Roghi dolosi, Caserta nel mirino
alberi distrutti e residenti barricati

Lunedì 16 Settembre 2019 di Marilù Musto
L'odore di bruciano si fissa nella narici lentamente, come la dolorosa morte degli alberi della collina di Mezzano. Da ieri pomeriggio la città di Caserta è nella morsa del fuoco. E le prime vittime dell'inferno sono gli alberi: «legati» al terreno bruciano come se fossero messi al rogo in una pubblica piazza. Poi, c'è la paura per le abitazioni vicine. Dalle ore 14 di ieri, ma anche prima, i residenti di Mezzano, Casertavecchia e Tuoro guardano lo «spettacolo» senza poter fare nulla. Sono barricati in casa: chiuse le finestre, serrate le porte. La puzza di fumo è devastante.
 
Ma nemmeno Cellole, Falciano del Massico, Mondragone e Sessa Auruna se la sono passata meglio, ieri. Lungo l'Appia, una serie di focolai hanno «colorato» di nero le colline mentre a Mignano Montelungo si spegneva l'ultima fiamma dell'incendio che stava per devastare il sacrario nazionale dedicato ai caduti della seconda Guerra Mondiale. A Mondragone i vigili hanno lavorato per due ore nei pressi della Torre Idac della statale Domiziana.
La mano dei piromani è evidente, solo che stavolta hanno alzato il tiro colpendo la città della Reggia, in modo che qualcuno si accorga di loro. Perché dietro gli incendi potrebbe esserci a regia di coloro che non si sono visti rinnovare il contratto stagionale per il rinforzo del personale forestale che fa fronte all'emergenza incendi ogni estate. A dirlo sono le inchieste che si sono rincorse negli ultimi anni, ma non si esclude un'altra matrice, legata al business del rimboschimento.

Per recuperare acqua, due elicotteri dei vigili del fuoco di Caserta hanno prelevato dalle enormi vasche della Reggia vanvitelliana. In azione anche un canadair. «È incredibile, appena arriva settembre, la collina di Casertavecchia viene incendiata», dice il gestore di un ristorate del borgo Medievale, stracolmo di visitatori nel fine settimana.
Quale sia la logica è ancora un mistero. La stessa scena si era ripetuta nel 2014 e poi nel 2015. Da allora vennero ripiantati degli alberi, i pini, che sono poi caduti con il maltempo. Il corto circuito in provincia, invece, è dettato dall'emergenza rifiuti.

Da Casagiove, lungo la strada che porta da San Leucio all'entrata dell'autostrada, c'è una piccola discarica di ingombranti che da luglio è cresciuta a dismisura.
Ad agosto è stata incendiata in parte, ma poi è ripresa a «crescere». Nessuno si occupa della bonifica grazie a un rimpallo di responsabilità fra il comune di Caserta e Casagiove.

E poi, c'è l'agro aversano. A Parete come a Trentola Ducenta la sera si respira ancora veleno a causa degli incendi. La raccolta degli ingombranti a Trentola Ducenta funziona a rilento: per il prelievo di un mobile la ditta fissa un appuntamento a novembre con i cittadini, mentre le campagne limitrofe, così come quelle di Frignano e Casaluce, si riempono di divani e sporcizia. È così che nascono i roghi tossici: l'inefficienza della raccolta da un lato e la mano dei piromani dall'altro, senza che si programmi un secondo termovalorizzatore che potrebbe risolvere l'emergenza. © RIPRODUZIONE RISERVATA