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«Demolizioni e cemento:
così sfigurano il centro di Caserta»

Domenica 3 Luglio 2022 di Daniela Volpecina
«Demolizioni e cemento: così sfigurano il centro di Caserta»

Demolizioni di palazzi storici, alterazioni del tessuto urbano e nuove costruzioni realizzate in assenza di un progetto organico. Italia Nostra non ci sta e si appella alla Commissione nazionale Unesco, alla Soprintendenza e anche al Comune di Caserta per chiedere maggiore attenzione agli interventi che vengono effettuati sul patrimonio edilizio del centro storico.

«Da lungo tempo ormai - dichiara la presidente Maria Rosaria Iacono - segnaliamo la necessità di salvaguardare i vari centri storici del territorio in relazione alle leggi e ai dispositivi di tutela vigenti. Si tratta infatti di un patrimonio che deve essere riconosciuto di pubblico interesse e di valore identitario proprio nel rispetto dei vincoli e dei programmi richiesti dall'Unesco. Assistiamo invece sistematicamente ad abbattimenti e trasformazioni edilizie che sembrano avere come unico obiettivo il consumo di suolo, l'incremento di superfici e volumetria, il moltiplicarsi di nuovo cemento in assenza di qualsiasi programmazione e rispetto delle direttive Unesco. Ne sono esempio gli abbattimenti in via Roma, via Renella e via Tescione di palazzi novecenteschi e villette in stile liberty buttate a terra per far posto a nuovi edifici che modificano le antiche tipologie a corte e producono un carico abitativo raddoppiato con conseguenze disastrose per il traffico e la viabilità». 

«Un discorso analogo aggiunge Iacono per l'asse settecentesco di via Tanucci dove la tipologia edilizia è stata alterata occupando tutti i cortili e i giardini e variando quello che era il rapporto equilibrato tra facciata esterna ed interna. Analogamente si è operato in corso Giannone e piazza Vanvitelli, via Vico e piazza Correra. Penso al Palazzo Monti o all'ex Palazzo Montagna, alla locanda della Posta. E che cosa dire della ventilata realizzazione di alloggi all'interno del complesso dell'ex convento di San Francesco di Paola nell'area adiacente alla Reggia vanvitelliana e al Parco oppure della proposta di costruzione di residenze per studenti nell'ex caserma Barducci che insiste nell'area dei mulini a San Benedetto, costruiti da Vanvitelli per sfruttare l'ultimo tratto del condotto carolino che poi si sarebbe immesso nel più antico condotto del Carmignano? Tutte queste alterazioni del centro storico stridono con il precedente assetto realizzato nel rispetto di un progetto di città reale elaborato dal Vanvitelli». Poi un excursus sulla legislazione urbanistica e le formule di tutela. 

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«L'Unesco ricorda la presidente Iacono prima di inserire la Reggia vanvitelliana nella lista del Patrimonio mondiale, ha chiesto al ministero per i Beni e le attività culturali che tutto il complesso settecentesco fosse vincolato, che intorno all'area fosse istituita una fascia di inedificabilità, che fosse elaborato un programma di salvaguardia dei monumenti e anche un piano di gestione del sito rispettato da tutti gli enti preposti al governo del territorio. A distanza di venticinque anni, malgrado i dispositivi di tutela siano stati approvati e, in parte, attuati, non si riesce a garantire la salvaguardia complessiva del sito come richiesto dall'Unesco proprio a causa delle alterazioni del tessuto urbano. Non soltanto nelle aree adiacenti al parco della Reggia ma anche nelle frazioni pedemontane, a San Leucio e nel borgo di Casertavecchia che sono vincolate paesaggisticamente. E persino sul viale Carlo III dove non si è riusciti a realizzare un piano di riqualificazione dell'area che comprendesse oltre agli edifici e alle arterie storiche anche le alberature e il verde pubblico».

Da qui l'appello alle istituzioni e in particolare alla Commissione edilizia integrata del Comune di Caserta «a rispettare i vincoli di tutela, i piani e i programma dell'Unesco cui spetta il compito di sorvegliare sull'attuazione delle misure di tutela e di intervenire, in caso di necessità, anche con provvedimenti di censura, di annullamento e di modifica delle dichiarazioni di interesse». 

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