Caserta, la sinistra Pd chiede
la testa di Marino: «Ha tradito la città»

Domenica 28 Giugno 2020 di Antonio Pastore

Una esponente-chiave di Forza Italia cooptata, dall'oggi al domani, in giunta: più che un colpo di scena uno schiaffo in faccia alla sinistra casertana. «Nessun giudizio sulla persona, ma contrabbandare per scelta tecnica la nomina di chi è stata fino a quel momento la bandiera dei berlusconiani a Caserta, direttamente fiondata dalla presidenza delle azzurre della Campania all'esecutivo di un sindaco che è in quota Pd è qualcosa - spiegano - che nemmeno nei peggiori incubi avremmo immaginato».

È stata la scintilla che ha innescato l'esplosione, ma il dissenso e la rabbia covavano da tempo. Almeno da quando sui tempi chiave del governo della città l'amministrazione comunale e la dirigenza del partito («schiacciata sulle posizioni del primo cittadino»), sono andati in rotta di collisione con quella parte dei Pd più legata alla matrice progressista e di sinistra made in Zingaretti. Una cinquantina (ma altre adesioni si stanno raccogliendo) tra militanti, ex amministratori, iscritti ed elettori del Partito Democratico cittadino hanno firmato un lungo documento indirizzato al segretario nazionale e al responsabile dell'organizzazione dei Democrat, oltre che al segretario regionale Leo Annunziata, per denunciare «il massimo scollamento dell'amministrazione e del partito rispetto alle attese della comunità». E per chiedere l'avvio rapido delle procedure congressuali, per allineare la gestione del Pd locale «ai principi e alla svolta data da Zingaretti». Tra i firmatari Giovanna Abbate, Alessandro Barbieri, Enzo Battarra, Pietro Canzano, Angelina Cerrito, Eliana Guadagnuolo, Vincenzo Letizia, Piero Riello, Carlo Scatoza, Giuseppe Tescione, Cesare Trematore, Mario Troiano, Paolo Voso. «Al coordinatore del clrcolo Pd di Caserta Enrico Tresca chiediamo la convocazione dell'assemblea degli iscritti a cui dovrebbe presentarsi dimissionario, visto che il suo mandato è scaduto», aggiunge Ubaldo Greco (in foto), promotore dell'iniziativa.
 


Il documento focalizza sei punti, scelti tra quelli «da allarme rosso». Anzitutto, si legge nel documento «si sono perse del tutto le tracce del Puc». Data per imminente più volte la sua pubblicazione di fatto giace in un cassetto. «Un Puc fantasma i cui contenuti sono oscuri a partire dall'edificabilità dei (pochi) terreni ancora non cementificati laddove la città sollecita da anni un contrasto al consumo del suolo». Consumo che non ha avuto soste nel frattempo a favore di (inutili) piani abitativi e della grande distribuzione. Con il Puc in stand by «restano pericolosamente sospesi i destini dell'ex Macrico, su cui aleggia l'ambiguità dell'amministrazione», renitente a darle una classificazione urbanistica che la metta al sicuro dalla speculazione e anzi promotrice di progetti che minano la sua l'integrità (vedi la contestata delibera sulla scuola da costruire su una particella dell'area previa requisizione).

La nota più dolente è forse quella del biodigestore, un impianto al quale i firmatari non sono «aprioristicamente contrari», ma di cui contestano metodi e localizzazione. «Sia il progetto di Ponteselice che l'ipotesi della località Mastellone sono stati messi a punto senza alcun confronto in sede politica (interna al Pd e in consiglio comunale) e meno che mai con la città e la sua conurbazione». Un impianto da 40 mila tonnellate (e quindi destinato a una utenza che va ben oltre l'hinterland) che vale, dopo l'ultimo aggiornamento, circa 43 milioni di finanziamento regionale che la giunta non vuole farsi sfuggire nonostante la rivolta degli ambientalisti e delle amministrazioni confinanti. Per quanto riguarda le politiche sociali questa amministrazione «sta marcando sempre di più la sua distanza dalla città solidale, scontrandosi con l'associazionismo e il mondo del volontariato. «Incredibile l'atteggiamento nei confronti del centro sociale Ex Canapificio, da anni impegnato sul versante dell'accoglienza dei migranti e del sostegno dei ceti più disagiati».

Neanche un dito mosso quando il centro ha dovuto abbandonare la sua sede, anche se il Comune è capofila del progetto Sprar realizzato dall'Ex Canapificio. E di fronte alla critiche dei ragazzi alla giunta e al partito, l'attacco del segretario cittadini del Pd che li invita a pagarsi l'affitto di una sede. «Una cosa che neanche il sindaco di centrodestra Luigi Falco né il ministro degli Interni Maroni avrebbero avuto il coraggio di fare». 

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