CORONAVIRUS

Riapertura scuole a Caserta:
guerra di certificazioni tra prof e medici

Mercoledì 27 Gennaio 2021 di Ornella Mincione
Riapertura scuole a Caserta: guerra di certificazioni tra prof e medici

Oltre all'obbligatorietà della presenza dell'alunno in aula, i genitori hanno la possibilità di tenere il bambino a casa. Una scelta che nulla ha a che fare con le condizioni critiche o meno di salute del bimbo, ma si tratta di una scelta arbitraria dei genitori o tutori che possono documentare alla scuola attraverso un'autocertificazione. Ora, con la riapertura degli istituti dopo il lockdown, sono diverse quelle famiglie che scelgono per tanti motivi (non in ultimo un timore del contagio da Covid) di tenere il bambino in casa.

Questa scelta è possibile e tante scuole consegnano il modello di autocertificazione che i genitori dell'alunno devono compilare per giustificare l'assenza (per quanti giorni vogliono). A questo punto si apre il fronte della diatriba tra scuole e pediatri. A fronte di un modello unico istituzionale a livello regionale, ci sono istituti che consegnano ai genitori un modello «personalizzato», dove viene specificata anche la dicitura «sentito il parere di pediatra». Una responsabilità non affatto riconosciuta dai pediatri di libera scelta i quali non entrano per niente in merito alla decisione del genitore di non mandare il figlio a scuola, al netto della condizione di salute. «Non si tratta di malattia, ma di una scelta propria della madre e del padre. Dunque, specificare nell'autocertificazione una qualsiasi responsabilità del pediatra è un errore», spiega Giuseppe Di Mauro, segretario provinciale della Fimp (Federazione italiana medici pediatri), nonché presidente nazionale della Sipps (Società italiana di Pediatria preventiva e sociale). 

Il modello di autocertificazione istituzionale, infatti, «è stato elaborato con la collaborazione di tanti referenti a livello regionale anche dell'Ufficio scolastico regionale. Purtroppo - continua Di Mauro - colleghi della provincia casertana hanno notato che ci sono istituti scolastici (di scuole elementari e medie) che consegnano un modello di autocertificazione sbagliato. Tanti possono essere i motivi di tale errore, non in ultimo quello di utilizzare modelli degli anni scorsi. Comunque sia, esiste ora un modello regionale che non prevede il parere del pediatra nella scelta meramente personale del genitore di tenere a casa il bambino per i giorni che vuole». Ad oggi, la normativa prevede che fino ai sei anni di età, dunque per la scuola dell'infanzia, è necessario il certificato medico dopo i tre giorni di assenza, dunque al rientro del bambino al quarto giorno. Mentre dalla prima elementare fino alla fine delle scuole medie, il certificato medico deve essere esibito dopo cinque giorni di assenza, dunque quando lo studente rientra in classe il sesto giorno.  

«La normativa prevede delle regole in riferimento alla condizione di salute del bambino. Se il bambino non si assenta per ragioni di malattia, il pediatra non ha alcuna responsabilità circa la sua assenza a scuola», precisa ancora il segretario provinciale della Fimp. Sui certificati medici da presentare a scuola molto è stato oggetto di discussione. fin dallo scorso settembre, quando diverse famiglie si sono trovate disorientate al rientro del bambino nelle classi. «Se la scuola è chiusa per motivi normativi, dunque per un decreto, non è assolutamente richiesto un certificato medico alla famiglia quando si riavvia l'attività didattica. Su questo c'è stata un po' di confusione e ora, anche sull'autocertificazione è indispensabile maggiore informazione. Purtroppo però ci troviamo di fronte a scuole che utilizzano modelli sbagliati che mettono in conto anche la responsabilità professionale del pediatra, il quale nulla a che fare con la scelta del genitore di non mandare il proprio figlio a scuola», dichiara il presidente nazionale della Sipps.

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Sul modello di autocertificazione fasulla, non solo viene riportato dal dichiarante di aver sentito parere dal pediatra di libera scelta, ma viene richiesto di scrivere anche il nome e il cognome del pediatra di riferimento. «Si tratta di attribuire la responsabilità al pediatra che di fatto non ha, perché il bambino in oggetto non è rimasto in casa per motivi di salute, ma per scelta del genitore», conclude il rappresentante dei pediatri casertani. Altri segni individuano il modello di autocertificazione fasulla, come quello dei loghi riportati sul documento e l'intestazione della scuola, non prevista nel modello istituzionale regionale.
 

Ultimo aggiornamento: 13:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA