuni di Aversa, Gricignano d’Aversa, Orta di Atella, Succivo, Teverola, Carinaro, San Cipriano d’Aversa, San Marcellino, Villa di Briano, Frignano e Cesa. 143 OCCC n. 13271/17 RGNR-11982/18 RGGIP-10/20 OCC, emessa l’8 gennaio 2020 dal GIP del Tribunale di Napoli. 144 Il 24 febbraio 2020, la Polizia di Stato ha eseguito l’ordine di carcerazione n. 361/2020, emesso dalla Procura Generale presso la Corte di Appello di Napoli nei confronti di n. 2 esponenti del clan SCHIAVONE, condannati per traffico di sostanze stupefacenti, aggravato dal fine di agevolare il clan dei CASALESI. 145 OCCC n. 176/20 REG.M.C., emessa dal GIP del Tribunale di Napoli nei confronti di n. 18 soggetti che devono rispondere di associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti, reato aggravato dal metodo mafioso, realizzato tra Caserta, Napoli, Modena e Lucca. RELAZIONE del Ministro dell’Interno al Parlamento sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia.

LA DROGA

L'ordinanza in carcere che ha colpito una “stabile organizzazione criminale”, dotata di mezzi e risorse finanziarie e fondata su un’accurata suddivisione in ruoli, diretta dal figlio di un esponente di spicco della famiglia SCHIAVONE e dedita alla vendita di sostanze stupefacenti. Il gruppo acquistava droga (cocaina, hashish e marijuana) nelle piazze napoletane di Caivano e Qualiano rivendendola, tramite una fitta rete di pusher, nel casertano in particolare a Casapesenna, San Cipriano d’Aversa e in altri comuni del comprensorio agro-aversano. Nel corso delle indagini sono state sequestrate anche armi mai usate, ma costituenti il tipico status symbol, per un sodalizio che ha sempre avuto ampi arsenali a disposizione. L’interesse del clan nella gestione degli appalti pubblici è un dato acquisito grazie alle numerose indagini che si sono succedute negli anni. Una significativa, ulteriore conferma si rinviene nell’inchiesta conclusa dai Carabinieri, il 26 giugno 2020, con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di n. 2 imprenditori edili - indagati per concorso esterno in associazione mafiosa - per aver partecipato, attraverso ditte a loro riconducibili, a gare di appalto per la realizzazione e la manutenzione di opere commissionate dall’Amministrazione provinciale di Caserta con la piena consapevolezza di risultarne assegnatari grazie a pregressi accordi spartitori decisi fra i vertici del sodalizio mafioso di riferimento (famiglie SCHIAVONE e RUSSO) e altri clan casalesi (ZAGARIA e BIDOGNETTI). Una volta aggiudicati i lavori gli imprenditori versavano stabilmente il 10% dell’importo di assegnazione dell’appalto al clan dei CASALESI. Ciò garantiva la regolare e tranquilla prosecuzione delle attività lavorative146. Un business di almeno 50 milioni di euro, durato per oltre dieci anni e che vedeva come protagonista il citato cartello criminale al centro di un grande numero di bandi per la manutenzione delle strade, per lavori presso scuole, ma anche per la regimazione dei Regi Lagni147.

I COLLABORATORI DI GIUSTIZIA

Le dichiarazioni di vari collaboratori di giustizia, tra i quali anche elementi apicali delle diverse componenti casalesi, riguardanti il sistema di aggiudicazione delle gare e le sottostanti relazioni collusive, descrivevano un’Amministrazione provinciale ‘permeabile’ alle ingerenze e al condizionamento mafioso nell’assegnazione delle commesse. Il clan, grazie a imprenditori compiacenti e a un referente nell’ufficio tecnico della Provincia di Caserta riusciva così a gestire quasi tutti i bandi indetti dall’Ente. Permane alto l’interesse dei CASALESI verso l’agroalimentare che costituisce un importante segmento produttivo e una primaria fonte di reddito e di investimento. L’infiltrazione della criminalità organizzata nei vari passaggi delle merci, dal produttore al consumatore, è una delle principali cause della lievitazione dei prezzi e delle speculazioni. Al fine di trarre il maggior lucro dal settore, le organizzazioni criminali preferiscono agire non in concorrenza ma facendo cartello, così determinando un’alterazione del mercato tale da originare una sorta di monopolio. Al riguardo, è del 2 marzo 2020 l’operazione “Aleppo 2”148 dei Carabinieri che hanno eseguito, 146 OCCC n. 26061/2017 RGNR-12301/2017 RGGIP, emessa il 19 giugno 2020 dal GIP del Tribunale di Napoli. 147 Si tratta di un reticolo di canali, per lo più artificiali che interessano 99 Comuni delle province di Napoli, Caserta Avellino e Benevento. L’opera di regimazione idrica fu avviata nel XVII secolo e recentemente la Regione Campania ha previsto e finanziato un piano di risanamento e riqualificazione. 148 OCCC n. 52510/18 RGNR-10708/19 RG GIP, emessa il 24 febbraio 2020 dal GIP del Tribunale di Roma. 2020 1° semestre 4. Criminalità organizzata campana 215 a Fondi (LT), Pontecorvo (FR), Frosinone e Caivano (NA) un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di n. 5 persone appartenenti alla famiglia D’ALTERIO, insediata a Fondi, collegata agli SCHIAVONE e ai giuglianesi MALLARDO, ritenute responsabili di estorsione e illecita concorrenza con minaccia o violenza, reati commessi con l’aggravante del metodo mafioso. L’indagine rappresenta l’ulteriore sviluppo dell’omonima operazione che, nel settembre 2018, aveva già colpito la famiglia D’ALTERIO con provvedimenti cautelari e ablativi documentando il condizionamento ambientale imposto con metodo mafioso dal gruppo criminale sull’indotto del Mercato Ortofrutticolo di Fondi (M.O.F.) ottenuto grazie anche a radicati collegamenti con i clan camorristici casertani.

LE SOCIETA'

Nell’indagine si è accertato come gli indagati, nonostante i provvedimenti coercitivi, abbiano continuato ad esercitare, mediante intimidazioni, il controllo del predetto mercato avvalendosi anche di n. 2 società di trasporto a loro riconducibili sottoposte a sequestro che operavano nello stesso M.O.F. Un ulteriore spaccato dei ramificati interessi economici del clan SCHIAVONE perviene dal decreto di confisca definitiva di beni149 emesso dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ed eseguito dalla DIA il 6 febbraio 2020, nei confronti di un imprenditore attivo nel settore della produzione e della vendita del calcestruzzo. L’uomo - il cui ruolo era ampiamente emerso nell’ambito dell’inchiesta “Il Principe e la (scheda) ballerina” condotta dalla stessa DIA nel 2011150 - aveva messo stabilmente a disposizione dell’organizzazione i propri impianti di produzione e le strutture societarie ottenendo, di contro, l’ingresso nel cartello delle aziende oligopoliste che il clan imponeva nei cantieri del mercato casertano. L’indagine ha consentito non solo di ricostruire il suo reale assetto patrimoniale, ma anche di delinearne il profilo di affiliato derivante dai rapporti emersi con la famiglia SCHIAVONE nel delicato e strategico settore della produzione e fornitura del calcestruzzo. Il provvedimento ha interessato n. 6 aziende (operanti nel settore edile e immobiliare, dell’estrazione di inerti, della produzione e vendita del calcestruzzo); n. 70 immobili, siti a Mondragone, Falciano del Massico, Carinola, Grazzanise, Santa Maria Capua Vetere e Cavezzo (MO), autoveicoli, macchinari per l’estrazione di materiali inerti e rapporti finanziari, per un valore complessivo stimato di circa 100 milioni di euro. Passando al clan BIDOGNETTI, questo ha mantenuto la sua influenza nei comuni di Parete, Lusciano, Casal di Principe, Villa Literno, sul litorale domitio e in altre aree della provincia casertana. Sebbene abbia registrato al suo interno defezioni per scelte collaborative151 che hanno consentito alle Forze di polizia e alla Magistratura di intaccarne pesantemente gli organici, il sodalizio conserva la sua operatività grazie anche al sostegno economico e militare delle famiglie napoletane MALLARDO e LICCIARDI. A fronte di tali accordi si sono affermati 149 Decreto di confisca n. 167/13 RGMP-12/18 Reg. Dec, emesso il 12 dicembre 2019 dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere su proposta del Direttore della DIA, confermato dalla Corte di Appello di Napoli, divenuto definitivo con giudizio della Corte Suprema di Cassazione. 150 Quando erano emersi gli intrecci illeciti del ceto politico di Casal di Principe con l’ala militare e imprenditoriale del clan dei CASALESI (SCHIAVONE e BIDOGNETTI). Gli intrecci si concretizzavano attraverso l’appoggio ai candidati indicati dall’organizzazione in occasione di consultazioni elettorali, in cambio dei successivi benefici economici garantiti dall’aggiudicazione di appalti, dall’assunzione di personale compiacente, nonché dall’apertura di centri commerciali. 151 Nel mese di maggio 2019 ha deciso di collaborare con la giustizia il figlio del capo e fondatore del clan BIDOGNETTI. RELAZIONE del Ministro dell’Interno al Parlamento sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia 

LE NUOVE LEVE

Nel territorio nuovi personaggi che hanno proseguito la gestione delle attività criminali del clan BIDOGNETTI operando nell’alveo della cd. “Nuova gerarchia del clan dei CASALESI”, appellativo con il quale si presentavano alle vittime delle estorsioni, ed i cui introiti confluivano anche nelle casse del clan BIDOGNETTI. In ordine alla persistente operatività del sodalizio è indicativo il provvedimento cautelare, eseguito dai Carabinieri il 29 gennaio 2020, nei confronti di n. 4 soggetti, ritenuti responsabili di traffico di influenze illecite, trasferimento fraudolento di valori, rivelazione e utilizzazione di segreti di ufficio, con l’aggravante del metodo mafioso153. Contestualmente è stata data esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo di beni aziendali e quote sociali di una impresa di vigilanza armata, avente sedi operative a Napoli e Massa Carrara, con contestuale nomina di un amministratore giudiziario. Il provvedimento, che segue un altro del luglio 2019, ha accertato il ruolo di un esponente del clan BIDOGNETTI all’interno di società attive nel campo della vigilanza privata armata nell’area campana nella veste di socio occulto e detentore di fatto del controllo assoluto154 della gestione aziendale. In particolare, gli indagati hanno dapprima cercato di ottenere dalla Prefettura di Napoli - attraverso modalità illecite, ma senza riuscirci - i titoli autorizzativi in favore di una delle società per l’esercizio della vigilanza armata e, successivamente, hanno cercato di eludere i controlli mediante un fittizio contratto di locazione di ramo d’azienda tra società da loro controllate, occultando il ruolo di socio di fatto dell’elemento contiguo al clan BIDOGNETTI.

IL GRUPPO ZAGARIA

Tra i sodalizi al vertice del clan dei CASALESI, il gruppo ZAGARIA di Casapesenna è quello che meglio rappresenta il cd. “clan impresa”, essendo in grado di occupare, quasi in regime di monopolio, interi settori economici. Nel corso degli anni, infatti, diversi provvedimenti cautelari hanno stigmatizzato vicende che hanno ben definito la connotazione imprenditoriale della famiglia ZAGARIA la quale ha mantenuto il suo potere criminale non solo attraverso l’apporto di fedeli affiliati e di imprenditori asserviti al clan, ma soprattutto riconoscendo un ruolo importante alle mogli e alle sorelle dei propri esponenti di vertice alle quali è stata affidata la gestione degli ingenti capitali accumulati dal sodalizio. Costituito, nel 2016, da un gruppo di giovani pregiudicati, in virtù di pregressi accordi con il fratello, all’epoca libero, del capo della famiglia BIDOGNETTI. I primi provvedimenti cautelari a carico del neo sodalizio risalgono al giugno 2017, con l’esecuzione di un decreto di fermo emesso nell’ambito del p.p. n. 10785/17. Più di recente si cita l’ordinanza emessa dal Tribunale di Napoli nell’agosto del 2019 per estorsione aggravata dal metodo mafioso, all’esito di un’indagine dei Carabinieri del Gruppo di Aversa nei confronti di n. 5 affiliati, che parallelamente alle tipiche attività illecite (estorsioni, traffico di armi, atti intimidatori ecc.), si erano inseriti nel mercato illecito di farmaci. 153 OCCC n. 17655/17 RGNR-14607/18 RGGIP-567/19 OCC, emessa il 20 novembre 2019 dal GIP del Tribunale di Napoli. Tra gli indagati figura il cognato di un esponente di spicco della famiglia BIDOGNETTI, indicato da numerosi collaboratori di giustizia quale rappresentante degli interessi criminali del clan, occupandosi anche di reinvestirne i relativi proventi. 154 OCCC n. 17655/17 RGNR-284/19 OCC, emessa l’11 giugno 2019 dal GIP del Tribunale di Napoli, nei confronti di n. 6 soggetti contigui al clan BIDOGNETTI ritenuti responsabili di estorsione aggravata dal metodo mafioso e altro. Contestualmente è stato eseguito il sequestro della quota del capitale sociale e del complesso aziendale di n. 3 società, attive nel settore della vigilanza, riconducibili al clan citato. 155 Un’evidenza di tale gestione familiare è emersa nel dicembre 2017, nell’ambito dell’operazione “Nereidi”, quando la DIA di Napoli ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di una sorella e delle mogli di tre fratelli del capo del clan ZAGARIA le quali provvedevano a gestire le risorse illecitamente accumulate del sodalizio, per pagare gli stipendi agli affiliati. 2020 1° semestre 4. Criminalità organizzata campana 217 Anche gli ZAGARIA mantengono uno spiccato interesse verso la filiera dell’agroalimentare soprattutto nei settori della produzione del latte e dell’allevamento. Ne è conferma l’indagine conclusa il 15 gennaio 2020156 dalla Polizia di Stato che ha fatto emergere, ancora una volta, il controllo da parte del clan della vendita del latte in regime monopolistico. L’inchiesta costituisce un’ulteriore tranche dell’operazione “Olimpo”, conclusa nel 2019 con l’arresto di affiliati a quattro organizzazioni camorristiche che operavano nell’area stabiese, con il coinvolgimento, tra gli altri, di un imprenditore di Castellammare di Stabia, contiguo alle consorterie camorristiche locali, impegnato nel settore della commercializzazione e distribuzione del latte nonché in attività immobiliari. Le acquisizioni investigative hanno confermato, con inequivocabile chiarezza, la sua contiguità al gruppo ZAGARIA segnatamente nel favorire il reinserimento del clan nel circuito della distribuzione del latte, mediante un marchio casertano sottoposto per lungo tempo ad amministrazione giudiziaria, così consentendo ai nipoti del boss ZAGARIA di proseguire l’attività lavorativa sotto la formale guida di un custode giudiziario compiacente157. Rimanendo nell’ambito dell’operatività della famiglia ZAGARIA nell’agroalimentare, il 13 maggio 2020 la Guardia di finanza ha eseguito il sequestro preventivo158 di un’azienda con sede a Grazzanise del valore stimato di circa 2 milioni di euro, operante nel settore dell’allevamento di bufale e della produzione del latte e ritenuta nella diretta disponibilità di due fratelli del capoclan e da loro utilizzata per favorirne gli interessi economici. Dalle indagini è emerso che l’azienda sarebbe stata impiegata quale “schermo” per permettere alla famiglia ZAGARIA di tornare in possesso, in maniera occulta, di un’altra azienda bufalina di proprietà della madre del capoclan da tempo affidata alla gestione di un amministratore giudiziario. Secondo gli investigatori alla realizzazione del disegno illecito avrebbero partecipato anche due imprenditori del settore che hanno messo a disposizione le loro aziende per consentire al clan di proseguire nella gestione di un’attività economica particolarmente remunerativa e diffusa nel territorio casertano. La predilezione degli ZAGARIA per l’infiltrazione dell’economia legale trova supporto in un sistema di connivenze con imprenditori e taluni ambienti politico-amministrativi accertato da numerose indagini. Al riguardo, il 10 febbraio 2020 e nell’ambito di un’attività coordinata dalla DDA di Napoli, la DIA ha eseguito la confisca159 di n. 2 immobili, una quota societaria e diversi rapporti finanziari, per un valore complessivo di oltre 6 milioni di euro, a carico di un imprenditore organico alla famiglia ZAGARIA avente un ruolo preminente nel delicato e strategico settore della gestione degli appalti dell’Azienda Ospedaliera “S. Anna e S. Sebastiano” di Caserta. Le indagini hanno accertato la piena operatività, all’interno della OCCC n. 18462/19 RGNR-13577/19 RG GIP-625/2019 OCCC, emessa dal GIP del Tribunale di Napoli. 157 Nominato con decreto di sequestro preventivo il 20 aprile 2004, dopo che ai nipoti del capo clan ZAGARIA era stata confiscata la totalità delle quote dell’azienda per aver imposto con metodi camorristici la vendita del latte nella provincia di Caserta. Il 14 settembre 2020, a San Marcellino (CE), un incendio ha distrutto il capannone aziendale nella disponibilità dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati, già ridotto in stato di abbandono in quanto mai assegnato.  Decreto di sequestro prevenivo n. 21848/14 RGNR, emesso il 30 aprile 2020 dal GIP del Tribunale di Napoli. 159 Decreto n. 09/20 Reg. Dec. (n. 19/15 RGMP), emesso dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere il 7 novembre 2019, depositato in cancelleria il 30 gennaio 2020. RELAZIONE del Ministro dell’Interno al Parlamento sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia

I PUBBLICI AMMINISTRATORI

Il sodalizio ha una pervasiva e consolidata rete di connivenze e collusioni tra pubblici amministratori, politici e imprenditori. In questo modo, il “sistema Zagaria” riusciva a controllare e gestire, in regime di assoluto monopolio, gli appalti e gli affidamenti diretti di lavori all’interno del nosocomio. Il provvedimento, integrato il 31 marzo 2020 dall’ulteriore confisca160 di un’azienda riconducibile all’imprenditore in argomento, corrobora un precedente sequestro operato nel giugno 2015. Oltre al complesso alveo criminale casalese, il clan BELFORTE rappresenta una delle realtà camorristiche più radicate da anni e attive nel territorio di Marcianise, nel capoluogo, nonché attraverso gruppi satellite nei Comuni di San Nicola la Strada, San Marco Evangelista, Casagiove, Recale, Macerata Campania, San Prisco, Maddaloni e San Felice a Cancello162. Della famiglia BELFORTE, sensibilmente ridimensionata dagli arresti e dalle pesanti condanne patite dai maggiori esponenti del sodalizio, è rimasta libera la moglie di uno dei due storici capoclan, mentre la consorte dell’altro esponente apicale, il 14 maggio 2020, è stata destinataria di una misura cautelare in carcere per associazione di tipo mafioso ed estorsione in danno di commercianti di Marcianise e Caserta, inoltre, in concorso con il marito, per l’omicidio di una donna, amante dello stesso coniuge, avvenuto il 28 ottobre 1991163. Per circa un ventennio, i BELFORTE si sono violentemente contrapposti ai marcianisani del clan PICCOLO-LETIZIA-Quaqquaroni, con i quali, invece oggi, sono stati accertati accordi finalizzati alla gestione del traffico di stupefacenti164 e alla silente infiltrazione del tessuto imprenditoriale locale. Proprio nel narcotraffico i BELFORTE mostrano un rinnovato interesse sia nel capoluogo sia nel maddalonese. Il 3 giugno 2020 i Carabinieri hanno eseguito, a Caserta, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari165 nei confronti di n. 7 appartenenti al gruppo criminale DELLA VENTURA, referenti a Caserta del clan BELFORTE e ritenuti, a vario titolo, responsabili di associazione di tipo mafioso finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. 160 Decreto n. 09/20 Reg. Dec. (n. 19/15 RGMP), ), emesso dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere il 5 marzo 2020. 161 Decreto n. 14/15 (nr. 19/15 RGMP), emesso dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere il 18 maggio 2015. 162 Come già detto il 3 febbraio 2020 si è concluso il processo di Appello a carico di n. 26 persone coinvolte nell’inchiesta del settembre 2016 relativa a fenomeni illeciti dell’amministrazione comunale di San Felice a Cancello. 163 OCCC n. 17411/2016 RGNR-191/2020 OCCC, emessa il 12 maggio 2020 dal GIP del Tribunale di Napoli. 164 Nel maggio 2018 un’indagine documentò la collaborazione dei due clan nella gestione del traffico di droga, mentre la successiva ordinanza di custodia dell’aprile 2019, oltre a fotografare la contrapposizione dei suddetti clan e la lunga scia di sangue che ne è conseguita nel ventennio dal 1990 al 2009, ha evidenziato e accertato il successivo mutamento di strategia col passaggio dalla fase “armata” a quella silente e virulenta dell’infiltrazione nel settore dell’imprenditoria. 165 OCCC n. 12643/17 RGNR-10611/18 RGIP-214/20 OCC, emessa il 26 maggio 2020 dal GIP Tribunale di Napoli, per traffico di sostanze stupefacenti aggravato dal metodo mafioso e altro. 2020 1° semestre 4. Criminalità organizzata campana 219 L’inchiesta della DDA di Napoli ha delineato il ruolo della moglie del fondatore del gruppo DELLA VENTURA che aveva assunto le redini del comando ed era diventata a sua volta capozona, proseguendo la lunga tradizione delle donne di camorra che si collocano ai vertici dei sodalizi, fungendo inizialmente da tramite tra i mariti detenuti e l’esterno, per poi acquisire una posizione di primo piano fino a divenire la nuova guida strategica del clan166.

LE DONNE DEL CLAN

Nello specifico, le indagini hanno documentato che, sebbene fosse detenuta in regime ordinario, la donna manteneva contatti con i sodali liberi continuando a dirigere il gruppo criminale e a dettare le strategie per i traffici di sostanze stupefacenti di cui l’organizzazione si riforniva a Napoli per rivenderle a Caserta. Al pari del cartello dei CASALESI anche il clan BELFORTE si avvale del supporto di imprenditori totalmente asserviti alle logiche criminali fino a diventare una componente essenziale per l’aggiudicazione di appalti e per il controllo di interi settori economici come nel campo dell’edilizia. È quanto confermato da indagini patrimoniali della DIA che hanno consentito, il 18 marzo 2020, l’esecuzione di un decreto di confisca a carico di un imprenditore contiguo ai BELFORTE attivo nel settore della produzione, vendita e trasporto di calcestruzzo. Le indagini hanno ricostruito non solo il suo assetto patrimoniale e inoltre la posizione di contiguità con il citato sodalizio marcianisano. Il provvedimento ha interessato quote di partecipazione di una ditta di costruzioni e di una società attiva nella lavorazione e commercializzazione di calcestruzzo preconfezionato nonché nel movimento terra. Sono stati, inoltre, confiscati n. 37 immobili siti a Caserta, Capodrise, Casapulla, Maddaloni e Orta di Atella, nonché n. 7 rapporti finanziari per un valore stimato di 6 milioni di euro. Restando nello stesso ambito territoriale, si evidenzia anche l’operatività di piccoli gruppi a struttura familiare quali i clan: MENDITTI presente a Recale e a San Prisco; BIFONE attivo a Macerata Campania, Portico di Caserta, Casapulla, Curti, Casagiove e San Prisco. Nel comprensorio di San Felice a Cancello, Santa Maria a Vico e Arienzo è operativo un gruppo che costituisce una derivazione della famiglia MASSARO. A tal proposito, il 22 maggio 2020 la Guardia di finanza e i Carabinieri hanno eseguito, a Marcianise e a Maddaloni, la confisca di beni per un valore di circa 3 milioni di euro nei confronti di un imprenditore di San Felice a Cancello, ritenuto intraneo al clan MASSARO-DI PAOLO attivo nella zona168. Il sequestro di beni ha tratto origine da un’indagine dalla Guardia di finanza che, nel febbraio 2015, eseguì un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di n. 3 elementi contigui al clan MASSARO, tra i quali il suddetto imprenditore, accusati, a vario titolo, di usura, estorsione e riciclaggio aggravati dall’utilizzo del metodo mafioso169. Per oltre dieci anni l’uomo aveva riciclato, per conto del citato sodalizio, i proventi illecitamente accumulati in attività commerciali, investimenti mobiliari e immobiliari e acquisizioni societarie. 166 La moglie del boss dei DELLA VENTURA era già reggente nel 2012, quando fu arrestata per la prima volta insieme a n. 43 affiliati, tra i quali le mogli dei due fratelli fondatori del clan BELFORTE, anche loro poi divenute reggenti. 167 Decreto di confisca beni n. 17122/17 RGMP- 21/2020 Reg. Dec., emesso il 12 marzo 2020 dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. 168 Decreto di confisca n.6/2017 RGMP-20/2020 Reg.Dec., emesso dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere. 169 OCCC n. 25363/09 RGNR-25169/09 RGIP-60/15 OCC, emessa il 4 febbraio 2015 dal GIP del Tribunale di Napoli. RELAZIONE del Ministro dell’Interno al Parlamento sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia.

MADDALONI

Negli ultimi anni nel Comune di Maddaloni il sensibile aumento dei reati estorsivi e di quelli relativi alla detenzione e allo spaccio di sostanze stupefacenti ha trovato il suo epilogo in un provvedimento cautelare170, eseguito il 4 maggio 2020 dalla Polizia di Stato, nei confronti di n. 9 persone riconducibili alla famiglia D’ALBENZIO, referente sul territorio del clan BELFORTE, ritenute responsabili di associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti e altro. Le indagini hanno consentito di far luce sulle più recenti dinamiche macro-criminali dell’area maddalonese individuando e definendo il ruolo di vertice di un esponente del nucleo familiare dei D’ALBENZIO il quale era riuscito, nonostante fosse in detenzione domiciliare, ad aggregare intorno a sé un gruppo di giovani pregiudicati - nuove leve del clan BELFORTE - con i quali gestiva le estorsioni e lo spaccio di sostanze stupefacenti cercando di imporre il monopolio nel settore dell’installazione di apparecchi automatici per la distribuzione di bevande. A Santa Maria Capua Vetere sono presenti il gruppo DEL GAUDIO-Bellagiò (per lo più dedito alla vendita di stupefacenti) e l’antagonista FAVA, significativamente indebolito dalla scelta di collaborare con la giustizia intrapresa da affiliati di spicco. Nell’area dei Comuni di Pignataro Maggiore, Vitulazio e Sparanise permane l’incidenza del clan LIGATO che, grazie all’intraprendenza criminale delle nuove generazioni, si è recentemente contraddistinto per una rinnovata operatività nel settore delle estorsioni. Legato ai LUBRANO da vincoli familiari, il sodalizio ha sempre mantenuto una posizione controversa col clan dei CASALESI, tanto che, in alcuni casi, ci sono state anche situazioni conflittuali, soprattutto con la famiglia SCHIAVONE. Proprio riguardo a queste dinamiche, il 19 maggio 2020 i Carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un esponente apicale del clan SCHIAVONE in quanto mandante dell’omicidio di un elemento di vertice della famiglia LUBRANO, avvenuto il 14 novembre 2002 nell’ambito dello scontro tra il clan LUBRANO-LIGATO e quello dei CASALESI172 per il controllo delle attività illecite nel comune di Pignataro Maggiore173. Nel contesto di Sparanise, Calvi Risorta e Teano è attiva, attraverso propri referenti, la famiglia PAPA, storicamente federata con i CASALESI. Il 20 giugno 2020 la Polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere174 a carico di n. 7 persone ritenute responsabili di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Tra gli indagati figura un elemento carismatico della criminalità dell’alto casertano, già ex cutoliano, ritenuto referente a Teano del clan PAPA. A Mondragone permane la presenza criminale del cartello GAGLIARDI-FRAGNOLIPAGLIUCA (eredi del clan LA TORRE), vicino alla famiglia BIDOGNETTI e attivo nel traffico 170 OCCC n. 445/19 RGNR-18762/19 RG GIP-157/2020 RMC, emessa il 22 aprile 2020 dal GIP del Tribunale di Napoli. 171 In tale contesto, il 26 giugno 2020, nel carcere fiorentino di Sollicciano, si è suicidato un collaboratore di giustizia, che in occasione di una recente udienza aveva dichiarato di non voler più collaborare in quanto temeva ritorsioni da parte della famiglia LIGATO. 172 OCCC n. 9683/19 RGNR-24994/19 RGGIP-202/20 OCC, emessa il 19 maggio 2020 dal GIP del Tribunale di Napoli. 173 La vittima era figlio del defunto capo del clan LUBRANO e genero del fondatore del clan NUVOLETTA di Marano, avendone sposato la figlia. 174 OCCC n. 13068/19 RGNR-1270/20 RGIP-227/20 OCC, emessa l’8 giugno 2020 dal GIP del Tribunale di Napoli. 2020 1° semestre 4. Criminalità organizzata campana 221 di sostanze stupefacenti e nelle estorsioni, nonostante le ultime operazioni di polizia ne abbiano ulteriormente indebolito gli assetti.

I LA TORRE

La recente scarcerazione di un esponente di vertice dei LA TORRE potrebbe dare maggiore impulso alla ricostituzione del sodalizio. L’uomo è zio del boss storico del clan, detenuto dal 1992, al quale l’11 febbraio 2020 i Carabinieri hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere175, emessa dal Tribunale di Napoli su richiesta della locale DDA, a seguito della condanna all’ergastolo inflittagli, il 28 ottobre 2019, dal GUP dello stesso Tribunale176 per strage, omicidio e lesioni personali gravissime, commessi nel Comune di Castel Volturno, frazione di Pescopagano, il 24 aprile 1990 (cd. “strage di Pescopagano”). Sotto i colpi dei LA TORRE furono uccise n. 5 persone mentre altre n. 7 rimasero gravemente ferite (un italiano e n. 4 africani), nel corso di un assalto armato eseguito all’interno e in prossimità di un bar del luogo. Le indagini hanno evidenziato come l’efferato delitto fosse stato deciso dal predetto clan mondragonese al fine di eliminare la presenza di extracomunitari (soprattutto tanzaniani) che gestivano il mercato dell’eroina sul litorale domitio. Nei comuni di Sessa Aurunca, Cellole, Carinola, Falciano del Massico e Roccamonfina continua l’azione di contrasto nei confronti del clan ESPOSITO, detto dei ‘Muzzuni’, la cui erosione operativa ha determinato la conseguente emersione di piccoli gruppi, molto eterogenei, dediti principalmente al traffico ed allo spaccio di stupefacenti e alle estorsioni, in posizione autonoma rispetto al sodalizio ricordato177. Nel contesto, il 4 febbraio 2020, i Carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, nei confronti di n. 2 affiliati, per un omicidio avvenuto il 6 luglio 1990 a Mondragone, con il concorso di esponenti apicali del clan LA TORRE e degli ESPOSITO. Le indagini sul fatto di sangue si concludevano, nel 1992, con una archiviazione ma, grazie alle dichiarazioni rese da diversi collaboratori di giustizia, sono state riaperte nel 2004, consentendo di ricostruire compiutamente l’evento con l’identificazione di mandanti e autori materiali. L’area di Castel Volturno, fortemente contaminata dalla presenza del clan BIDOGNETTI, significativamente indebolito nella sua componente militare dai numerosi arresti subiti, è ormai considerata, da decenni, l’espressione della coesistenza tra organizzazioni camorristiche e criminalità nigeriana/ghanese, diventando punto di riferimento dei traffici internazionali di droga e della massiva gestione della prostituzione su strada. 175 OCCC n 13117/07 PM-10915/18 RG GIP e n 56/2020 OCC. 176 Con sentenza n.1793/2019. 177 In tale ambito, il 3 giugno 2020 i Carabinieri hanno eseguito l’OCCC n. 1399/2020-205/2020 OCC, nei confronti di n. 2 soggetti ritenuti responsabili di estorsione in concorso, aggravata dal metodo mafioso. 178 OCCC n. 5742/13 RGNR-817/15 RG GIP-44/15 OCC, emessa dal GIP del Tribunale di Napoli.

I CLAN STRANIERI

Questi sodalizi stranieri hanno acquisito il controllo di alcuni tratti del litorale domitio operando in diversi settori quali il traffico di stupefacenti, lo sfruttamento della prostituzione, il favoreggiamento della immigrazione clandestina e la tratta di esseri umani. Anche la criminalità albanese ha del resto acquisito una posizione di primo piano nel panorama casertano. Sono state rilevate alleanze strategiche e funzionali con esponenti della criminalità organizzata nostrana, come per il traffico delle sostanze stupefacenti, facendo ipotizzare future tendenze evolutive. Si rileva, inoltre, la presenza di bande provenienti dall’est europeo, attive nei settori dello sfruttamento della prostituzione, delle rapine e delle estorsioni con il sistema del cd. cavallo di ritorno.

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