Caserta, alberi da abbattere:
la rivolta degli agronomi

Martedì 8 Gennaio 2019 di Daniela Volpecina
Alberi a rischio, l'Ordine degli agronomi si appella al Comune di Caserta: «No a un abbattimento sommario e a valutazioni superficiali. Ogni pianta ha la sua storia e le sue caratteristiche. Si proceda con criteri razionali e metodo scientifico». Così, il presidente Pasquale Francesco Galdieri si introduce nel dibattito che da giorni scuote la città a seguito della pubblicazione all'albo pretorio di tre determine dirigenziali che annunciano l'abbattimento di 160 alberi di alto fusto. Un'operazione che costerà all'ente circa 83mila euro.
 
«La situazione fito-sanitaria delle essenze piantate nel contesto urbano non mi sembra così grave da giustificare l'abbattimento spiega il presidente degli agronomi ma in ogni caso ho già inviato una lettera al Comune per garantire la piena disponibilità da parte dell'Ordine a partecipare ad una eventuale commissione di scopo per mettere le nostre competenze al servizio della città». E in relazione ai motivi di sicurezza che spesso spingono gli enti pubblici a propendere per l'eliminazione invece che per la cura delle piante, Galdieri precisa: «Comprendo i timori delle amministrazioni pubbliche a fronte degli ultimi casi di cronaca ma non bisogna lasciarsi trasportare dall'emotività. Rischi di questo tipo si eliminano con una manutenzione costante e con una potatura ogni due anni. È evidente che se un albero viene abbandonato a se stesso per cinque o sei anni, i costi per mantenerlo in vita lieviteranno. In ogni caso sono dell'idea che bisogna salvare il salvabile».

Il riferimento va alle grevillee robuste di corso Trieste e ad altri tipi di alberi considerati poco consoni al tessuto di una città. «A Caserta così come in altri centri, la progettazione del verde è stata affidata per anni a ingegneri e architetti senza tener conto del fatto che l'unica figura professionale specializzata in questo settore è quella dell'agronomo». 
Entro la fine del mese il Comune aggiudicherà la gara, del valore di 180mila euro, per la potatura annuale di tutto il patrimonio arboreo. Circa seimila piante in tutto. Una decisione che ha placato solo in parte il malumore di associazioni, comitati, movimenti e ambientalisti (che restano in attesa di una convocazione da parte del vice sindaco e assessore all'ambiente Franco De Michele così come da lui annunciato due giorni fa) che ieri, su iniziativa dei consiglieri di Speranza, Francesco Apperti e Norma Naim, hanno firmato una petizione per chiedere il ritiro delle tre determine e la sospensione del provvedimento. «Considerato che gli atti insiste Apperti - non sono corredati da perizie tecniche, sopralluoghi o altra documentazione che giustifichi la decisione del Comune, chiediamo che le determine vengano ritirate e che si proceda ad una valutazione caso per caso per scongiurare i gravi e irreparabili danni che un simile intervento provocherebbe al patrimonio verde della città».

Sul caso è intervenuta ieri anche l'associazione Italia nostra. «Lo sterminio degli alberi si legge nella lettera inviata dalla presidente Maria Rosaria Iacono non è la soluzione contro il timore di un possibile schianto accidentale. Li chiamano «piani di rinnovo» ai quali spesso non seguono adeguati «piani di sostituzione» in assenza di una qualsiasi pianificazione o strategia. Dimenticando quasi che la gestione del verde pubblico riguarda il diritto alla salute». Da qui l'appello a rispettare le leggi statali nate a sostegno della salvaguardia dell'incentivazione della salubrità urbana. A partire dalla legge Rutelli del 1992 «che prevedeva un albero per ogni neonato registrato all'anagrafe comunale», sino alla legge numero 10 del 14 gennaio 2013 che «prevede per i Comuni obblighi e scadenze riguardo al recupero e all'incremento degli spazi verdi». Il sindaco sulla sua bacheca ha intanto garantito che «si farà un controllo di ogni albero».
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