Caserta. Conti in rosso, chiesti 5 rinvii a giudizio con l'accusa di falso

Caserta. Conti in rosso, chiesti 5 rinvii a giudizio con l'accusa di falso
Giovedì 3 Dicembre 2015, 11:37
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CASERTA - Non si sono attenuti alle disposizioni di legge e con le loro anticipazioni di cassa avrebbero contribuito a creare un «buco» di 14 milioni di euro al Comune di Caserta. Per questo motivo, ogni mese, per ripianare i debiti, l’Ente Comunale Casertano ha bisogno di una cifra da capogiro per ripianare i debiti. I cinque tecnici del settore Finanze - accusati di aver verificato a campione i movimenti sul bilancio comunale dal 2007 al 2010 - sono ora indagati per concorso in falso: dovranno comparire per l’udienza preliminare il prossimo 15 gennaio davanti al giudice del tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

Il pm della procura della Repubblica, retta da Maria Antonietta Troncone, infatti, ha comunicato la richiesta di rinvio a giudizio, notificata ieri, a cinque indagati. Un passo in avanti verso il processo. Raggiunto dal provvedimento il responsabile del Servizio finanziario del Comune di Caserta - dal 13 ottobre del 1999 al 10 novembre del 2011 - Gioacchino Petrella, di Carinola, il presidente del collegio dei Revisori dei conti dal 2007, Maria Grazia Durante, e i componenti Aldo Palmieri e Giovanni Marrone. Dovrà comparire in tribunale a gennaio anche Carlo Iodice, di Portico di Caserta, componente dell’organo di revisione dal 26 febbraio del 2009 al maggio del 2010. Archiviata, in sede d’indagine, la posizione di Alessandro Cioffi, difeso dal legale Dezio Ferraro. In sostanza, per anni, secondo l’accusa, i cinque avrebbero nascosto i conti esatti del bilancio.

Le anticipazioni di tesoreria, ad esempio, possono essere eseguite nella misura di cinque dodicesimi, ma l’organo contabile del Comune di Caserta avrebbe attinto - stando al pm - dal fondo cassa per varie spese, come se attingesse in un pozzo senza fondo. Per gli stipendi dei dipendenti, poi, i Revisori dei Conti non avrebbero previsto gli impegni di spesa a inizio bilancio. Così, alla fine, si sarebbe giunto al dissesto.

Petrella, per la magistratura, aveva «attestato in maniera falsa, nel consuntivo ai bilanci 2007, 2008, 2009, 2010, la regolarità contabile dei conti del Comune di Caserta mentre il Collegio dei Revisori, avrebbe certificato falsamente, il 24 maggio 2007, in assenza di delibera di giunta, la rispondenza del saldo patrimoniale al 31 dicembre del 2008 delle disponibilità liquide con il saldo contabile e il conto del tesoriere».

Insomma, atti fasulli producevano altri atti fasulli. Eppure, i revisori degli enti locali sono controllori interni dell’ente e rispondono della loro efficacia direttamente alla Corte dei Conti. Il loro visto dovrebbe essere di regolarità contabile: in sostanza, la situazione dell’ente doveva essere controllata e vicina alla realtà. Le anticipazioni di cassa per esempio sono regolate dal Tuel, ma, a quanto sembra, erano state poche le verifiche e pochissimi i controlli. Petrella, inoltre, avrebbe utilizzato somme ricevute come corrispettivo di vendite di beni del Comune in modo anomalo.
Con l’accesso agli atti della magistratura, si è scoperto che nonostante fosse stata registrata una discordanza per 760.954,69 mila euro, il collegio dei Revisori avrebbe chiuso il saldo finale di dicembre 2008 con un pareggio. A galla, stando all’inchiesta, sono emersi anche controlli falsati sul bilancio per il periodo 2007. Marrone, difeso dal legale Gennaro Iannotti, dovrà difendersi, in particolare dall’accusa di aver analizzato, senza controllare, solo 16 movimenti all’anno a fronte di migliaia di documenti emessi e di scritture contabili. Sedici per 32mila mandati e ottomila ordini di liquidazione. In sostanza, il tecnico, per il pm, non avrebbe informato il Consiglio Comunale delle irregolarità scoperte. In particolare, il 2008 è stato l’anno del punto più alto di inadempienze con la mancata coincidenza tra il saldo del tesoriere e quello rilevato dal Comune fino al 2010.
Così, l’anno successivo, il sindaco Pio Del Gaudio non ha potuto far altro che dichiarare il dissesto.
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