Caserta, beni pubblici in disuso
ecco il tesoro sommerso

Mercoledì 9 Ottobre 2019 di Daniela Volpecina
Beni comuni inutilizzati, in provincia di Caserta ce ne sono 2.379. Il dato, fornito dal Centro di Servizio per il Volontariato Asso.Vo.Ce nell'ambito del progetto «Catalogo delle buone pratiche di riuso dei beni comuni da parte delle organizzazioni di volontariato», è il risultato di una ricerca durata mesi che ha consentito di effettuare un censimento ed una catalogazione di un patrimonio pubblico inestimabile fatto di edifici, appartamenti e terreni.
Strutture non sempre in ottimo stato, ma accessibili e staticamente affidabili. Si tratta di 238 unità immobiliari, 1.467 terreni agricoli e 45 terreni urbani non locati.

 
Ma si tratta di una stima parziale, ottenuta anche grazie alla banca dati del Dipartimento del Tesoro del Ministero dell'Economia e delle Finanze. Dei 104 Comuni della provincia di Caserta infatti solo il settanta per cento ha risposto al censimento e fornito elementi sull'esistenza di beni inutilizzati presenti sul suo territorio. Le città che ospitano il maggior numero di beni sono nell'ordine Maddaloni, Caserta, Castel Volturno, Casal di Principe e San Cipriano d'Aversa. «Accendere i riflettori su questo «tesoro sommerso» spiega Giulia Gaudino, direttore di Asso.Vo.Ce. - consente innanzitutto di fornire uno strumento utile e una risposta concreta a tante associazioni che auspicano di poter disporre di una sede. Basti pensare infatti che su circa 360 associazioni attive in Terra di Lavoro, sono poco più di trenta quelle che sono riuscite ad ottenere un locale in comodato d'uso gratuito da parte di un ente pubblico. Oltre l'ottanta per cento dei sodalizi è costretto invece a far fronte ad un canone di locazione presso strutture private per poter disporre di un luogo in cui svolgere la propria attività di volontariato. Eppure l'assegnazione e la destinazione di questi beni a progetti di utilità sociale non comporta oneri di alcun tipo per gli enti e soprattutto consentirebbe di sottrarli al degrado e all'incuria cui sono destinati».
Al momento sono soltanto due le amministrazioni che hanno adottato il regolamento dei beni comuni: Caserta e Castel Volturno. Entrambe vantano il maggior numero di assegnazioni. Maddaloni al contrario risulta essere il Comune con il minor numero di strutture concesse. A supporto della tesi di Asso.Vo.Ce. sulla riqualificazione dei beni immobili pubblici c'è anche la riforma del Terzo settore. «Il decreto legislativo numero 117 del 3 luglio 2017 fa notare Umberto De Santis, che ha guidato l'equipe di ricerca con il supporto tecnico della referente dell'area ricerca Pasqualina Campagnuolo e delle volontarie del servizio civile, Roberta Miele e Alessia Nocera - all'articolo 81, citando il Social Bonus, fa esplicito riferimento agli sgravi fiscali previsti in caso di recupero dei beni pubblici. In questo modo tanti immobili, abbandonati o sottoutilizzati, grazie all'opera dei volontari, potrebbero tornare a disposizione della comunità diventando incubatori di innovazione sociale, luoghi di partecipazione e di cittadinanza attiva». Va in questa direzione la nascita del primo «emporio solidale» della provincia di Caserta che verrà inaugurato entro la prima decade di novembre ad Arienzo. «Si tratta di un palazzo storico racconta Gaudino ex Monte dei Pegni, di proprietà dell'Asl, recuperato e messo a disposizione di ben quindici associazioni del territorio che in questo luogo potranno fornire risposte e servizi in grado di soddisfare le esigenze di una fetta di popolazione».
Il progetto, interamente finanziato da Asso.Vo. Ce., è stato concretizzato anche grazie alla collaborazione con il Comune di Arienzo. È frutto di una collaborazione con Agenda 21, Agrorinasce, Labsus, Libera e il Dipartimento di Giurisprudenza dell'Università Luigi Vanvitelli' invece il progetto di catalogazione dei beni. Tra i servizi offerti anche una mappa, con la relativa geolocalizzazione, di tutte le esperienze di riuso già in essere, con un riferimento specifico anche ai beni confiscati affidati in gestione alle organizzazioni di volontariato. Un centinaio di casi in tutto stando ai dati forniti, che però sono aggiornati al 2016. «Si tratta di una mappa delle buone pratiche territoriali spiegano da Asso.Vo.Ce. che consentirà anche alle istituzioni proprietarie dei beni comuni di verificare, a partire dalle attività realizzate su altri territori, l'impatto positivo generato dall'applicazione di patti di collaborazione con le associazioni».
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