Carcere di Santa Maria Capua Vetere,
ora sono 70 agenti in meno nei reparti

Giovedì 19 Agosto 2021 di Biagio Salvati
Carcere di Santa Maria Capua Vetere, ora sono 70 agenti in meno nei reparti

Per la prima volta nella storia del carcere di Santa Maria Capua Vetere, si registra un sovraffollamento più sopportabile all'interno della struttura penitenziaria che ha visto negli anni passati sfiorare, e a volte superare, il numero di mille unità per quanto concerne la popolazione carceraria. Ad oggi sono recluse 864 persone (su 809 regolamentari): un numero che oscilla tra nuovi ingressi e uscite. A causa anche degli effetti dell'inchiesta della Procura sui pestaggi in carcere, molti detenuti sono stati trasferiti, così pure sono diminuiti di circa 70 unità anche gli agenti penitenziari che già erano in numero inadeguato (450 unità) in rapporto alla popolazione carceraria e alle mansioni da svolgere.



Sono alcuni aspetti emersi dalla visita degli avvocati penalisti che sono tornati nella struttura carceraria in occasione dell'iniziativa delle Unioni Camere Penali Italiane chiamato «Ferragosto in carcere» promossa dai Radicali. In particolare, il gruppo era composto dai presidenti della Camere Penali, Francesco Petrillo (Santa Maria Capua Vetere) e Felice Belluomo (Napoli Nord); dagli avvocati Raffaele Carfora (consigliere e vicepresidente della Camera Penale sammaritana), Luca Viggiano (Camera Penale Santa Maria Capua Vetere), Fabio Della Corte (responsabile regionale dell'osservatorio carceri dell'Ucp), Maria Lampitella e Sergio Aruta (Napoli Nord) e Consiglia Fabbrocini (Nola) i quali hanno potuto constatare la condizione dei detenuti e le relative problematiche. Da qualche settimana a guidare il carcere come direttore «in missione» è Marco Casale mentre comanda il reparto degli agenti, sempre «in missione», il commissario Egidio Giramma (in forza al carcere di Carinola) dopo il trasferimento e l'arresto del comandante Gaetano Manganelli. Gli avvocati che hanno voluto toccare con mano quelle che sono le condizioni ed i temi della carcerazione, cioè come si vive e soprattutto la finalità rieducativa e risocializzante dei detenuti cercando di capire dagli stessi operatori quali sono le condizioni nelle quali i medesimi lavorano.

Non sono mancate lamentele per l'approvvigionamento idrico da parte di qualche detenuto: è noto che da anni l'istituto, soprattutto d'estate, si rifornisce di acqua attraverso autobotti ma vengono consegnate anche alcune bottiglie d'acqua giornalmente. I lavori per collegare la rete idrica della città al carcere sono stati avviati. Tra gli altri problemi, la mancata socialità tra i detenuti per la quale è determinante la carenza di personale e scarsa tutela della salute dei reclusi dovuta ad una farraginosa trafila di richieste di assistenza sanitaria che giunge dall'esterno. Alcuni reparti non possono permettersi di essere aperti così come previsto poiché manca il personale della Polpen mentre alcuni lamentano i costi della spesa troppo eccessivi e (i noti) ritardi nella interlocuzione con la magistratura di Sorveglianza. Il problema principale rimane quello sanitario. Positiva la visita nel dignitoso reparto femminile di alta sicurezza: 58 detenute si danno da fare già da tempo realizzando le mascherine che riportano la scritta «stop alla violenza». Il gruppo ha visionato anche i pasti della mensa e il reparto Nilo, teatro dei recenti fatti di cronaca. Tutto verrà segnalato all'Osservatorio Nazionale Unione Camere Penali. Criticata, da Petrillo, l'ennesima assenza della politica all'iniziativa.

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