In piazza a San Leucio una statua
di «re Nasone» Ferdinando IV

Giovedì 28 Ottobre 2021 di Franco Tontoli
In piazza a San Leucio una statua di «re Nasone» Ferdinando IV

La grande aiuola di svincolo a forma sinuosa tra via San Leucio, via Caprioli, via Catauli e via degli Antichi platani farà da base a una statua bronzea che raffigura Ferdinando IV di Borbone, il monarca illuminato fondatore della Colonia Serica. L'autore è il sacerdote scultore Battista Marello, parroco della comunità leuciana, da anni abitante nel borgo ove conduce anche lo studio-fucina delle sue opere.
Un progetto covato, poi uscito dal guscio dell'estro artistico, il bozzetto che diventa bozzone, quindi con le sue forme d'argilla e, dopo oltre un anno di «reclusione» per pandemia, si è finalmente avviato alla fonderia per diventare statua bronzea di proporzioni adeguate al personaggio. Che è, appunto, Ferdinando IV di Borbone, «Re nasone», il monarca che amava più il Casino di caccia di San Leucio, il Belvedere, che la maestosità della Reggia che era a un passo, più raccolta la piccola reggia in collina, più diretto il contatto con la popolazione delle operaie e operai della seta, la comunità che dotò ma c'entrò parecchio anche l'intuito della consorte Maria Carolina d'Asburgo dello Statuto, essenziale raccolta di norme del buon vivere sociale che hanno fatto da base a molte leggi previdenziali sopravvenute nei secoli.

Qualche scatto rubato nel laboratorio prima che l'opera d'argilla partisse per la fonderia, qualche considerazione dello scultore per guidare l'interpretazione dell'opera da parte di chi ha avuto la ventura di ammirarla in anticipo alla sua esposizione. La statua, una iniziativa dell'amministrazione comunale trascorsa e rinnovata in continuità dal sindaco riconfermato Carlo Marino, dovrebbe essere inaugurata durante le festività natalizie o, come più opportuno, nella prima decade del prossimo anno per stralciare l'imponenza dell'opera dal contesto delle luminarie. Ferdinando IV è tutto nel capo imparruccato che con l'inconfondibile naso emerge dal manto che pur nel bronzo ha delicatezza e lucentezza di seta, del corpo soltanto la parte inferiore di una gamba che pare scalciare, per aprirsi un varco nella nuvola serica che lo avvolge, e le due mani in una delle quali il volume del suo Statuto, le leggi del buon governo della colonia serica che si avviava a diventare famosa nel mondo per la eccezionalità dei manufatti. Il manto, imponente e avvolgente, una nuvola che è anche la trasposizione scultorea del timbro delle opere pittoriche di don Battista Marello, nuvole-ghirigoro che si rincorrono, il suo segno metafisico, virgole di fantasia lanciate in aria per essere cavalcate da chi le guarda.

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Tutto un altro re Ferdinando, totalmente diverso da quello in tenuta e atteggiamento cesareo da condottiero romano che campeggia sulla facciata interna del primo cortile del Belvedere, anche in questa scultura un rotolo nella mano destra alzata, intuibile il richiamo al Codice delle leggi. Di sotto l'epigrafe marmorea questa di oggi rifatta dopo la frantumazione dell'originale durante i lavori di restauro del complesso monumentale ai primi anni Settanta dettata dall'abate Vincenzo Lupoli, teologo della regia Università di Napoli che tradusse in latino il Codice ferdinandeo.

«La maestà che la mia opera vuole esprimere ha detto don Battista Marello sta nel manto di seta che è il concentrato di tutta l'operosità dei serici leuciani suoi sudditi, quindi del suo indirizzo di monarca. La maestà della imperialità romana qui non c'entra, la lucentezza della seta è di per sé il segno dell'aggettivo illuminato che si associa al suo regno. La statua accoglierà chi percorre il rettilineo del platani per piazza della Seta e quindi per il Belvedere, bella e imponente anche di profilo nei due versanti. Don Battista Marello non da oggi è scultore affermato a conosciuto in tutta Italia, è nato a Marcianise e ne va fiero. Di Marcianise era Onofrio Buccini, lo scultore nato povero e diventato famosissimo, che realizzò la statua di Luigi Vanvitelli che ancora campeggia, dal 2 ottobre 1879, nella piazza che porta il suo nome. Fu inaugurato, il monumento, con l'intervento del presidente del Consiglio Benedetto Cairoli.
 

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