L'Ispettorato del lavoro di Caserta ha coordinato, nell'ambito del progetto «Su.Pr.eme.», un'attività di vigilanza condotta da task force composte da personale degli ispettorati di Caserta, Napoli, Sassari, Roma e Salerno e da Carabinieri del Nil dell'Itl di Caserta, con la partecipazione dei mediatori culturali dell'Oim e con il supporto logistico delle locali Stazioni dei Carabinieri nonché, per una settimana, del personale ispettivo dell'Inps e dello Spesal della locale Asl. L'attività, tesa a contrastare il fenomeno dello sfruttamento lavorativo e del caporalato in agricoltura, ha interessato principalmente i territori dell'agro-aversano, dell'agro-sessano e della zona dei Mazzoni. Diciassette le aziende agricole sottoposte a controllo - soprattutto campi di piantagione di pomodori, peperoni, melanzane, angurie - delle quali 14 sono risultate non in regola con la normativa in materia di rapporti di lavoro e legislazione sociale.
Sulle restanti tre sono ancora in corso accertamenti. Gli ispettori hanno verificato le posizioni di 64 lavoratori ed hanno emanato 4 provvedimenti di sospensione dell'attività nei confronti di altrettante aziende, per la presenza di 20 braccianti completamente «in nero». Dei 51 lavoratori provenienti da Paesi extra-Ue, 11 sono risultati privi del permesso di soggiorno per motivi di lavoro; per il loro impiego sono stati denunciati 5 imprenditori. In un campo della zona dei Mazzoni sono stati trovati, intenti a raccogliere angurie, 7 lavoratori di nazionalità tunisina privi del permesso di soggiorno; sotto il sole cocente, alcuni lavoravano senza calzature ed è emerso che venivano pagati a cottimo - 7 euro a cassone - e impiegati per 9 ore al giorno senza riposo settimanale.
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