«A Casal di Principe da abbattere
250 case: non è giustizia, mi dimetto»

Giovedì 2 Settembre 2021 di Gigi Di Fiore
«A Casal di Principe da abbattere 250 case: non è giustizia, mi dimetto»

Da sette anni è il sindaco di Casal di Principe. Il sindaco della rinascita e del ritorno alla legalità, nella terra oppressa per anni da un'aggressiva presenza camorristica. Ma ora, Renato Natale getta la spugna e annuncia le dimissioni.

Sindaco, la sua è una resa o una provocazione?
«È l'unico modo rimasto per denunciare una difficoltà che cerco da tempo di portare all'attenzione nazionale dei governi e del Parlamento».

Si riferisce alle demolizioni degli immobili abusivi a Casal di Principe?
«Sì, anche questo ripristino di legalità ha costi sociali assai alti che non si possono ignorare. La legalità va accompagnata da umanità e senso di giustizia».

Cosa l'ha spinta alla sua decisione?
«L'abbattimento di un immobile, fissato nelle prossime ore dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, su cui i magistrati non hanno voluto concedere la terza proroga».

Di che immobile si tratta?
«La prima casa di residenza di due nuclei familiari di due fratelli, con quattro bambini tra i 3 e i 7 anni. Un immobile di due piani abitato da famiglie con difficoltà economiche. Chiedevo una proroga per trovare una sistemazione alle famiglie che devono lasciare la loro casa».

L'aveva trovata?
«Sì, abbiamo avviato le procedure per trasferirli in un bene confiscato per esigenze sociali. La Caritas e il Comitato don Diana hanno dato la loro disponibilità ad ospitare nel frattempo le famiglie. Avevamo bisogno dei giorni necessari per portare a compimento la gara di assegnazione del bene confiscato, con bando in scadenza il 10 settembre».

La Procura ha detto di no?
«Proprio così, dal loro punto di vista c'è da osservare fedelmente le norme dopo due proroghe già concesse. Io, se non eseguo l'abbattimento, rischio un'indagine per abuso d'ufficio. Le due famiglie hanno cercato soluzioni immediate: un nucleo ospite dai suoceri, in situazione precaria, un secondo ha occupato un alloggio di edilizia popolare assegnato a dei loro parenti».

Questa vicenda è solo la punta di un iceberg?
«Sì. Per questo sono preoccupato. Ci sono 250 ordinanze di abbattimento da eseguire. Ma pendono 1700 provvedimenti di demolizione, di cui 500 risolti con il condono e 1200 prossimi all'esecuzione. Significano costi per il Comune e famiglie senza più casa».

Quanti abbattimenti avete eseguito finora?
«Undici, anticipando con un mutuo un milione e 600mila euro. Ma si trattava di ruderi non ultimati, nel caso di queste ore siamo di fronte a una prima casa di residenza. Eseguire le 250 demolizioni in esecuzione costerebbe al Comune qualcosa come 35 milioni di euro, da ottenere con mutui. Cifre che ci porterebbero direttamente al dissesto di bilancio».

I costi per la legalità gravano tutti sulle spalle del Comune?
«È così. Si tratta di costi economici, ma anche sociali. Siamo lasciati soli ed esposti, quando occorrerebbero, sull'abusivismo, norme mirate in grado di distinguere le diverse situazioni».

Finora non ha ricevuto risposte da Roma?
«Un mese fa, mi ha convocato il ministro Mara Carfagna cui ho spiegato la situazione. Ha convocato un tavolo interministeriale, che si riunirà in queste ore. Dovrebbero farne parte anche il ministro dell'Interno e della Giustizia».

È stanco?
«Sì. Devo affrontare anche il problema dei rifiuti e dei roghi, con ulteriori costi di centinaia di migliaia di euro, così come i costosi interventi per l'alto numero di cani randagi sul territorio. E, in aggiunta, non abbiamo potuto ottenere dei particolari fondi nazionali per norme che ci penalizzano».

A cosa si riferisce?
«Ai 2,8 milioni chiesti per una scuola dell'infanzia, che ci sono stati negati».

Perché?
«Siamo stati scavalcati in graduatoria da Milano che faceva parte della nostra stessa graduatoria di comuni svantaggiati».

Con quale criterio è stata preferita Milano?
«Milano ci ha scavalcato in graduatoria perché ha i fondi per cofinanziare il progetto. È un trucchetto evidente inserito nel bando di assegnazione. Un orientamento dello Stato che trovo inconcepibile».

Ha intenzione di confermare le dimissioni?
«Vediamo cosa succede con il tavolo interministeriale. Di certo, avverto stanchezza perché mi sento abbandonato dallo Stato centrale che non interviene a sostenerci su temi di rilievo sociale e economico in un territorio che mostra segni di rinascita nelle associazioni e nella partecipazione».

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Ultimo aggiornamento: 11:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA